Chi di Speranza vive, disperato pubblica

SPERANZA FA LA GIRAVOLTA E SI ASSOLVE LA COLPA È DI CHI NON L’HA ASCOLTATO

(Francesco Borgonovo – la Verità) – La pietra tombale sull’ attuale governo, e dunque anche su sé stesso, il ministro della Salute, Roberto Speranza, la mette alla seconda pagina del suo libro. Spiega di aver scritto il prezioso tomo «nelle ore più drammatiche della tempesta, nelle lunghe notti in cui il sonno mi sfuggiva, perché ero tormentato dalla preoccupazione che l’ onda alta del Covid potesse travolgere il nostro sistema sanitario». E il motivo per cui si è cimentato nell’ impresa è il seguente: «Dopo questa esperienza [] nessuno di noi potrà dire “non lo sapevo”. Non possiamo più permetterci di essere colti disarmati di fronte alla violenza di una eventuale nuova pandemia». Già: nessuno potrà permettersi di essere impreparato, dice Speranza.

Eppure, guarda un po’, l’ esecutivo di cui lui fa parte proprio in questi giorni è riuscito nell’ impresa.

Il testo del ministro è uscito ieri per l’ editore Feltrinelli e s’ intitola Perché guariremo.

Dai giorni più duri a una nuova idea di salute. Per gran parte è costituito da un diario che inizia gennaio e finisce ai primi di settembre. Supponiamo dunque che il ministro abbia ultimato la stesura un mesetto fa, e che – sull’ onda degli ultimi entusiasmi estivi e dei dati confortanti – si sia lasciato andare a giudizi che ora suonano grotteschi, considerate le circostanze. «Nessuno potrà dire “non lo sapevo”», ruggisce lo Speranza scrittore, e chissà se lo Speranza ministro ribadirà il concetto ai suoi colleghi.

Cioè quelli che hanno lasciato la scuola allo sbando o si sono occupati di aumentare i posti in terapia intensiva giusto qualche giorno fa.

E chissà se ripeterà agli altri ministri e ai suoi compari giallorossi le parole tonanti vergate nel libro a pagina 191: «La prova che abbiamo attraversato fa cadere tutti gli alibi. Ogni volta che una scelta è rinviata o non presa è perché si sceglie di non decidere. Il Parlamento democraticamente eletto attraverso il voto popolare dà la fiducia al governo. Il governo deve governare. Ha l’ obbligo di assumersi le sue responsabilità. Non ci sono scuse».

Strepitoso: speriamo ardentemente che Giuseppe Conte metta immediatamente gli occhi sull’ aureo libretto. Qualora decidesse di farlo, vi troverebbe passaggi molto istruttivi. Credevamo infatti che il premier fosse maestro nell’ arte dello scaricabarile, ma dopo aver letto Speranza abbiamo capito che, nel mollare la patatona bollente agli altri, il ministro della Salute non ha rivali.

Nel suo curioso manufatto, egli sostiene di essere stato, sin dall’ inizio dell’ emergenza, a favore della linea dura. «Se si interviene immediatamente con forza, anche adottando misure estreme in territori limitati», scrive nel brano datato febbraio 2020, «si può provare a contenere il virus in un ambito ristretto e rallentarne la diffusione. Questa idea mi resta impressa in testa, va nella cassetta degli attrezzi che tra pochi giorni saremo costretti a utilizzare».

Capito? Lui era per le maniere forti da subito, ma spesso non l’ hanno ascoltato, soprattutto in Europa. Infatti ai primi di marzo, uscendo da un vertice Ue che – a suo dire – ha dato buoni frutti, annota: «Se anziché il 6 marzo questo passo avanti si fosse fatto dopo la mia prima lettera di fine gennaio, oggi saremmo in tutt’ altra situazione». Povera Cassandra… Ma se Roberto era così convinto dalla fine di gennaio, come mai il 7 febbraio il suo ministero ha diffuso uno spot televisivo in cui Michele Mirabella spiegava che con il Covid «non è affatto facile il contagio»? Mistero.

Sempre a proposito di maniere forti, è interessante una frase riportata a pagina 85 del libro, nel capitoletto datato 25 febbraio 2020. Speranza si vanta: «Ben presto la “linea dura” dell’ Italia non sarà più una scelta discutibile da valutare, ma un modello da seguire».

Nella realtà, proprio il 25 febbraio il ministro dichiarò scocciato ai giornalisti: «Le misure da assumere contro il coronavirus le decidono gli scienziati e non la politica: considero le misure al Senato, ovvero le mascherine in Parlamento, non fondate sul piano scientifico, così come non è fondato sul piano scientifico che tutti girino con mascherine».

Di nuovo: se lui aveva capito tutto ed era per la «linea dura», perché ci veniva a dire che le mascherine non servivano?

