L’ultima sfida degli sceriffi

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – È proprio vero, per quanto sia una delle tradizioni più consolidate, la pratica dello scaricabarili viene sempre accolta con sorpresa da chi pensava di essere stato esentato dall’onere delle responsabilità individuali e collettive, quelle che solitamente sono risparmiate  a chiunque sia entrato, col voto, per elezione o per protezione, per fidelizzazione o merito dinastico, nella cerchia oligarchica, ricadendo invece, secondo la buona regola incarnata più che da Rousseau o Constant o Hobbes o da Montesquieu, dal Marchese del Grillo, su ultimi e di questi tempi anche sui penultimi.  

Così non sorprende lo sdegno con cui i sindaci hanno accolto le recenti disposizioni che delegano loro scelte  moleste e  sgradite, impopolari anche se   vengono proposte come misure necessarie decise per il nostro bene,  quel bene che un popolino riottoso, indolente e capriccioso non sa perseguire.

A quanto pare proprio non avrebbe funzionato lo stato di eccezione istituito per far fronte all’emergenza sanitaria e attuato con procedimento d’urgenza, scavalcando il Parlamento, che è stato evocato solo in occasione di un referendum che ha avuto la funzione di un atto di fede nella maggioranza dell’esecutivo e pure della cosiddetta opposizione, dando poteri straordinari ad autorità speciali,  e ancora meno quella funzione pedagogica e moralizzatrice dei costumi popolari che si è voluta aggiungere ai compiti dell’esecutivo stabiliti dall’articolo 95 della Costituzione.

E dopo otto mesi di un’azione condotta con modalità accentratrici e autoritarie,   nei quali se le cose sembravano funzionare era merito del governo e se invece le cose andavano male era colpa della gente, articolata in target “criminali”, runners, vacanzieri, frequentatori di grigliate, clienti di locali per scambisti,  habituè di rave e orge, gitanti della sagra della porchetta finalmente proibita, spetterà a renitenti primi cittadini fare i guardiani  grazie a misure malviste quanto robuste quando non addirittura marziali, sanzioni, deterrenti, e magari  con l’aiuto di denunce e delazioni, eufemisticamente chiamate “segnalazioni”.

 Tocca a loro, per via di quell’equivoco secondo il quale sono i più vicini alla gente, i più radicati territorialmente, anche se da anni grazie alla inarrestabile erosione democratica, gli amministratori locali,  come i parlamentari, rappresentano delle entità fantasmatiche, remote, designata sulla base di liste bloccate e decise dalle nomenclature, siano partitiche o economiche e tecniche,  tanto che ormai il loro successo può essere decretato dal fatto che siano nuovi della partita e non ancora sperimentati o felicemente sconosciuti ai più.

Mentre da questa trasmissione di fastidiose deleghe sono graziate ancora una volta le regioni, cui pare spettino solo le frattaglie delle discoteche e il coprifuoco quando tutti dormono, tanto “intoccabili”, da non consentirne il commissariamento nemmeno nel caso accertato di malversazioni, incapacità, inadeguatezza, nemmeno quando pretendono un’autonomia, che sarebbe più corretto chiamare defezione o meglio ancora secessione, per perfezionare la tecnica già largamente adottata di sottrarsi al controllo mantenendo i benefici dello Stato, per favorire i processi di privatizzazione, quelli che in questi mesi hanno portato morte e oltraggio di diritti e prerogative.

A noi resta di fare da spettatori senza pop corn davanti a questo teatro dei pupi che fingono di duellare con gli spadoni di cartone per non farsi male, avendo imparato da tempo che poco importa da che livello decisionale  ci arrivano le bastonate. Così come abbiamo imparato che non fanno meno male se a infliggerle è qualcuno che sta a chilometro 0, al Campidoglio piuttosto che a Palazzo Chigi, a Palazzo Marino piuttosto che al Viminale.

Che affidamento potremmo dare a qualcuno che in nome del bene comune usa il Comune per trasformare l’urbanistica in una contrattazione a perdere con costruttori e immobiliaristi, sicché la tragedia dei senzatetto divento oggetto nel migliore dei casi di una commissione di studio e nella normalità di sgomberi forzati.

