Si chiama Italia Viva ma è meglio chiamarla Italia morta

(ANTONIO ROSSITTO – la Verità) – «Fondo un partito per battere Salvini», diceva Matteo Renzi un anno fa. E intanto, per legittimare la più coraggiosa delle scelte, scriveva il più emozionante dei tweet: «Una frase di Robert Frost citata nell’Attimo Fuggente mi ha sempre fatto compagnia nei miei anni da boy scout: “Due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta. Ed e per questo che sono diverso”.

Scegliamo la strada piu difficile, senza paracadute. Ma e anche la strada piu bella». L’ex premier già si immaginava come il professor Keating, alias il compianto Robin Williams, portato in trionfo dagli elettori. Era il 16 settembre 2019. Dodici mesi più tardi, quella strada poco battuta è diventata un vicoletto cieco e buio. Italia viva agonizza.

E il suo primo compleanno rischia di trasformarsi in un’esequia. «Non saremo un partito del 5 per cento», prometteva l’ex Rottamatore. «Magari», risponderebbe oggi la sua cinquantina di parlamentari mentre fanno ciao ciao con la manina a Camera e Senato. I sondaggi li inchiodano sotto il 3 per cento. E il testo base della nuova legge elettorale fissa la soglia di sopravvivenza al 5.pretendenti solitariLe elezioni regionali del 20 e 21 settembre erano l’ultima occasione.

Per rosicchiare qualche decimale, Italia viva ha pure presentato tre solitari candidati alla presidenza: la senatrice Daniela Sbrollini in Veneto, l’accademico Aristide Fausto Massardo in Liguria e il sottosegretario agli Esteri Ivan Scalfarotto in Puglia. Ma persino nella sua Toscana, dove appoggia il fidato dem Eugenio Giani, la compagine sembra destinata all’irrilevanza.

Nonostante Renzi abbia obbligato l’aspirante governatore a non presentare una propria lista, che gli avrebbe sottratto preferenze e visibilità. «Avremo centinaia di sindaci, una cinquantina di consiglieri regionali, migliaia di amministratori e soprattutto un sacco di comitati e semplici iscritti», assicurava Matteo. Ma la campagna acquisti è stata fallimentare. E l’imminente voto potrebbe dare il colpo di grazia. Italia Viva ha appena 18 consiglieri regionali, ma la metà è stata eletta nei territori alle urne. Se le misere stime dei sondaggi saranno confermate, le truppe si dimezzeranno.

Mentre a Roma, tra il probabile taglio dei parlamentari e le nuove soglie di sbarramento, si rischia addirittura l’estinzione. Ed è questo uno dei motivi per cui Renzi starebbe meditando un clamoroso ritorno nel Pd se il segretario, Nicola Zingaretti, dovesse essere sostituito con Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna dal gradito approccio riformista.

Sul territorio le cose non vanno meglio. Il tesseramento langue. E l’esodo continua. L’ultima ad avere abbandonato Italia viva, il 4 settembre scorso, è stata Beatrice Casini, capogruppo in Consiglio comunale a Sarzana (La Spezia). «In questi giorni le carte sono cambiate anche a livello nazionale», spiega. «Abbiamo visto il Pd fare un’alleanza organica con i 5 stelle e io, da antipopulista, sono contro un’intesa di quel tipo con i grillini».

Casini non è la sola, in zona, ad avere ripudiato la scelta. La già Stalingrado ligure, adesso guidata dalla totiana Cristina Ponzanelli, è diventata la Caporetto renziana. Due mesi fa ha lasciato Italia Viva pure l’ex sindaco e consigliere regionale Alessio Cavarra, in apertissima polemica con la deputata spezzina Raffaella Paita: «Il partito ha un deficit di organizzazione, una gestione locale in mano a una sola persona e una totale carenza di confronto interno», assalta. «Tutto ciò ha portato ad allontanarsi me e tanti altri che avevano aderito con grande entusiasmo. La giusta idea di un partito snello e senza correnti si è trasformata in una gestione territoriale individuale, che ha inibito la partecipazione attiva e sottratto le scelte al confronto con i militanti».

