Guardia Sanframondi: “Detto tra noi…”

(Raffaele Pengue) – Selfie, programmi copia incolla, comizio settimanale, la foto di rito, e poi? Ma qual è la consistenza di quel fenomeno quinquennale nel nostro paese che è chiamato rinnovo del sindaco e del consiglio comunale? Dico la consistenza oltre l’apparenza mediatica, le opinioni espresse, i volemose bene, le facce dei candidati. Sapete come la penso, sapete che la sintesi del peggio che comanda da lustri Guardia Sanframondi suscita in me – come penso in tanti miei concittadini -, qualcosa di più del dissenso e dell’opposizione. Indignazione, a tratti perfino disgusto al solo vederli e sentirli. Ma quando il peggior settarismo si unisce al peggior trasformismo che è l’esatta negazione di quel che il puro buon senso, la realtà, l’inavvertenza del declino morale di una società verso cui ci portano al galoppo, negazione di ogni senso di comunità, di civiltà, di priorità legate alla vita reale delle persone, delle famiglie, della gente, non hai più voglia di sottoporre a critica chi sul versante opposto afferma di opporsi a loro. Però possiamo chiederci una volta, almeno una volta che altro c’è di solido, di credibile, di fondato oltre le loro facce, gli slogan e le dichiarazioni dei loro candidati? Si può costruire una credibile alternativa ai poteri armati e accessoriati solo con il tifo e la Falanghina intorno? Può bastare l’uso dei social per combattere una vera battaglia di civiltà per questo disgraziato paese? Si può far rinascere un paese, rifondare soprattutto moralmente una comunità con qualche palliativo come quello del turismo enogastronomico – ben sapendo che l’economia, soprattutto giovanile, non lo consente -, qualche piccola battaglia simbolica e poi nient’altro? No, non può bastare. Soprattutto quando si tende ad isolare chi vorrebbe realmente contribuire al cambiamento, etichettandolo addirittura come infiltrato. Inaccettabile! Si qualcosa magari c’è, qualche buona precedente esperienza amministrativa, qualcuno che se la cava, qualche faccia credibile e rispettabile. Ma poi basta, il vuoto; nessuna vera strategia oltre la solita tattica elettorale più contorno di selfie. Il deserto, e gli slogan nel deserto, come l’incontro di stasera dal ballatoio di piazza Castello. Non tornerò a ripeterlo, magari prima del voto lo scriverò una volta, per ora lo dico solo a voi amici della lista Esserci. Non mi va di far la cassandra e poi se consideri chi c’è al potere, chi abita il Palazzo, tutti gli altri se, ma, boh, finiscono in un angolo; capisco pure che non puoi perder tempo a “sottilizzare” sulla reale consistenza di quell’alternativa se hai la certezza che quel potere fa male. Ma ogni tanto, a bassa voce, in un orecchio, diciamocelo pure noi. Non bastano due facce, quattro slogan, frasi alla Papa Francesco per costruire una seria alternativa al “regime” panziano. Per battere il “regime” panziano. Ce lo siamo detti, non ce lo ripeteremo. Io non so se sarò con voi. Ma dovevamo dircelo, senza ipocrisia. Con la speranza di sbagliarci o di vederla io troppo negativamente…

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