L’esame di italiano

(Pietrangelo Buttafuoco) – Esame cancellato, italiano mancato. Luis Suarez, il Pistolero, supera la prova d’italiano a Perugia ma la Procura, forte dei decreti Salvini, dice no: non capisce le parole e non coniuga i verbi. Apriti cielo, anzi, s’apre un’inchiesta. Non capisce le parole, e va bene. Ma il fatto vero è che la s’ignora. E non nel senso della signora tra le signore – la Juventus – su cui glottologi e linguisti, al pari degli arbitri, patiscono una sudditanza psicologica. La s’ignora nel senso che la si sconosce, la grammatica. E però, con Franco e Ciccio, che dire? Sorvoliamo. Anzi, soprassediamo. Ci si sieda piuttosto sopra ai ministri orbi tutti di congiuntivi.

21 replies

  1. Il vuoto pneumatico spinto!
    Sembra che Buttafuoco abbia solo stronzata in testa,, peraltro confuse.
    Attento alla forma (molto discutibile, con giochi di parole forzatissimi), trascura la sostanza.

    Luis non capisce le parole e non coniuga i verbi? Lo troverei comunque più interessante di questa aria fritta pastellata col nulla.

    E questo è uno dei giornalisti tenuto fuori dalla rubrica “giornalista del giorno” cari M5S.
    E solo perché simpatizzava per il M5S, non certo per meriti.

    Il fatto che un ministro non azzecchi un congiuntivo che significa?
    Che dovremmo smettere di insegnare la grammatica nelle scuole?
    Che gli alunni hanno la libertà di astenersi dall’apprenderla?
    Oppure che in quanto elettori dovremmo valutare anche il livello culturale dei nostri rappresentanti istituzionali?

    Ma che voi dì? L’itagliano, armeno quello, sallo!

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  2. Io mi soffermerei invece sulla protervia del potere.
    Della paura del potere che il nome degli Agnelli infonde, e delle storture che provoca nel vivere civile.
    Ora gli insegnanti genuflessi, per non avere noie dal capetto di turno (rettore) passeranno i loro guai e spese non preventivate. Se si fossero opposti avrebbero subìto l’ostracismo e l’emarginazione, così come l’avvocata incaricata a svolgere la bassa manovalanza ecc.ecc. così è quasi dappertutto a scalare.
    Quello che ne uscirà intonso sarà Andrea Agnelli, a mio parere, il più responsabile di tutti.

    Riguardo Sputa-fuoco oramai gioca e violenta le parole, da non prendere sul serio.

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    • Non ho una idea precisa su come debba funzionare la scuola ma ricordo che quando ci andavo io alcuni professori si sentivano liberi di fare quello che volevano. Un professore di meccanica in classe dormiva, sosteneva che facendo il pendolare e venendo da lontano dormiva sempre poco! Sti gran cazzi non ce li metti? Prenditi tre caffè e fai il tuo cazzo di dovere! Io mi alzo alle anche alle 5 per andare in cantiere, e a volte, poiché soffro un po’ di insonnia, non dormo più di 4 ore.
      Il preside era un pelo superfluo.
      Per me la scuola, come qualsiasi altra organizzazione, deve avere un CAPO!
      Mi costa dirlo perché, per mia natura, non amo prendere ordini né darli.

      Le prime imprese con cui collaboro che hanno chiuso i battenti sono state cooperative. E sapete perché? Perché non c’era un capo, un responsabile che ci metteva il grano e rischiava il culo. In cantiere dalle 7:00 di mattina, trovavi qualcuno in ufficio verso le 10:00.

      Per me è democratico un sistema in cui c’è un responsabile che IMPONE le sue decisioni a condizione che si sottoponga al giudizio di alunni e professori e venga preso a calci in culo nel caso si riveli un incapace.

      Un sistema democratico non può non essere efficiente.
      Se è inefficiente, è poco democratico.
      So che mettere in relazione efficienza e democrazia può apparire una bestemmia ma ricordiamoci che il “pubblico” vive delle nostre sudatissime tasse, peraltro altissime, ha il dovere di essere efficiente!
      E una scuola in cui ciascun professore fa quello che cazzo gli pare non è una buona scuola.

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      • “Io mi alzo alle anche alle 5 per andare in cantiere, e a volte, poiché soffro un po’ di insonnia, non dormo più di 4 ore.”: e come lo vorresti chiamare? Eroismo? Se il prof. non è certo un esempio da imitar, il tuo lo è ancor meno…

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      • Gatto il mio non è un esempio da seguire ma una condizione coatta a cui devo sottostare per guadagnarmi la pagnotta anche se, fortunatamente, non è sempre così.

        Non posso telefonare alle 5 di mattina e dire: ragazzi ho dormito poco, rimandiamo tutto!
        Non funziona così.
        È la vita di tutti i bucamuri come me 😉

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      • Caro Andrea,

        contrariamente a quello che si pensa è l’uomo che nobilita il lavoro, non, come spesso si sente dire, il lavoro che nobilita l’uomo, ma perché si verifichi il primo presupposto, bisogna rimanere uomini, non diventare delle macchine e se non si tende a questo, la vita verrà vissuta invano: mai precludersi la possibilità di una “metanoia” per essere arrivati troppo tardi! E aggiungo anche che, per far questo, non ci si deve liberare dal lavoro, ma bisogna, nella misura del possibile, porsi nella condizione che il lavoro si liberi di te.

