Le ragioni del no. Quando ti riesumano chi non c’è più

(Stefano Rossi) – Dopo la fake di “la Repubblica” con la riesumazione di Ali Dehere deceduto anni prima della fantomatica intervista, ecco un’altra curiosa storia. Stamani mi godo un caffè e trovo in bella vista sul tavolino il Corriere della Sera.
Vedo che è di ieri ma decido di aprirlo così tanto per vedere nuove fake. Mi va l’occhio sulla foto del Prof. Giovanni Sartori che io ammiravo e apprezzavo la sua intelligenza e le sue analisi politiche ma purtroppo ci ha lasciati nel 2017.

Poi capisco. “Alcune considerazioni sul libro intervista a Giovanni Sartori contro la demagogia politica” DEL 1998!
Si tratta del libro “ Una occasione mancata? Intervista sulla riforma costituzionale” di Giovanni Sartori, a cura di Leonardo Morlino, edizioni Laterza. L’articolo inizia con la seguente domanda al professore: “ Se il minor numero dei parlamentari corrispondeva poi una maggior efficienza decisionale”. Il Prof. Sartori rispondeva come poteva rispondere negli anni novanta, con la crisi in atto della sinistra contro il berlusconismo e i piccoli partiti che facevano l’ago della bilancia nelle variegate composizioni politiche e, spesso, determinavano la vittoria ora dell’uno, ora dell’altro partito di maggioranza. La risposta fu che egli non vedeva una relazione tra l’abbattimento del numero dei parlamentari e la sua efficienza.

Ma come si fa a prendere un’intervista del 1998, quando l’Italia era molto diversa da oggi? Poi non sappiamo cosa ci sia prima e dopo quelle parole. All’epoca di Sartori il berlusconismo, da lui avversato, aveva la tentazione di cambiare la Costituzione per eleggere dal popolo il presidente della Repubblica o il capo del governo e giungere al presidenzialismo, con Berlusconi in grande ascesa. E’ chiaro che il professore fosse contrario ad una riforma della Costituzione a tutti i costi. E infatti massacrava Renzi e le sue pseudo riforme. A proposito, il professore era contrarissimo allo ius soli, ma questo il Corriere non lo ricorderà mai. Nemmeno sotto tortura.

Ma ricordiamo, invece, alcune parole di Giovanni Sartori che si possono leggere sul libro citato: “ Dobbiamo sperare nel risveglio della società civile e in una forte protesta corale, anche e soprattutto da parte dei media. In Inghilterra o negli Usa una riforma come quella che ci propone la Bicamerale non resisterebbe un giorno. La seppellirebbero i giornali. In Italia, purtroppo, la stampa non sa dare battaglia, la tv è tradizionalmente sottomessa alla politica, e l’opinione pubblica non è abbastanza autonoma”. Ecco, la protesta corale dei cittadini è giunta finalmente ad un traguardo: limitare il numero di parlamentari che fanno poco e decidono zero. Quando decidono semplicemente ratificano ciò che è stato deciso nelle segreterie dei partiti e il dibattito parlamentare è per lo più inutile per le decisioni già prese.

L’alto numero dei parlamentari condannati per mafie, per corruzione, per vari crimini, l’altissimo numero di assenze, l’alto numero di leggi importanti dichiarate poi incostituzionali, l’alto numero di richieste di autorizzazione a procedere delle procure, il comportamento di alcuni esponenti di questa categoria, leggi Razzi, Scilipoti, Casini, Lorenzin, De Gregorio, per citarne solo pochissimi di una lunghissima serie di nomi e fattacci che vanno dalla compravendita dei voti al salto da uno schieramento all’altro, fanno sì che il cittadino è oramai consapevole che l’abnorme numero, se confrontato con quello degli Usa e in Europa (il Parlamento italiano è il secondo più numeroso), induce a ritenere che si possa abbassare. E sorvolo sulle relazioni della DNA e Commissione Antimafia sui rapporti mafie-politica. E, come sempre, non ho minimamente affrontato il problema economico che, guarda caso, è l’unico preso in esame da chi vota “no”.

Non si tratta solo di una questione economica ma di merito, politico, pratico. E’ finalmente un monito, un richiamo del popolo italiano alla politica che più o meno suona così: “ Fate i bravi. Ora vi diminuiamo, domani chissà…”. Meno politica, meno sprechi, meno deficienti.

Ma si sa, quando si sveglia il popolo non tutti sono contenti.

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