Ancor più esplicito è Ignazio Abbate, sindaco di Modica, in provincia di Ragusa. Un altro appassionato degli esordi, costretto ad abbandonare un movimento «che ha dimostrato di essere più interessato a nominare i coordinatori provinciali che ad ascoltare i cittadini». E, anche in questo caso, sotto accusa finiscono i vertici regionali. iniziative deserteGià irrisorio, il numero dei sindaci e amministratori locali aderenti continua dunque ad assottigliarsi.

Con ammirevole pervicacia, Renzi due settimane fa ha celebrato a Castrocaro la seconda edizione della scuola politica di Italia viva. Alla tavola rotonda dei primi cittadini si sono ritrovati quattro intrepidi: Isabella Conti da San Lazzaro di Savena (Bologna), Ciro Buonajuto da Ercolano (Napoli), Nicola Cesari da Sorbolo (Parma) e Gerardo Stefanelli da Minturno (Latina). Insomma, il «centinaio» di sindaci vagheggiato inizialmente s’ è ridotto a un manipolo di fedelissimi. In compenso, al governo la pattuglia renziana può contare su due ministri (Teresa Bellanova ed Elena Bonetti) e un sottosegretario (Ivan Scalfarotto).E il «migliaio di amministratori locali»? Mai pervenuti. In compenso, l’esodo continua. A Viareggio è andata via l’ex vicesindaco Rossella Martina, fondatrice del primo comitato civico cittadino: «Pensavo che il partito di Renzi potesse essere una voce nuova liberale e partecipata. Invece stravecchie camarille della brutta politica la fanno ancora da padrone. Esco da Italia Viva e con me tante altre persone che mi hanno comunicato la loro scelta».

Ad Arezzo s’ è sfilato Marco Donati, già deputato del Pd e candidato sindaco con una lista civica: «Ho sperato nascesse una grande forza liberaldemocratica e riformista, per dare risposte su scuola e sanità. E ora questo paese rischia di schiacciarsi su un assistenzialismo non sostenibile». E a Napoli s’ è eclissato Luciano Crolla, uno dei fondatori di Iv in città, dopo l’approdo di Carmine Sgambati. Ovvero il consigliere comunale distintosi nel 2016 per pittoreschi insulti a Renzi e consorte. Crolla ha quindi annunciato il sofferto addio: «Amici miei, adesso andate e fate. Nulla di personale, ma ci vuole rispetto per i tanti che ci credono».

A crederci non sembra più nemmeno la nutritissima pattuglia di finanziatori che, agli esordi, aveva generosamente contribuito alla causa renziana. casse vuoteLe «erogazioni liberali» al movimento, a ottobre 2019, avevano raggiunto 329.000 euro: quasi tutti versati da aziende e munifici supporter. Nell’ultimo rendiconto pubblicato, quello dello scorso luglio, i versamenti sono crollati a 82.000 euro: un quarto dei tempi d’oro. Con un’aggravante: quasi 25.000 vengono dall’obolo mensile di 500 euro imposto ai parlamentari. Il resto, circa 67.000 euro, arriva da piccoli contributi e grandi donazioni. Come quella del manager Lupo Rattazzi, figlio di Susanna Agnelli e nipote dell’Avvocato: 10.000 euro. Un bel gesto che si ripete mensilmente, per complessivi 185.000 euro.

L’altro storico supporter renziano è il finanziere Davide Serra, patron del fondo inglese Algebris: pure lui, lo scorso luglio ha contribuito con 10.000 euro. Per un totale di quasi 120.000 euro. Pochi soldi, pochi voti e pochi tesserati. Alla fine di ottobre 2019, Renzi esultava: «Abbiamo già 10.000 iscritti. E ricordo che, per ogni iscritto, Italia viva pianta un albero». Il 2 febbraio 2020, alla prima assemblea nazionale, fissava «due obiettivi entro il prossimo 31 marzo: aprire 100 sedi di Italia Viva e avere mezzo milione di registrazioni». Tuttavia, pochi giorni dopo, il 13 febbraio, nella periodica Enews ribadiva la promessa di piantare «10.000 alberi in tutta Italia». Ma da quel momento non si è più avuta notizia di nuove piantumazioni. «Due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta», poetizzava un anno fa l’ex boy scout di Rignano sull’Arno. Prima di perdere definitivamente persino la via di casa.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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21 replies