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      • @Gatto
        Apprezzo molto questo tuo commento, sono pienamente d’accordo, sottoscrivo ogni parola.
        Aggiungo però che il potere di “sfanculare” (sintesi grossolana) per evitare di trasformarsi in macchine non tutti ce lo hanno. Chi non ha una buona professionalità, ad esempio, questo potere non ce l’ha, almeno nella libera professione.
        Se sei un dipendente pubblico questo potere ce lo hai, a prescindere da tutto il resto.

        E se questo potere ce lo avessi non è detto che sia tale da non costringermi a sottostare a quelle che spesso sono condizioni di lavoro generali.

        Il mio impegno è proprio quello di aumentare questo mio potere, non per sfanculare ma per avere la possibilità di farlo in casi limite.

        Se qualcuno ha un potere di sfanculamento superiore al mio vuol dire solo una cosa: è più bravo e capace di me!

        Quindi si, “ci si deve liberare dal lavoro nella misura del possibile”, misura che varia da persona a persona, purtroppo o per fortuna.

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      • Quello che dici è vero Ex, ma questo può diventare una scusa per non pensarci più: quello che si crede necessario e indispensabile, spesso non lo è, e se non ci si rinucia è perché, altrettanto spesso, si hanno dei valori che non sono valori.

        Ovviamente parlo in generale per esperienza e non mi riferisco al tuo caso.

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      • Adriano non seguo il calcio e non ne so nulla (a meno che tu non voglia parlarmi di Cuccureddu e Bettega 🙂

        Non ho capito la tua ironia.

        Di juventino ho solo il gatto, bianco/nero! 😉

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      • Exandrea
        scherzavo
        i gobbi sono così chiamati i tifosi juventini
        io parlavo dell’uso del potere per falsare le regole
        tu hai cominciato a parlare di scuola e differenza tra dipendenti pubblici, privati ed artigiani
        potremmo stare fino alla fine dei giorni a scambiarci opinioni
        per cui ho preferito fare una battuta
        saluti

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      • @ gobbi, non lo sapevo. Curiosa anche l’origine di questo nomignolo.

        Per quello che riguarda il PUBBLICO ci tengo a precisare, anche in questo caso, che le mie invettive non sono contro le persone ma contro il SISTEMA.

        Se fossi un dipendente pubblico, pigro come sono, sarei il peggiore dei fancazzisti, uno che in una azienda seria verrebbe cacciato a calci in culo. Non posso dirlo con certezza ma credo che le dinamiche nel pubblico mi avrebbero indotto, per debolezza, a comportarmi così.
        Nel pubblico ho conosciuto anche stacanovisti.

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  3. Il Gatto Quotidiano (oppure Giannizzeri1 e Giannizzieri2) ed Exandrea, a proposito

    Guardate che Carletto Marx, proprio nel Manifesto, propugnava il diritto dei lavoratori ad avere “tempo libero”, in essenza, in quanto risultato e consustanziazione ecologica della loro emancipazione dal profitto. Da Cipputi a Exandrea ai dipendenti in ufficio ai rifugiati nei campi profughi.

    L’etica del lavoro diventa una scala di privilegi imposta ai piu’ deboli quando i diritti non vengono rispettati ed i doveri vengono impugnati*. Per combattere questa disonesta’ ontologica vi sono due strumenti complementari: gli esempi (ad esempio restituire le indennita’, era questa la storia?) e una presa di coscienza culturale (maiuscoloni) che faccia parte di un momento capitale della nazione, e poi dello Stato.

    Se non c’e’ un dito puntato che riassuma paroloni importanti, e che non trovi sfogo alla disperazione della ignoranza (voluta o inconsapevole) prendensola con gli ultimi solo in quanto penultimi**, da parte di una maggioranza non violenta e persistentemente cocciuta nel pretendere dai governi quel che c’e’ scritto sulla confezione***, allora c’e’ il minestrone che veniamo a mangiare qui da Infosannio.

    * Non ricordo che questo: “l’esattore capo” in Sicilia esigeva dei crediti da alcuni maledetti suduti all’ARS, e quelli lo han fatto dimissionare per evitare di pagarli. Alcuni anni fa.

    ** Anna Lombroso, che parole bellissime!

    *** E se sulla confezione c’e’ scritto Mussolini & C., allora sono fatti loro.

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    • @ Ennio

      Io aborto lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

      Ed una pletora di dipendenti pubblici o parapubblici che hanno licenza, senza essere licenziati, di fancazzismo sono ESATTAMENTE questo.

      Perché a pagare i loro cazzo di stipendi provvede pure il metalmeccanico in catena di montaggio e l’edile in cantiere che si fa un culo così.

      La sinistra dovrebbe tutelare i deboli, non i furbi o chi ha il culo paratissimo.