A pagina 96 del suo capolavoro, Speranza insiste. Dando conto del dibattito di inizio marzo sulla chiusura delle scuole, ricorda: «Io sono per la linea dura, ancora una volta».

E ancora una volta, sfiniti, ci domandiamo: se lui era così determinato, perché il 4 febbraio, ai governatori che chiedevano di tenere in quarantena i bimbi rientrati dalla Cina, rispondeva: «Su queste cose decide la scienza. Noi ci affidiamo alla scienza e non alla propaganda»?

La posizione autoassolutoria del caro Roberto è così difficile da sostenere che egli si contraddice più volte persino all’ interno del libro. Dopo essersi lamentato dell’ Europa che non ascoltava i suoi allarmi, dopo aver raccontato nel dettaglio (allo scopo di difendere Domenico Arcuri) la difficoltà a reperire mascherine, a pagina 137 scrive: «Ha infuriato una polemica, con tanto di interrogazioni parlamentari, perché nel mese di febbraio il nostro governo aveva inviato dispositivi di protezione e altro materiale sanitario in Cina […] Io credo che non ci sia nulla di più sbagliato e inattuale di quelle polemiche. […].

La solidarietà è un’ arma potentissima per combattere il virus». Splendido: Speranza diceva che le mascherine non servivano, le abbiamo regalate ai cinesi e siamo rimasti senza, ma in compenso ci siamo curati con la «solidarietà». I risultati si sono visti…

Tanto è tenero con sé stesso, tanto il nostro ministro è spietato con gli avversari politici e soprattutto con gli alleati. In un capitolo dedicato alla comunicazione, ad esempio, spiega che a lui non piace apparire o tenere conferenze stampa (e il pensiero corre ai comizietti di Giuseppi). Ma il meglio arriva al capitolo 12, «La settimana della solitudine».

Speranza racconta i giorni tristi di fine febbraio in cui si è sentito «controvento». Lui – lo sappiamo – era per il pugno di ferro, ma «gli hashtag #milanononsiferma e #bergamononsiferma spopolano»; «il Pd organizza un aperitivo sui Navigli per dimostrare che si può andare avanti senza fermarsi […] Invitano anche me, ma declino». Commovente: per l’ ennesima volta il ministro della Salute riesce a mettere in ridicolo i suoi alleati. Vero, nel libro bastona pure i sovranisti, tuttavia il peggio – forse involontariamente – lo riserva proprio all’ Ue (ah, la cara Europa) e ai giallorossi. Quelli che invitavano a fare gli aperitivi, quelli che «non hanno scuse» e invece si sono fatti di nuovo trovare con le braghe calate.

Lo spettacolo è desolante, ma state tranquilli, perché Speranza assicura: «Non ci sono dubbi, guariremo». Sì, state sereni, e non dimenticate i gesti apotropaici.

9 replies

  1. Il ministro Speranza, secondo me, il suo diario personale c’è lo poteva risparmiare, comunque auguri di buone vendite , io non sarò tra i compratori. Ma quel deficiente di Borgonovo cosa pensa di comunicare con quell’insulso disgustoso artico letto

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    • L’odio feroce di chi fa nascere ogni giorno di più il sospetto che sia colluso con la ” finanza organizzata” cui mancano le mancate vendite, causa controlli e lockdown del virus, per mesi di stupefacenti.

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  2. Vorrei chiedere a Borgonovo un commento sul resoconto cronologico pubblicato oggi da Marco Travaglio.
    Ci sono tutte, ma proprio TUTTE, le contraddizioni dei giornalisti schierati a destra come lui.
    Gente senza vergogna, indecenti nelle capriole esibite per essere bastian contrari del governo.
    Nessun senso di colpa?
    Nessun arrossamento delle gote per sentirsi ridicolizzarti?
    Ancora a difendere il capitone fannullone e LADRONE con la fascio-coatta figlia del demonio?

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  3. Il governo Conte ha l’asso nella manica: il ministro (PD-LEU) della Sanità, Roberto Speranza. Quello che con la pandemia che iniziava a falciare vittime in tutto il mondo dichiarava con una superficialità imbarazzante che l’Italia NON era a rischio contagio e che tutto era sotto controllo, illudendo la popolazione che non ci fossero rischi oggettivi e ritardando così qualunque misura preventiva.

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  4. Borgonovo chiude il suo articoletto citando non meglio precisati “gesti apotropaici”.
    Gesto apotropaico è quello che intende allontanare da sé la scalogna, la jella, il malocchio…
    insomma… la sfiga.
    Il più classico dei gesti apotropaici è il: tocchiamoci le palle!
    E perché no?
    Purché si limiti a toccarsi le sue e smetta di triturare quelle altrui.

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  5. Che Borgonovo sbeffeggi qualcuno costituisce paradosso.
    Che Borgonovo sbeffeggi Speranza costituisce assurdo.
    Che alcuni commentatori e financo stimati commentatori diano ragione alll’assurdo paradosso cosa costituisce?

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