  1. La nave di Renzi sta affondando non appena uscita dal bacino di carenaggio.
    I topi, che erano entusiasticamente saliti a bordo al momento del varo pensando di solcare
    il mare tempestoso della politica italiana con tutte le bandiere al vento, si stanno affrettando
    ad abbandonare la nave, rivelatasi una bagnarola, prima di andare a fondo con lei.
    Scommetto qualunque cosa che l’intrepido Capitano troverà il modo di squagliarsela alla
    chetichella prima che l’acqua gli arrivi alle ginocchia.

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    • @ IULA
      Mi meraviglia: uno del tuo calibro non può dare del LEI, anziché ESSA , a una bagnarola !
      Senza dubbio : un refuso ! Perdonami l’impudenza : sto scherzando ! L’ ho fatto per farti sapere che leggo sempre con piacere i tuoi commenti; anche se noto che,ultimamente, sono diventati più radi ! TI saluto !

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      • @ Iula
        Scusami, mi correggo ! Mi sono fermato al primo tuo commento senza leggere ” più’ avante” !da cui il mio commento precedente ! Ora invece proseguendo lla lettura della sfilza dei commenti forse è stato inopportuno il mio precedente!

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      • @Danilo
        Forse ti sei meravigliato un po’ troppo presto.
        Ovviamente non ho nulla da perdonarti perché non di “impudenza” si tratta ma di un legittimo dubbio
        in merito all’uso corretto dei pronomi personali.
        Se dobbiamo dar retta a ciò che scrive la Treccani i pronomi “lui, lei” sono comunemente usati anche
        in riferimento ad animali o cose al posto di “esso, essa” (che sono sempre più desueti) senza violare le
        regole della grammatica.
        Per quanto riguarda la rarefazione dei miei commenti, sono reduce da una breve vacanza al mare in
        compagnia dei nipotini durante la quale mi sono imposto un periodo di disintossicazione.
        I nipoti sono tornati a scuola ed io son tornato alla tastiera.
        Ciao, Danilo.

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    • @ IULA
      Vedi, anche alla mia età si può’ sempre imparare qualcosa e tu mi sei maestro Evidentemente le mie reminiscenze scolastiche non sono state al passo coi tempi ! A dire la verità avevo dubbi che tu fossi incappato ,magari involontariamente, in questo, per me, errore , invece lo ero io! Sai sono anziano e a una certa età’ il tempo e la voglia per informarsi scema con lo scorrere del tempo per cui ti ringrazio per il chiarimento Ciao, con cordialita’!

