Si va verso il coprifuoco in tutta Italia

(Fiorenza Sarzanini e Monica Guerzoni – il Corriere della Sera) – Guai a usare la parola lockdown, perché Giuseppe Conte ha promesso che non ce ne sarà un altro e non vuole tradire la parola data. Ma con il Covid che corre all’ impazzata, anche il premier ha deciso di cambiare passo e si è messo al lavoro su un nuovo Dpcm che potrebbe essere pronto già domani sera. Le scuole restano aperte. Industria, commercio, artigianato e professioni vanno avanti. Si fermeranno invece tutte le attività ritenute «non essenziali», dai convegni allo sport non professionistico.

Ci sarà un nuovo limite di posti sui bus e un numero ancora più limitato di ospiti alle cerimonie. Il ministro Gualtieri sta già valutando i fondi per ristorare le attività che saranno costrette a fermarsi.

Alla luce dei quasi ventimila nuovi contagi, i sette giorni che Conte avrebbe voluto attendere prima di un nuovo Dpcm sembrano ormai un tempo troppo lungo. Pressato da governatori, scienziati e da alcuni ministri, il premier è ora «determinato» ad accelerare e la direzione è un coprifuoco rafforzato, che si avvicina molto al «reset» auspicato da più parti: due settimane di chiusura (quasi) totale per rallentare i motori del Paese, così da alleggerire la sofferenza delle strutture sanitarie.

Il premier ha guidato l’ ala cauta e prudente del governo, restia a inasprire troppo le regole anti-virus per non danneggiare ulteriormente l’ economia. Ma con i numeri dei contagiati e delle terapie intensive che allarmano Palazzo Chigi, almeno sulla lotta al Covid il governo pare essersi ricompattato. Conte ha cancellato gli impegni, si è preso una giornata di studio e, anche confrontando la situazione italiana con quella degli altri Paesi Ue, ha maturato la convinzione che servono misure più energiche per piegare la curva.

Oggi, dopo un nuovo confronto con le Regioni, Conte potrebbe riunire i capi delegazione per condividere le nuove restrizioni. Il Pd, con Dario Franceschini, sprona a far presto perché il virus non aspetta e anche Speranza, che ha concordato con i governatori le ordinanze, è più che mai convinto che bisogna irrigidire le regole.

Conte, che si è confrontato ieri con il commissario Domenico Arcuri, ritiene urgente dare una cornice normativa nazionale alle restrizioni imposte dai governatori. «Al di là delle libertà dei presidenti di Regione servono alcune scelte uguali per tutti i territori», conferma il presidente dell’ Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini.

È la misura che innesca le tensioni maggiori. Gli scienziati spingono perché lo stop alle attività e alla circolazione sia imposto alle 21 (o persino alle 20) su tutto il territorio nazionale. Ma diversi ministri ritengono troppo drastico chiudere l’ Italia intera in casa alle nove di sera e chiedono di salvare le attività di ristorazione, magari inasprendo controlli e sanzioni. Resta aperta l’ ipotesi di posticipare il coprifuoco alle 22 o alle 23, lasciando ai locali pubblici la scelta se rimanere aperti. In ogni caso dopo l’ orario stabilito si potrà uscire dalla propria abitazione solo per motivi di urgenza, salute e lavoro.

La linea dura, adesso condivisa da tutto il governo, sembra condannare alla «serrata» palestre, piscine e anche i circoli sportivi dove finora erano consentiti gli allenamenti. Si potrà continuare a fare jogging e attività motoria, con le regole in vigore durante il lockdown. Ma i campionati non professionistici dovranno fermarsi.

Quasi certa la chiusura nel fine settimana dei centri commerciali, dove si creano assembramenti ad alto rischio.

E nel governo c’ è chi spinge per arrivare a un lockdown «dolce» nel weekend. I negozi al dettaglio resteranno aperti, ma non è escluso uno scaglionamento degli orari per alleggerire il trasporto pubblico. Quanto ai mercati rionali, o si fa una stretta sulle regole, o saranno chiusi.

«Le ordinanze devono essere coerenti e non scavalcare il ministero», è la linea di Azzolina. La ministra ha chiesto di precisare la percentuale di didattica a distanza per le superiori (50%) e spera che questo basti a far venire meno gli ingressi scaglionati.