Che fiducia potremmo riporre in chi una il patrimonio immobiliare e artistico per compiacere probabili finanziatori di campagne elettorali che organizzano matrimoni sontuosi e convention sibaritiche, o in chi riduce qualsiasi bisogno e istanza dei cittadini in problema di ordine pubblico da risolvere con la polizia municipale cui un susseguirsi di disposizioni bipartisan ha conferito sempre più poteri.

Non a caso primi cittadini progressisti hanno adottato e applicato a tempo di record le norme dei decreti in materia di sicurezza e contrasto all’immigrazione irregolare di Minniti e Salvini, gli stessi o gli eredi ideali degli sceriffi non solo leghisti  della panchine riservate agli indigeni con apposito cartellino e catenella, quelli dei muri per isolare siti a rischio, delle mense dedicate agli abbienti non colorati, dei bus discriminatori come nell’Alabama di prima di Rosa Parks.

Non a caso sono loro a ergersi in difesa di un decoro autoctono oltraggiato dal kebab ma non dai lussuosi locali del sushi, dalle bancarelle dei vu cumprà promoter del   meticciato  commerciale più insidioso delle grandi firme globalizzate con vetrine e prodotti uguali a Venezia come ad Abu Dhabi.

Non a caso la loro impotenza e incapacità a agire è la stessa a tutte le latitudini e a tutti i livelli gerarchici  e decisionali, celata dietro l’alibi dei passivi di bilancio, dell’obbligo di obbedire a diktat sotto forma di fiscal compact e “obblighi” di stabilità, elusi nel caso di incaute sottoscrizioni di bolle, fondi e altri giochi di prestigio a perdere del casinò finanziario.

Non a caso si tratta di quei poteri che declinano le disuguaglianze su scala locale, tagliando i fondi per l’assistenza ai pubblici più vulnerabili, che hanno promosso la privatizzazione delle aziende di servizio, diventate carrozzoni clientelari, che applicano la regola di mercato di annettersi i profitti  e socializzare le perdite, peggiorando le prestazioni e elevando le tariffe.

E sono loro quelli degli stadi, dei ponti, delle Grandi Opere e dei Grandi Eventi, mentre il Lambro, il Seveso e l’Olona ogni autunno vomitano fuori dagli argini le loro acque inquinate, Venezia si allaga un giorno no e gli altri si, ma tanto è spopolata e i pochi rimasti si comprino gli stivali come ebbe a dire un illuminato primo cittadino, crollano rovinosamente i lungarni, Palermo si sgretola al primo temporale. E che non sottilizzano troppo in tema di amicizie e alleanze come dimostra il numero di comuni sciolti per mafia: 45 nel 2019, gli appalti truccati, gli incarichi e le consulenze a cattivi soggetti.

Ci sono anche loro a badare alle frontiere segnate per separare chi merita di essere tutelato e protetto da chi attenta al decoro e alla decenza, alla sicurezza e alla salute, punendo   il mendicante, non chi organizza i mercati della povertà, la prostituta, non chi gestisce la tratta del sesso, chi non osserva il distanziamento sociale e non chi permette che i bus e le metropolitane siano stipate come i carri diretti al macello.

C’è sempre da sospettare dei teatrini che mettono in scena per noi, dandosi finte mazzate, impreparati dopo otto mesi a fronteggiare l’emergenza da cui pensavano di trarre profitto, inadeguati o riottosi a praticare  le soluzioni più semplici e dirette: contagi nelle scuole? Bastava investire  sull’edilizia scolastica, sulle assunzioni e sul potenziamento dei mezzi pubblici invece di trastullarsi coi banchi a rotelle e con la Dad.

Code ai drive in e congestione dei reparti? Bastava indirizzare risorse immediate sulla sanità pubblica e potenziare la medicina territoriale e di base, invece di giocherellare con le improbabili risorse del Mes e delle elemosine europee.

Interi comparti stanno dichiarando fallimento, quelli che hanno creato e mantenuto il tessuto economico del paese e migliaia di persona vanno a ripopolare l’esercito dei disoccupati? Non sarebbe stata ora di far ringoiare a Bonomi il suo fiele  e i mugugni della Commissione europea contro i sussidi (peraltro ampiamente parziali e insufficienti) ipotizzati a beneficio delle fasce deboli della popolazione, a fronte delle cifre messe a disposizione delle imprese, circa il 50 percento su 110 miliardi delle varie manovre che si sono succedute da marzo ad oggi?