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  2. Italia Viva è una scommessa persa di Renzi. contava di poter fregare al PD l’elettorato moderato (lui lo chiama “riformatore”), per formare un nuovo centro, magari assieme a +Europa, Forza Italia e Calenda (anche se lui e Renzi si detestano).
    purtroppo non ha tenuto in considerazione alcuni fattori:
    1) dal 1993, tutti i tentativi di fondare un “grande centro”, una nuova DC o roba simile, sono naufragati, e ci si è trovati con dei partitini che avevano spesso più eletti che elettori;
    2) l’area di centro è troppo affollata, e affollata da gente che non ha nessuna intenzione di farsi da parte per lasciare a Renzi lo scettro del comando: né Calenda né Berlusconi accetterebbero mai di fare da portaborse alla lince di Rignano; e comunque: perché mai un elettore dovrebbe scegliere Renzi piuttosto che Calenda? o Renzi piuttosto che Berlusconi? se occorre scegliere, meglio l’originale della sua brutta copia.
    3) il PD conta su un elettorato molto fidelizzato, che anche se deluso vota PD perché così ha sempre fatto, o perché pensa che votare PD significhi essere “de sinistra”, quindi buoni, onesti, tolleranti, moralmente e culturalmente superiori, e così via: per convincerlo a votare diversamente occorre o essere molto molto convincenti, o essere dei veri pifferai magici, e qui veniamo al punto più importante:
    4) Renzi non lo sopporta più nessuno; i sondaggi di gradimento dei leader lo mostrano costantemente agli ultimi posti e dimostrano che nessuno si fida più di lui, dopo le mille giravolte e voltafaccia; nessuno è disposto a seguirlo in questa sua creatura data alla luce solo per soddisfare il suo ego, e che non ha altro programma che riportare Renzi al centro della scena.
    ora Renzi si trova di fronte a una decisione: regnare all’inferno o servire in paradiso. Posto che regnare in paradiso non gli è riuscito, perché dal paradiso è stato cacciato dagli elettori nel 2016 e nel 2018, può solo scegliere se rimanere leader di un partitucolo che non ha seguito e che perde consensi ogni volta che Renzi apre bocca (anche perché generalmente la apre a sproposito), oppure tornare all’ovile del PD al seguito di Bonaccini, con la consapevolezza che lui, Renzi, mai più sarà il leader e dovrà dire sissignore al Bonac.
    e io, se fossi il Bonac, memore di quello che è successo a Letta, guarderei bene di non voltare le spalle allo spaccone di Rignano.

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  3. Numero uno, paga i diritti a Travaglio, fu il primo a denominarla Italia morta; due, su quello che dice e ritratta Renzi è inutile continuare a scrivere, sarebbe anche ora che i giornali lo ignorassero; tre: ma questi che lo lasciano al suo destino e che vengono descritti come eroi o delusi dal capo, solo a me ricordano Schettino?

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    • hai ragione, sarebbe ora che i giornali lo ignorassero. ma non da oggi: dal 2016, quando fu spernacchiato la prima volta; o almeno dal 2018, quando perse le politiche disastrando il PD e portandolo al 18%, ragione per cui si dimise da segretario del partito.
      e invece i giornali continuano ad essere innamorati di lui, almeno quelli mainstream: lo trattano come se fosse un grande statista, quasi come se fosse ancora Presidente del Consiglio e non leader di un partito del 2%, gli dedicano interviste e prime pagine, Vespa lo ospita, quando parla lui sembra che venga giù il mondo. è il loro preferito, e non se ne capisce la ragione.

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      • Credevo che dal disastro si potesse solo risalire, ma Bonaccini ha testé riaperto la finestra. Anna Lombroso sono mesi che bastona Bonaccini e un po’ non la capivo. Anna non si discute, si ama!

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  4. Leggendo l’articolo si capisce la rabbia della quale è intriso l’intervento della Bellanova alla Leopolda. Un attacco duro contro tutti quelli che ai tempi d’oro affollavano la Leopolda in cerca di sistemazione.

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  5. E’ incredibile la capacità dei renzioti che insistono nell’oscurare alle loro stesse menti gli errori clamorosi di Renzi e i suoi delitti verso la legge o verso il popolo italiano: il suo accanimento nel distruggere la democrazia, l’attacco violento alla Costituzione, il suo carattere dittatoriale e fascista, il modo con cui ha spinto alla scissione e demolito il suo stesso partito, la crisi in cui ha buttato l’Italia, la sua incapacità assoluta di governare con giudizio e buon senso, il servilismo verso banche e finanza, la sua nullità in Europa, la mancanza di qualsiasi piano serio di ripresa unita alla megalomania delle spese inutili, la distruzione dei diritti del lavoro, lo scandalo Consip, gli scandali di banca Etruria e Banche venete, gli 89 miliardi regalati alle banche in cambio di niente e senza correggere niente, gli errori plateali di Padoan che ci ha fatto perdere 30 miliardi per la sua incapacità e lentezza, la firma di Triton che ci butterà addosso i migranti di mezza Africa, la guerra inedita in Siria, i 120 reati depenalizzati con l’accorciamento delle prescrizioni, il carcere ai rei ridotto a una barzelletta, il cerchio di delinquenti di cui si è circondato, l’insieme costante di menzogne, balle, diffamazioni, intimidazioni, censure… tutto dà l’idea di una mente malefica che peggio di così non poteva fare. Renzi è stato il peggior capo di Governo italiano del dopoguerra. Ma le menti accecate dei suoi cloni ancor oggi non vogliono riconoscerlo e sono rimbambite dalla sua logorrea. Il re è nudo e ancora si pavoneggia in un vestito inesistente, ma i renzioti quel vestito fingono ancora di vederlo nello sghignazzamento generale.
    Quell’uomo ha fatto del male da quando è nato. Del resto basta vedere da che famiglia esce. E anche adesso che è ridotto al lumicino, la sua presenza mette sotto ricatto il governo, sostiene il peggio e ha la stessa affidabiità di una vespa impazzita.