I negozi per i servizi alla persona dovrebbero rimanere aperti, con controlli molto più serrati sul rispetto dei protocolli e ordinanze di chiusura immediata per chi risulta non in regola. Sui movimenti da una Regione all’ altra nessuna decisione è ancora presa, ma è possibile che venga imposto un limite agli spostamenti da quelle Regioni che hanno un indice Rt molto alto.

4 replies

  1. Pietro Casula.
    “Dobbiamo evitare il look down a tutti i costi”, cosi il Conte di questi giorni.
    Ovviamente tutti sono d’accordo, compresa l’opposizione, ma
    Zangrillo in testa col suo VIRUS CLINICAMENTE MORTO, ben seguito da Salvini, no alle mascherine e sì ai selfie con le signore e una destra che ha impedito all’APP IMMUNI di essere scaricato, hanno contribuito a determinare comportamenti da discoteche che oggi stiamo pagando.
    Gli scienziati, lo ricordate? A marzo non suggerirono a Conte di fare il look down in tutta Italia. Conte lo fece, quasi in solitudine e indovinò.
    Oggi gli stessi scienziati dicono di fare il look down come a marzo e l’opposizione aspetta le decisioni di Conte per dichiararsi contraria.
    Nel frattempo emerge quanto sia inadeguata la sanità pubblica condotta dalle Regioni, nella migliore delle ipotesi a macchie di leopardo, con errori, sprechi, dimenticanze e inadempienze che daranno lavoro alla Magistratura per chissà quanti anni.
    Ma Conte oggi rischia grosso, perché il tracciamento è saltato e i contagi non si possono più controllare ed è certo che cresceranno come in Francia in poche settimane, mentre noi potremmo vedere la luce solo alla prossima estate.
    Pertanto Conte deve scegliere tra raddoppiare i morti non facendo il look down oppure fare il look down in tutta Italia, come chiedono oggi gli scienziati, limitando i morti, ma dando un colpo mortale a migliaia di aziende.
    Pronti a sparare addosso a Conte quasi con gusto c’è l’intellighenzia italiana, a parte la solita opposizione che dice tutto e il contrario di tutto.
    Spero che Conte indovini anche in questo momento e io ho fiducia che ce la faccia, ma sarà una prova durissima.

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  2. Giovanni 2
    Il cagnaio fa il gioco (di potere) delle destre. tutta roba proveniente da estrema destra e mafie. A quella gente non frega niente delle persone. La nostra disgraziatissima, balorda, ignorante e malsana destra non avrebbe nessuna remora a scatenare l’inferno se questo le desse vantaggi. sarebbe il finale del film di moretti che si realizza, anche se per altre condizioni. Si nasconderebbe dietro al discorso che chi si ribella non ha sigle, mentre invece le ha. Si conosce la fonte del cagnaio di quest’estate, del cagnaio dei negazionisti, è tutta roba di questa destra, almeno del suo braccio armato, fascisti e neonazisti.
    Questa è gente che non si ferma davanti a niente. E i loro utili idioti, quelli che hanno abbracciato le teorie negazioniste pur non provenendo da quella area politica, sono talmente ignoranti e orgogliosi che non ammetteranno mai di aver sbagliato, e probabilmente seguiranno i loro pastori sfascisti che portano il popolo a spasso dove vogliono tirandolo per l’anello che ha al naso, fino alle estreme conseguenze.

    paura e ignoranza saranno le loro alleate. speriamo in un rinsavimento generale.
    l’altro giorno guardavo un video su youtube su un terrapiattista, che fa anche proseliti nel paesino di montagna dove vive come un asceta. look da sadhu, fa yoga, vive in castita’. sorride a tutti, la gente del posto gli vuole bene, ha gia’ il suo gruppo di discepoli convertiti al terrapiattismo. alla domanda se era interessato alla politica, risponde stupendo anche l’intervistatore, che e’ un nazista.

    hanno trovato un altro metodo di “lotta politica”, spargere paura e ignoranza.

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  3. Io è da mesi che cerco di capire cosa cazzo vuole che si faccia il Corriere. Ci ho rinunciato. L’unica linea editoriale che riconosco è il dare sempre e comunque addosso al governo

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