Continuano a sbagliare, continuano a voler sbagliare. Ma noi sbagliamo a sopportarlo.

10 replies

  1. Ma alla fine si può sapere cosa caxxo vuoi e cosa vorresti proporre di fare?
    Hai messo assieme un’accozzaglia di riferimenti che alla fine hanno reso l’articolo pesante, confusionario e senza una logica.
    Partendo dai sindaci si arriva a Bonomi di confindustria parlando di immobiliaristi, immigrazione, kebab Abu Dhabi, finanza in bolla, carrozzone clientelari, stadi, grandi eventi, mafia prostituzione etc etc etc.
    TOGLIETELE LA PENNA A QUESTA CONFUSA MACCHIETTA.

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  2. Jerome b. Sei rimasto ” l’ultimo dei moicani”
    Nessuno riesce più a leggerLa
    Come disse quello: si faccia una domanda e si dia una risposta
    Ecco la sig. Ra lombroso dopo che avrai anche tu smesso di leggerLa, farà tutto da sola
    A che scopo pubblicare articoli in questo modo?

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    • Io, prima ho letto i commenti, poi mi sono avventurata per tentare di decifrare il METODO.
      Usa perifrasi al posto del soggetto, del verbo, del complemento oggetto. SEMPRE.🤦‍♀️
      Non individui un’espressione semplice e chiara neanche col lanternino.
      La mia mitica prof di lettere del liceo, il cui supremo insegnamento era “ridurre, rendere le frasi più semplici possibili, per chiarire i concetti”, le avrebbe stravolto tutti gli articoli, senza pietà.
      Comunque ho resistito per due paragrafi circa, poi ho ceduto.
      Mi arrendo. 🙌

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      • D’accordissimo sulla sintassi. sembra un sudoku. Però l’articolo o lo si legge o pace. Mi ricorda Cassandra, nessuno voleva ascoltarla e Lombroso nessuno vuole leggerla. A me sembra che tutte e due dicevano verità che nessuno vuole vedere

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  3. No, no… Io vorrei taaanto leggerla. Così tanto quanto fare i sudoku.
    Ma i sudoku danno soddisfazione, così come i più difficili tra i giochi della settimana enigmistica, che adoro risolvere, perché odio le sfide facili.
    Per questo ho voluto capire la sua tecnica, il suo modulo…ed è il 7-15-23-18 di una normale squadra con 11 giocatori in tutto. 😵😵
    Sembra che non possa fare a meno di usare l’intero vocabolario per esprimere ogni singolo concetto.
    Ma lo scopo dello scrivere un articolo dovrebbe essere comunicare il proprio pensiero, non renderlo inestricabile e indecifrabile, così come
    lo scopo di una squadra è la vittoria (possibilmente con un buon gioco), non mostrare tutti i giocatori della rosa in un’interminabile passerella.
    Troppe note nella stessa sinfonia. .. e non è certo Mozart, che pure ricevette la stessa accusa.

    Ma poi, fammi capire, Fos, ci lamentiamo di non RIUSCIRE a capire e tu ci accusi di non VOLER capire? Ci dici di correre la maratona o tacere, mentre denunciamo il fatto che la Lombroso ci azzoppa?

    Cassandra parlava chiaro, ma diceva cose dolorose da accettare… era l’oracolo di Delfi che nascondeva le sue profezie tra parole ambigue..
    fosse stato per azzeccare in tutti i casi?

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    • Anail,
      hai ragione, riuscire a capire è l’unico problema, ed è reale, io ogni paragrafo lo devo rileggere: perché lungo e mi scordo il soggetto, perché i riferimenti extratestuali sono talvolta incomprensibili (tempo fa le chiedevo spiegazioni, e lei gentilmente me le offriva, poi sinceramente mi vergognavo di scriverle ogni giorno), e perché la subordinazione mi mette a dura prova, tradurre Cicerone mi sembra una passeggiata.
      Detto ciò l’articolo di oggi è proprio bello: io vi leggo una descrizione di quello che è accaduto negli anni, ci hanno sempre più accorciato la catena, dal sindaco, al “governatore”, al parlamentare. Un po’ alla volta, e alla fine si parlano tra loro, ma non a noi, né parlano tra loro di noi. Ci hanno convinto di fare battaglie per noi, ma o erano battaglie inutili per le nostre vite, o oroprio inutili anche eticamente.
      Non ti dispiacere se sono tornata sul tema.
      Tocca prendersi quei 40/50 minuti e poi potresti amarla.