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  6. IL ROTTAMATORE DI SE STESSO- Viviana Vivarelli.

    Il colmo di Renzi è stato farsi eleggere Senatore dopo aver tentato di abolire il Senato e convocare un Congresso del suo partito dopo essersi dimesso da segretario del suo partito e dopo aver subito una sconfitta epocale pretendere di essere l’ago della bilancia della nuova coalizione. Solo un piddiota può non vedere che c’è qualcosa che non torna. Questi ormai sono così obnubliati che rischiano di votarlo di nuovo. L’accecamento è una brutta malattia che a volte non ti fa vedere la buca dove ti vai a schiantare.
    Ora Renzi ha ucciso anche Italia Viva e ha fondato un proprio nuovo partito, Polo Liberale, assieme a Calenda, che è il fatuo successore di Monti e alla Bonino, uccello padulo del Biderberg, stipendiata da Sokos come una migrante in cerca di nido. Così Renzi non poteva sprofondare meglio qualsiasi idea di sinistra. Come abbiamo potuto quelli del Pd scegliere e votare un individuo simile resterà sempre un problema psichiatrico. Un individuo che, se non fosse per i suoi 17 voti, dovrebbe essere cacciato dal Governo per sempre e con ignominia. Al referendum voterà NO, come tutti i traditori di questo Paese.

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    • @vivianav
      “errori clamorosi” li hai definiti nel tuo lungo e non esaustivo elenco?
      Sarebbe ora di riconoscere che non di errori s’è trattato ma di preciso disegno di consolidamento di
      un regime neoliberista a cui Berlusconi, Prodi e Monti hanno aperto la strada su indicazione dei
      poteri che li hanno sempre manovrati.
      Smettiamola di scrivere che questi figuri sono “brutti, sporchi e cattivi”.
      Viste le conseguenze delle loro politiche di governo, solo chi è accecato da ignoranza e malafede
      può nutrire dubbi su chi siano sempre stati i loro referenti.
      Sono coloro che li manovrano nell’ombra a dover essere illuminati dalla luce della consapevolezza,
      non questi guitti che si muovono sul palcoscenico di questo eterno teatro dei pupi fingendo di
      essere loro gli autori dei loro miserabili copioni.

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  7. MATTEO RENZI QUERELA E QUERELA, SENZA POSA, E’ MALATO DI QUERELITE.. QUERELO DUNQUE ESISTO. Selvaggia Lucarelli.

