L’economia è ferma e il Sannio si svuota!

(ANTONINO IORIO) – Sono migliaia le attività economiche che nel nostro Sannio hanno chiuso i battenti negli ultimi anni: recessione, crisi globali e non ultimo il corona virus, hanno fatto si che ogni giorno una moltitudine di aziende cessassero per sempre la propria attività lasciando un numero enorme di persone senza più un lavoro e le loro famiglie prive di un reddito stabile. Se è vero che la situazione è pressoché generale in Europa e in Italia, è anche vero che proprio al sud si sta pagando il prezzo più alto di questo sfortunato decennio. 

Infatti proprio qui dove l’economia è sempre stata più fragile si registra una tragedia finanziaria senza precedenti che sta colpendo duramente Benevento e la sua provincia proprio nei settori più deboli e perennemente in affanno; gli stessi settori che in questo angolo di mondo non hanno mai saputo veramente innovarsi affinché la loro competitività, quantomeno su un piano nazionale, potesse fungere da argine a questi uragani di crisi che si sono susseguiti e che sicuramente torneranno ad abbattersi nell’immediato futuro.Tranne rarissimi casi in cui poche aziende, soprattutto quelle storiche, hanno saputo saputo ritagliarsi una posizione di tutto rispetto nel proprio ambito operativo, la stragrande maggioranza delle attività economiche sannite si basa su una produzione quasi di sussistenza, dove a malapena si riesce a pagare il salario per i titolari e i collaboratori.

Strette da un perenne isolamento geografico e sociale e da sempre ritrose ad investire nello sviluppo, la maggior parte delle attività non sono riuscite, o non hanno voluto, ammodernare il proprio modello di business e sono state inesorabilmente travolte dalla crisi. Se nel resto d’Italia la tecnologia e le innovazioni hanno avvicinato venditori e consumatori, intercettando quel cambiamento nei consumi propri del nostro secolo, nella nostra provincia sono ancora rarissime le attività che se ne avvalgono in maniera sistematica e funzionale, ancorate troppo spesso ad un modello commerciale ormai datato e vetusto. Mentre una mole di acquirenti, giovani e meno giovani, interagiscono facilmente con i grossi colossi del web dal proprio smartphone, il piccolo commerciante locale si lascia scappare una quantità incredibile dii opportunità e semplificazioni offerte sia dall’ecommerce, che dal mondo digitale.

Ad esempio, nemmeno lo sbarco in città di alcune app per il food delivery sembra aver attecchito nella maggior parte dei gestori della ristorazione locale, ancora troppo diffidenti e ancorati alla classica consegna a domicilio offerta più come cortesia che come servizio standardizzato. A dir la verità non è mancata negli anni la nascita di qualche start-up locale, ma al di la delle roboanti presentazioni alla stampa, sono pochissime quelle con un bilancio attivo e ancor meno quelle sopravvissute alla moda del momento; addirittura la stragrande maggioranza sono poco più che vetrine con tanto di pagina Facebook che pubblicizzano questo o quel servizio, ma che sono prive di una qualsiasi sede stabile o un organico aziendale. Esperimenti imprenditoriali dilettanteschi nati senza una qualsiasi pianificazione e senza nessuna competenza specifica ma solo cavalcando l’onda della “speculazione” tecnologica che voleva la valle del fiume Sabato come il nuovo eldorado dell’innovazione.

Finita la grande era del tabacco, della sua lavorazione e dell’agricoltura in generale, nel Sannio non si è riuscito a replicare quel modello di impresa che crea occupazione e benessere e che, soprattutto, riesce a creare un indotto altrettanto stabile e fiorente nei servizi ad essa collegati. Quando vengono meno le attività economiche, grandi e piccole che siano, scompaiono anche tutte quelle figure professionali specializzate che trovano negli imprenditori i propri clienti di riferimento. Al chiudersi di una serranda, di una vetrina o di un opificio, con un effetto domino catastrofico, ne risentono commercialisti, tecnici, architetti, fornitori di servizi più disparati i quali cessano a loro volta le proprie attività trasferendole in luoghi più propizi alle proprie competenze; venuto meno il primo anello della catena ecco che l’intera filiera sannita si spezza per non rimarginarsi più! 

Purtroppo lo sfilacciarsi del tessuto economico va di pari passo con quello sociale e proprio nelle nostre terre si assiste impotenti ad una emigrazione senza precedenti: migliaia di ragazzi settimana dopo settimana viaggiano per trasferire altrove le proprie capacità, la propria formazione professionale o universitaria. Ad ogni partenza una intera generazione di amici, compagni di scuola, vicini di casa viene decimata in una diaspora infinita per giungere in un luogo straniero senza più radici e punti di riferimento; in città la popolazione si fa sempre più anziana senza quasi la possibilità di un fisiologico ricambio. Cullati da un campanilismo antiquato e grottesco, la piccola provincia non ha saputo ancora riscattarsi per essere finalmente competitiva da un punto di vista economico e sociale al passo con i tempi che corrono. Quasi ogni novità viene sempre guardata con sospetto e diffidenza e quando pure delle note catene internazionali approdano in città, più che al benessere generato, si criticano le aperture e qualsiasi cosa possa ammodernare l’economia dell’area. Certamente i centri commerciali aperti senza criterio non possono essere la soluzione, però è anche vero che nel silenzio della politica che invece di creare sostegno e sviluppo litiga e divide, un modello di economia davvero solido non può fare a meno dell’apertura della città a capitali “stranieri” e di un approccio più favorevole e meno critico rispetto a modelli di sviluppo che in altri parti d’Europa hanno funzionato e contribuiscono ad una più stabile occupazione della popolazione residente. 

Ovviamente non può esservi commercio senza una infrastruttura adeguata e nulla o poco nulla è stato ancora fatto per abbattere l’isolamento geografico della nostra Provincia; ovunque si annunciano lavori pubblici, strade, ammodernamenti ma al di la dei titoloni dati in pasto ai giornali ancora non c’è stato nulla di concreto e mentre il tempo scorre ecco passare, per non tornare mai più, innumerevoli opportunità per il Sannio e i suoi sempre meno numerosi abitanti!

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