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      • Dispiacermi? Mai…Se una persona ci tiene a raccontarmi il suo pensiero, a dialogare, non posso che considerarlo un onore, specialmente se si tratta di qualcuno che stimo.
        Si sente che apprezzi la Lombroso e trovo ovvio e giusto che cerchi di condividere questo sentire: anche io sono così e spesso vengo fraintesa, gli altri tendono a non vedere l’entusiasmo e a credere solo che voglia imporre la mia visione.
        Ma davvero non ho feeling con questa giornalista, tendo ad apprezzare il genere Daniela Ranieri, Roberta Labonia, ovviamente Travaglio perché amo l’ironia e l’autoironia, come somma forma d’intelligenza. Amo anche la chiarezza e aborrrro (Mughini😂) il modo di essere non spontaneo, costruito…mi blocca proprio dover interpretare ogni singola parte di ogni frase, divento insofferente…
        Comunque, con la Lombroso, anche quando sono arrivata sino in fondo, stremata, non ho ritenuto che ne fosse valsa la pena, mi sembra ondivaga anche come idee…insomma non l’ho capita.
        Tieni presente che per me scrivere su questo blog è, oltre che un piacere (perché amo la lettura e apprezzo tantissimo il dialogo con quasi tutti i bloggers e l'”affiatamento” che si è creato, in particolare con alcuni di voi), è un esercizio. Un po’ l’età, un po’ la meningite che mi ha colpito nel 2008 (virale, grazie a Dio) mi danno problemi di memoria che mi fanno “inciampare” nel parlare, cioè spesso non mi vengono i vocaboli più semplici e mi sento Razzi. 🤦‍♀️
        Quando scrivo, però, vuoi x i tempi più lenti (fretta ed emotività mi bloccano), vuoi per qualche diverso percorso neuronale, ritrovo tutte le parole che custodisco nella mente, tutte quelle che ci ho infilato in anni di studio e di letture. Non sai quanto questo mi stia confortando, tenendo anche conto del fatto che la mia famiglia ha presentato, negli anni, vari casi di Alzheimer, malattia che temo più di ogni altra.
        Quindi, nonostante che sia un’appassionata risolutrice di misteri ed enigmi, ogni singola frase della Lombroso mette a dura prova la mia memoria a breve termine, stancandomi oltre ogni dire… se arrivo alla fine, non ricordo nulla del resto!
        Mi hai incuriosito, però, anche perché sento che siamo affini, come idee e anche nel modo di ragionare, quindi ti prometto che cercherò di leggere questo articolo…poi ti faccio sapere, se, come diciamo a Cagliari, ‘ndi bogu suppa…(lett.: ne tolgo zuppa, ne vengo a capo) 😂
        Ciao, cara 😘

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      • Beh, che dire? Ringraziandoti per la fiducia che mostri condividendo cose così intime, io che non ho questo dono, ti mostrerò con i fatti di ricambiare la stima. Quindi ti sintetizzerò il pensiero di Anna, con due limiti: il primo è che i 40/50 minuti non sempre li ho, di solito la leggevo nel w end, ma ora non ho più tutto quel tempo. Il secondo, più importante, è che io leggo in quel fiume di parole quello che credo o voglio leggervi, non è detto che io parafrasi esattamente il pensiero lombrosiano. Ma chi scrive in quel modo questo non può non metterlo in conto.

        P.s. pure io adoro la Ranieri, ma la scuola è chiara. Su Labonia non so, devo maturare convinzioni.

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  4. No, assolutamente. Dico solo che chi vuol leggerla la legga, non è obbligatorio, e lei è libera di scrivere come le pare. Citi giustamente Mozart, a me viene in mente Queneau. Un saluto

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