    Matteo Renzi ormai è finito, conta solo in quanto ricatta il Governo i cui voti al Senato sono scarsi, ma personalmente la sua parabola è finita e nel peggiore dei modi, rifiutato drasticamente da quelli che aveva illusi e spolpati, togliendo loro ogni diritto e tutela, ingrassato, imbruttito, inguardabile.
    Ma questa perdita di potere lo rende come pazzo. E’ furioso di non occupare più come prima con i suoi sproloqui il palco televisivo. Soffre cocentemente nel vedere che i giornali lo ignorano o, anche peggio, ridono di lui e inutilmente ha messo su una specie di ‘Bestia’ personale che paga per postare Tweet che lo elogiano. La gente ride anche dei suoi grotteschi ed evidentemente falsi tweet. Diciamola tutta: se non fosse che il renzismo ha avuto terreno fertile nel Pd e che Zingaretti ancora lo onora, Renzi non esisterebbe più.
    E allora il povero Imperatore senza Impero, il buzzicone maledetto di Rignano che fa? Come impiega il suo tempo? Querela. Denuncia. Tutto. Tutti. Tutti i giorni. Continuamente. Si è fatto prendere da un’orgia di querele.
    Frigge nel suo orgoglio gigantesco offeso dall’incuria dei media, dai giornali diventati improvvisamente cattivissimi e critici che non lo incensano più come un Cesare salvatore. E raccatta appoggi quantomeno discutibili: quello di de Mita (ma va??), quello di Calenda, lo zero che si crede il Monti n 2.
    Come disse Andreotti (ma in realtà era Mitterand), “Il potere logora chi non ce l’ha” e, Renzi è completamente logorato e, se era indecente prima ora è insopportabile e la sua smania di essere considerato, quando si avvia ad essere il nulla assoluto, si è spostata ormai nelle aule dei tribunali.
    Magari qualcuno dovrebbe ricordarsi che ANDREOTTI che fu il più furbo degli italiani non querelò mai nessuno. Eppure i media parlavano di lui come del diavolo incarnato.
    In realtà quella delle querele era l’arma prima di Berlusconi e l’allievo l’ha fatta degenerare dimostrando una follia egomaniaca a narcisistica che sfiora la psicosi. Spero che tutto questo agitarsi forsennato lo dissangui o lo porti da qualche psichiatra bravo. Ma vorrei anche una legge che ponesse un freno alle querele superflue e infondate che fanno perdere tempo e soldi alla giustizia e ai cittadini. Basterebbe una leggina per cui, il querelante infondato paga, oltre alle spese legali, che so, il 40% della somma richiesta come risarcimento del danno inesistente alla sua immagine! E mi piacerebbe pure che anche nel diritto civile esistesse una potestà da parte del giudice inquirente di scartare le cause fasulle o infondate, magari multando chi ne fa troppe in preda di delirio monomaniaco. Il mondo non ha tempo da perdere con gentaglia ubriaca di se stessa.
    De Mita definì Renzi un uomo con opinioni di una stupidità insopportabile. Renzi disse “De Mita pensa solo alla poltrona”. Oggi fanno una lista comune a sostegno di De Luca, lo stesso che definì De Mita “il male della Campania”. La malapolitica italiana continua a mettere insieme persone che si disprezzano e odiano, anzi col Rosatellum questa impossibilità politica e psicologica, grazie a Renzi, è diventata legge imperante ed è proprio Renzi il marrano che si oppone a cambiare questo sistema elettorale demenziale senza premio di maggioranza e che addirittura punisce il partito che arriva primo e lo rende succube di un altro che magari è arrivato terzo. Non so quando le follie legislative di Renzi finiranno e cesseremo di vedere i criminali esiti delle stesse ma non sarà mai troppo presto. E con quel pupazzo dementalizzato di Zingaretti, temo che il risanamento del Pd sarà molto lontano ( e mi spiace per Travaglio, Grillo e Di Maio che ci credono).
    Ormai ci sono tre comportamenti diversamente criminali che continuano ad aggirarsi turpemente, come il Covid, in Italia, facendo vittime: il berlusconismo, il renzismo e il salvinismo, e sono talmente simili da aver distrutto totalmente qualsiasi idea di destra o di sinistra, anzi da aver distrutto totalmente qualunque idea di politica, accentrando tutto su sola idea: IL PERSONALISMO, LA MONOMANIA, L’EGO SMISURATO DI QUALCUNO, sotto cui c’è il niente assoluto.
    Ora ci dicono che la fondazione di Renzi ha incassato 160.000 euro dall’imprenditore che sta testando i vaccini. Sarà per questo che Renzi ci vuole vaccinare tutti e che vuole che il vaccino sia obbligatorio? Siamo le mucche da mungere per il suo patrimonio personale? Per uno che voleva abolire lo stato sociale e chiudere gli ospedali pubblici, sembra difficile pensare che Renzi si preoccupi della nostra salute, ma a paragone di quello che sta facendo col vaccino la truffa di Fontana coi camici sarebbe una bazzeccola. Ma quanta sinistra e quanto cristianesimo ci saranno in uno che come Dio conosce solo il dio denaro?