      Scusa se non cito né Marx né Engels ma sono un animale da ghianda, più precisamente da cantiere.

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      • “Per quello che riguarda il PUBBLICO ci tengo a precisare, anche in questo caso, che le mie invettive non sono contro le persone ma contro il SISTEMA.” e ” Io aborto (sic) lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Ed una pletora di dipendenti pubblici o parapubblici che hanno licenza, senza essere licenziati, di fancazzismo sono ESATTAMENTE questo.”, sono in contraddizione…

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  4. “Per quello che riguarda il PUBBLICO ci tengo a precisare, anche in questo caso, che le mie invettive non sono contro le persone ma contro il SISTEMA.” e ” Io aborto (sic) lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Ed una pletora di dipendenti pubblici o parapubblici che hanno licenza, senza essere licenziati, di fancazzismo sono ESATTAMENTE questo.”, sono in contraddizione…

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  5. @ Gatto
    Perché in contraddizione?

    Una pletora vuol dire un gran numero di…, non tutti i…

    Secondo me non è un problema di persone, è un problema di dinamiche, Poiché sono non licenziabili anche per gravi negligenze, alcuni ne approfittano subito, non ambiscono ad altro. Altri si adagiato, rassegnati. Altri riescono a tener duro e fanno il massimo lavorando pure per i colleghi assenteisti.

    Almeno questo è quello che ho constatato io lavorando diversi anni in quegli ambienti, un ministero e Alitalia.

    Ambienti in cui la carriera spesso prescinde dal merito, e questo è molto deprimente per quegli impiegati che dei meriti posso vantarli.

    E devo dirti che anche io, come tecnico esterno, avevo assorbito quel fancazzismo e quando potevo mi imboscavo.

    Ci sono sistemi che spingono le persone a dare il meglio di sé, altri il peggio. Tutto qui.

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    • Ex, so benissimo cosa pletora significhi, ma se tu parli di SISTEMA, definisci una condizione specifica e qualitativa, mentre se scomodi i componenti di tale sistema e ne individui il numero (che siano “un gran numero di” o “tutti i” o due, non fa differenza alcuna) la condizione diventa collettiva e quantitativa – per rendere più chiaro il concetto, la “specie umana” o l’”Umanità” non è la somma degli individui che ne fanno parte, cioè la “collettività”, perché tale specificità si trova in modo inalterabile e inalterato in ognuno di loro -, per cui o è falso “le mie invettive non sono contro le persone ma contro il SISTEMA.” e vero “una pletora di dipendenti pubblici o parapubblici che hanno licenza, senza essere licenziati, di fancazzismo sono ESATTAMENTE questo (cioè che attuano: “lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo”), o viceversa, cioè vera la prima proposizione e falsa, la seconda.

      Cioè, non puoi sostenere di avercela col sistema e non con le persone e poi attaccare le persone: se ce l’hai col SISTEMA, allora è il sistema che sfrutta, quindi “lo sfruttamento del sistema sull’uomo” dovevi scrivere; ovvero se ce l’hai anche, o solo (il dubbio che, infine si riduca tutto a questo, io ce l’ho, e cioè: la guerra dei bottoni tra poracci…), con le persone, non puoi scrivere “le mie invettive non sono contro le persone ma contro il SISTEMA”, mi sembra ovvio.

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  6. @GATTO
    “non puoi sostenere di avercela col sistema e non con le persone e poi attaccare le persone: se ce l’hai col SISTEMA, allora è il sistema che sfrutta, quindi “lo sfruttamento del sistema sull’uomo”

    Mi pare che la sostanza del discorso è la stessa, nel senso che per attaccare il sistema non puoi non attaccare le storture del sistema. E le storture del sistema sono rappresentate da comportamenti di estrema negligenza di persone – in carne ed ossa – che in quel sistema danno il peggio di loro, a tutti i livelli, a partire da quello dirigenziale.

    Il “sistema” dei baracconi finanziati con soldi pubblici annichilisce chi ne fa parte ma non lo “sfrutta” perché gli consente di avere uno stipendio senza rischi, con relativa tranquillità.

    E anche vero che molti si sono adeguati al sistema pur avendo le capacità per gratificarsi molto più fuori di quanto si siano gratificati dentro. E questo non è un danno solo per loro ma per l’intera collettività. Preziose risorse umane sacrificate all’idea che il posto fisso è merce preziosa. Perché, parallelamente, si vive in un Paese in cui fare impresa è una bagno di sangue.

    Il sistema “sfrutta” chi è costretto a pagarlo con le proprie tasse e poi lo subisce patendo disservizi. E questo è tanto più vero quanto meno si è ricchi.

    “il dubbio che, infine si riduca tutto a questo, io ce l’ho, e cioè: la guerra dei bottoni tra poracci”

    La guerra tra poveri non è un buon motivo per impedire che un povero sfrutti un altro povero. E non impedisce la guerra ancor più giusta dei poveri contro i ricchi.

    Questo sistema ha interesse a creare una pletora di raccomandati nel pubblico e di evasori nel privato, sono tutti ricattabili.

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