Il sonnellino della Ragione genera lockdown

(Maurizio De Caro – affaritaliani.it) – Ormai ci siamo dentro fino al collo, sguazziamo in una palude che determina solo ulteriore agitazione e affogare in queste condizioni è più facile perché scema la lucidità che era propria delle azioni umane, almeno quelle definite tali.

I morti ci sono, forse, forse anche  i numeri tra sintomatici e a- sintomatici, e gli italiani hanno scoperto una nuova professione dopo l’allenatore di calcio e il Presidente del consiglio tecnico: il virologo a gettone che è in grado di raccontarci il “per come” e il ”perché” di quello che accade, anche quando è in contrasto con quello che viviamo quotidianamente

Le città chiudono, anzi no, abbassano temporaneamente le saracinesche giusto il tempo di soccombere all’ansia e alla crisi economica ma, il paese regge perché risparmia e i conti correnti si gonfiano, ma solo per chi ha qualcosa da versare.

E’ la società nel suo complesso che sta cambiando e il virus ha solo accelerato alcune necessarie trasformazioni, il rapporto con mondo, e le interazioni coi nostri simili, gli spazi dove si svolge la nostra attività quotidiana, e il metodo complessivo per interagire, e anche il presagio che comunque si sviluppi un programma politico-economico di controllo sembra ormai palese.

Vediamo che ciò che accomuna Ministri (Speranza, Azzolina), Presidenti (Conte) e comunicatori (La7-Rai) è una profonda inadeguatezza, una insostenibile leggerezza, forse suggerita da altri poteri che hanno trovato in questo basso livello complessivo la vera strategia per potersi affermare definitivamente.

Speranza aveva già pronto l’instant book che attendevamo con ansia e che ha dovuto rimettere nel cassetto, Conte non riesce a decidere più nulla, a parte le cravatte in tinta con gli abiti, perché anche l’ultimo dei governatori riesce a sbeffeggiarlo e renderlo, politicamente inutile, superato.

Il carrozzone mediatico spompatissimo (Gruber/Giannini/Molinari e coro muto) sbanda ormai sulle ovvietà da assenza vera di notizie e il Virologo Superstar, diventa il vero portavoce non del governo, ma della società o di quel che rimane della società.

Anche in questo caso professoroni alla Galli, ubiqua presenza mediatica anche nelle trasmissioni religiose e durante l’oroscopo di Paolo Fox, ha scantonato dall’allure che si addice ad uno scienziato, per diventare un pezzo di “stasera la D’Urso”.

Tutto questo per il blocco finanziario-politico che conta (non quello visibile) è un bene perché consente di fare in perfetta solitudine e tranquillità gli affari che ogni crisi porta con se, come dono.

Ma gli altri?

Gli altri si lamentano da Lucia Annunziata(è la televisione, bellezza) e fanno finta di stigmatizzare  la guerriglia prezzolata di Napoli, ma nel caos incendiario, i soldi girano di più.

Non credo sia più possibile sopportare il livello dei personaggini che occupano ogni ganglio istituzionale, che  si auto-sostiene e definisce il livello più basso che questa repubblica abbia mai toccato, dove perfino gli “urlatori afoni” come Salvini non hanno più posto nella tribuna teatrale sempre più simile a un pollaio chiassoso.

Ma molti dei neo-protagonisti si trovano a proprio agio dentro questo scatolone mediatico, anche perché arrivavano dal più profondo anonimato e non hanno interesse a lanciare nessun messaggio di “speranza”, ed in questo punto che si riesce a individuare con attenzione il vero grado insignificante della politica italiana, non tutta, ma gran parte, se ogni giorno restiamo in attesa che Galli, l’oracolo, possa darci la linea.

Dobbiamo trasformare le restrizioni nella nostra forza.

La società non può chiudere, e non possiamo aspettare la fine.

È un obbligo morale perché il sonnellino della ragione genera nuovi e pericolosi lockdown.

1 reply

  1. IL NON PRIMATO DELLA REALTÀ-Viviana Vivarelli.

    Questa gente sogna. Crede di essere vera. Ma vive in un castello che si sono costruiti insieme. Con le loro bugie. Hanno intessute milioni di bugie tra loro, come una specie di matrix collettiva E le credono vere. Le abitano come un castello. Sono fieri e pomposi nel loro castello. Sbriluccicanti. Credono che sia la maggiore di tutte le ricchezze. Un possesso assoluto. Invidiabile. Sono pronti a difenderlo coi denti. Ma è solo un castello di bugie. Fumoso ed etereo come tutte le bugie che hanno detto. Inventato. Per costruirlo. Per costruirsi. A scapito della realtà. Nel castello si agitano, confabulano, tramano, fingono scaramucce, unioni impossibili, orgasmi contro natura, girovagano prigionieri, come in un labirinto, di cui si credono signori. Riescono anche ad afferrare qualcuno e a portarlo con loro. Nel castello. Giornalisti, dozzinali, servi, clienti, qualche illuso, contadini che hanno perso la strada di casa, mezzadri, faccendieri, figli di buona donna e allocchi.
    E intanto che si aggirano nei corridoio impossibili, nelle aule sepolcrali, il castello si stacca a poco dalla realtà. Veleggia. Come un’enorme mongolfiera. S’innalza. Perde ogni direzione. Abbandona la Terra. E il primo vento se lo porta via. Nel Paese del mai e poi mai. Oltre la terra di nessuno. Oltre la stratosfera. Mentre la Terra reale diventa sempre più piccola all’orizzonte. Sempre più lontana.

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