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    • l’articolo della Lucarelli è efficace, ma occorre distinguere bene Renzi da Andreotti e Berlusconi, a cui è accostato.
      Andreotti è stato, nel bene e nel male, forse più nel male che nel bene, un grande politico: era abile, preparato, intelligente, laddove Renzi è solo furbo (e non sempre). Andreotti riuscì a sopravvivere e a influire sulla politica nazionale per quasi cinquant’anni; il renzismo è durato meno di un lustro, prima di naufragare sullo scoglio dell’ego smisurato del leader di Rignano. Andreotti accettò spesso ruoli secondari e non di facciata, continuando a gestire il potere da dietro le quinte: non fu solo sette volte presidente del Consiglio, fu ministro, sottosegretario etc. etc.; Renzi invece non riesce ad accettare alcun ruolo diverso da quello del protagonista: non accetterebbe mai di entrare in un governo se non ne fosse il Capo; preferisce mandare avanti degli avatar senza arte né parte, nell’attesa di rientrare in campo da titolare (aspetta e spera).
      Berlusconi ha più affinità con Renzi: populista, affabulatore, grande comunicatore. Però il renzismo non è sullo stesso piano del berlusconismo: ne è solo la brutta copia. I risultati che Berlusconi ha ottenuto Renzi li può solo sognare: Berlusconi ha creato un partito dal nulla e l’ha portato ad essere il partito di maggioranza relativa, Renzi ha creato un partitucolo del 5% e l’ha portato al 2%. Berlusconi ha vinto tre elezioni (1994, 2001, 2008), Renzi ne ha fatta solo una, e ha disastrato il suo partito portandolo al 18%. Berlusconi è riuscito per diversi anni a tenere assieme partiti diversissimi in una coalizione, Renzi non è riuscito a tenere assieme le correnti del suo partito. E così via.
      Questo non per dire che Berlusconi o Andreotti siano apprezzabili, ma che rispetto a Renzi sono dei giganti.

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  8. Ahahahahahah, meglio di Zelig!
    Odiano, coprono di insulti e contumelie quello che ha permesso la nascita di un governo abusivo e farlocco.
    Aborrono colui che per immondi interessi personali continua a permettere ad un manipolo di incapaci analfabeti di rovinare il paese.
    Dovrebbero venerarlo come un dio e sopratutto dovrebbe farlo il clown pregiudicato, che varando il più osceno esecutivo della repubblica, oltre a salvare gli inetti in carica, ha salvato pure il sedere del figlio!
    Buffoni!

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    • ma lei è sicuro di quel che scrive? Prima di essere Salviniano dovrebbe essere Italiano e non chiudere gli occhi davanti ai successi dei governi Conte in una situazione complicatissima. E’ questione di onestá, non di tifoseria

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  9. Si sbaglia, non sono Salviniano e l’unico tifo che conosco è quello per il Milan.
    Il tifo è di chi si ostina a non riconoscere la pochezza di questo esecutivo e non vede le magagne che continuano a tenerlo in vita.
    Il fatto di giudicare male 5s e PD non configura obbligatoriamente una presa di posizione per altri competitor.
    Non che questo costituirebbe di per sé un delitto, ma non posso attribuirmi un colore che non ho.
    Il fatto è che come teorizzato da alcune menti dedite al pensiero ed alla filosofia, è molto più facile essere creduti quando si mente, piuttosto a quando si dice la verità.
    In pratica, se dicessi di essere leghista sarei creduto, siccome dico di non esserlo e lo dico da tempo, viceversa non lo sono.
    Tipico!

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