Quo usque tandem, Floriano, abutere patienta nostra?

La vita è una cosa buffa e può capitare di doverti occupare delle piccole cose di pessimo gusto, per esempio della campagna elettorale della mia comunità (e dei candidati). Una campagna elettorale strana, sotto tono, abulica quella appena conclusa, con prevalenti silenzi sui “clamori” dell’ultimo decennio e la diffusione tambureggiante di banalità e di programmi, non accompagnati dalla loro reale fattibilità. A proposito, che belli i candidati consiglieri della lista degli “uscenti” con le pagine sponsorizzate, che belle foto sorridenti, che belle frasi e che belle presentazioni. Se solo potessi li voterei tutti, ma dato che non si può per non far torto a nessuno nel giorno delle elezioni non li voterò e rimarrò ad ammirare le loro belle pagine con le belle foto sorridenti, le belle frasi e presentazioni… ma riascolterò soprattutto le parole espresse nei comizi dal loro leader Floriano. Uno che sicuramente capisce le dinamiche della politica ma che ignora il Leopardi dei Pensieri: “Gli uomini si vergognano non delle ingiurie che fanno, ma di quelle che ricevono. Però ad ottenere che gli ingiuriatori si vergognino, non v’è altra via che di rendere loro il cambio”. Già, perché in questa competizione elettorale Floriano  – in perfetto stile Marchese del Grillo – è apparso particolarmente insolentito. Da qui la prosa napoleonica grondante irrisione che trasuda solo libidine del potere. Ha manifestato una coazione a ripetere ingiurie puberali apparentemente a casaccio (d’altronde è nel carattere del personaggio): se non c’è una polemica servita calda dove infilarsi la crea lui, è un take away del cicaleccio aperto 24 ore su 24. Portando volutamente in secondo piano la competizione locale e i candidati della lista avversa, che evidentemente conosce bene, out of the blue (di punto in bianco), ha puntato dritto il suo avversario diretto (Amedeo, al massimo può togliermi 300 voti), che con le sue trovate verbali ma soprattutto documentali, roba d’alta scuola, diciamo una Treccani guardiese, ha riportato ogni giorno alla memoria dei guardiesi, e a centinaia di lettori-elettori trasversali, tutte le pecche della sua carriera politica cinquantenaria. Evidentemente tutto ciò rode il fondo dell’anima di Floriano. Le liti, lo sberleffo degli avversari, le sparate in piazza e sui social, in realtà sono accuratamente calcolate, sono servite a non far scemare l’attenzione sul personaggio come brand, in perenne autopromozione, un continuo sbrodolarsi nell’autoesaltazione. Un personaggio che, per chi come me lo conosce bene, ha un suo senso dell’umorismo, l’umorismo carogna del potere. La verità è che lo stile di Floriano in ogni competizione elettorale, dove non può fare a meno di rispondere alle critiche, è sempre lo stesso: io faccio un gran casino, imbroglio le carte, poi vedetevela voi. Sempre colpa di un altro, sempre qualcuno che non ha capito, non ha interpretato, non si è sintonizzato con i tempi attuali: Sannio Falanghina, cioè lui, il prezzo delle uve “dobbiamo garantire un intervento di sostegno finanziario per tutti gli operatori del settore”, la diga, l’acqua e la nuova frontiera dell’ortofrutta “più pomodori per tutti”. Risultato: sprechi, soldi che volan via come bolle di sapone, e Guardia sempre inchiodata a se stessa. Floriano! Oh Floriano! Quo usque tandem, Floriano, abutere patienta nostra? Altro giro, altra promessa: “…il pomodoro creerà nuove opportunità di lavoro”; “Sanità, effetto Floriano sull’occupazione: 60 lavoratori presso la struttura di Cerreto”, titolavano i giornali solo qualche giorno fa. Floriano! Oh Floriano! Quo usque tandem, Floriano, abutere patienta nostra? Certo, l’antica arte del cacciar balle è un requisito necessario in politica, non esiste al mondo, in nessun tempo, un uomo delle istituzioni e dei partiti che non sia stato accusato di non mantenere ciò che aveva assicurato: è fisiologico, è inevitabile, è talmente scontato da avere originato un filone umoristico a base di vignette, di freddure, mirabile quanto mastodontico: a metterle tutte insieme, si ha una storia umana sconfinata e amaramente ridicola. E mica solo made in Guardia, sia chiaro: mentire, cioè la politica, è il mestiere più antico del mondo, anche più di quell’altro. Solo che esiste una misura nelle cose: e la farloccheria pallista di Floriano fa impallidire quella dei migliori imbonitori. Certo le lezioni di moralità da Floriano è roba che non si può sentire, sa tanto di mondo che si ribalta. Questione di limiti. Ma del “Sistema 10%”, vogliamo parlarne? O magari sono solo pettegolezzi a livello portineria? E qui sorgerebbe anche il problema di non eccitare la canea dei guardiesi, scrupolo che nessuno in questi giorni si è posto, tutt’altro. Ma non ha più molto senso soffermarsi sulla campagna elettorale, i giochi sono fatti, chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro, è scaduto il tempo che era stato assegnato per compiere un’azione di rottura, un vero e proprio redde rationem per questa comunità. Pazienza! Che facciamo, allora, continuiamo? No, questi pochi cenni bastano e avanzano. Sono queste, non le previsioni giuste o sballate, le analisi terra terra, le questioni che avrebbero dovuto indurre quelli della lista avversaria a chiedersi in questa tornata elettorale di che politica del territorio si stia parlando, e se sia ancora politica o non piuttosto un ibrido, qualcosa di liquido, di inafferrabile.

Foto dal Web

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