Il chip nel nostro cervello

(Vittorio Macioce) – Elon Musk non ha paura della fantascienza. Il suo romanzo preferito è Guida galattica per gli autostoppisti di Douglas Adams. L’ha letto quando non aveva ancora dieci anni e le avventure di Arthur Dent lo accompagnano da tutta una vita. Il suo sogno è rendere reale quello che abbiamo immaginato nel secolo scorso: macchine senza pilota, magari volanti, androidi con intelligenza artificiale, viaggi su Marte, cyborg e qualche partita a scacchi con la morte. L’importante è non prendersi davvero troppo sul serio, perché il senso della vita è indecifrabile e la risposta a tutto, come sanno gli autostoppisti, è comunque 42.

L’ultima scommessa di Elon Musk è un microchip impiantato nel cervello umano in grado di dialogare via bluetooth con pc, tablet, smartphone, elettrodomestici, automobili e tutto ciò che è intelligenza artificiale. È la mente collegata direttamente in rete. Il chip è piccolo come una moneta e viene inserito con una veloce operazione in anestesia locale dietro la nuca. È collegato alla corteccia cerebrale con 1.024 fili sottili come capelli. Non solo dovrebbero dialogare con i neuroni, ma servono anche come scheda di memoria. È un po’ come quando Albus Silente nella saga di Harry Potter recupera i pensieri perduti e li rivede nella vasca del pensatoio. La tecnologia in questo caso insegue la magia. Il nome del microchip è The Link.

Elon Musk sostiene che il suo progetto sia la frontiera della medicina. The Link sarà necessario per combattere le malattie della memoria, la demenza, i danni cerebrali o a riparare i danni della spina dorsale, con la speranza di far camminare chi è rimasto paralizzato dopo un incidente. Questo, però, al momento è un futuro ipotetico. Il presente è l’esperimento presentato in diretta mondiale la scorsa notte. È la neurofavola dei tre porcellini o dei cypork: uno che ha il chip, l’altro che lo ha avuto e gli è stato tolto, il terzo che non lo ha mai avuto. La protagonista è Gertrude. È lei la cypork. Se ne va in giro a muso basso a odorare il mondo che la circonda. Su uno schermo si illuminano una serie di punti. È il segno che si stanno attivando alcuni neuroni in una parte del cervello. Tutto qui? Sì e in effetti un po’ di delusione c’è. L’interfaccia cervello-computer è già stata sperimentata su cervelli umani nel 2006. La differenza è la dimensione del chip e la connessione con la corteccia cerebrale. Non è poco, ma come ha detto lo stesso Musk per ora la magia è una sorta di un fitbit nel cranio. È come l’orologio che conta i passi e segna il battito del cuore.

Quello che conta è il progetto. Tocca fidarsi. Elon Musk è una personalità complessa. Per qualcuno è un venditore di elisir miracolosi che ricorda certi «Doc» del Far West, un po’ cavadenti e aggiustaossa, un po’ imbonitori e fattucchieri. Quelli che temono i suoi sogni e lo accusano di portare l’uomo oltre i confini della natura lo vedono come Faust, così ingordo di soldi e di gloria da vendersi l’anima al diavolo. C’è chi ama la sua capacità di andare al di là dell’orizzonte, testardo, geniale, ossessivo, con la voglia di superare i limiti della condizione umana, tracciando in solitaria sentieri mai solcati. Elon Musk come Prometeo, pronto a rubare il fuoco agli dèi.https://7c15b000deff39db3dd4c5745883f3fe.safeframe.googlesyndication.com/safeframe/1-0-37/html/container.html

La sua sfida è affascinante. È chiaro che apre tante domande. Non a caso Musk ha detto che tutta questa storia assomiglia a un episodio di Black Mirror. Il riferimento probabilmente è a The Entire History of You. È un mondo nel quale tutti hanno un chip nella testa dove raccogliere i propri ricordi, con la possibilità di rivederli insieme. È una società dove il privato è maledettamente pubblico. Tutto è trasparente. Tutto è controllabile. Tutto è manipolabile. Tutto è connesso. Non è il migliore dei mondi possibili. Allora si torna a un discorso antico. L’uomo è sempre più potente, ma la sua etica è quella di sempre, fragile e micragnosa. Un superuomo tecnologico e senz’anima. Allora bisogna ricordarsi della Guida galattica per gli autostoppisti. «Lontano, nei dimenticati spazi non segnati nelle carte geografiche dell’estremo limite della Spirale Ovest della Galassia, c’è un piccolo e insignificante sole giallo. A orbitare intorno a esso, alla distanza di centoquarantanove milioni di chilometri, c’è un piccolo, pianeta azzurro-verde, le cui forme di vita, discendenti dalle scimmie, sono così incredibilmente primitive che credono ancora che gli orologi da polso digitali siano un’ottima invenzione».

13 replies

  1. Forza, dai, giù con le solite fake, abbiamo necessità di arginare il problema, perché ci sta sfuggendo di mano; allora dare risalto soprattutto a: scie chimiche, rettiliani, “malvagi nelle stanze dei bottoni “(cit. Merlo), micrichip sotto pelle…. Ah, no, dalla regia mi dicono che stanno veramente lavorando sul pezzo…

    Contrordine kompagni: non inserire più “micrichip sotto pelle” insieme al solito bric-à-brac sputtanante i complottari… Cazzo, vuoi vedere che la Befana esiste davvero? Non ci sono più le incertezze di una volta, mannaggia…

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    • @SOMARO CRIMINALE NEGAZIONISTA

      Hai dei problemi di relazione interpersonale. E’ chiaro.
      Soffri di manie di persecusioni.
      Vedi complotti ovunque.
      Vivi in una tua bolla autistica.
      Hai mai pensato di seguire un corso di formazione?
      Anche a dispense?

      Comincia con questo.

      Per quelli come te CHE NON ESERCITANO.
      🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣

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      • Adesso avresti pure la pretesa di sapere cosa volessi dire? Ma cosa dava da mangiare al tuo ego tua madre quando eri piccolo: RedBull? No COGLIONE volevo proprio dire quello che ho detto: e poi dicono che quelli di sinistra avrebbero l’esclusiva sull’ironia, perché intellettualmente “fini”, “fini” (ogni rif. pur. casua.) PS: e smettila con l’incontinenza adolescenziale da emoticon, non fai un gran servizio ai tuoi kompagni di sezione…

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  2. Al primo che mi propone il chip, sparerò volentieri in bocca e ,fino a quando sarebbe inutile mettermelo, continuerò volentieri a qualunque altro.

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    • @ Luigi
      Te ne suggerisco UNO su cui potresti esercitare a prendere la mira e metaforicamente colpire a colpo sicuro cosi da tacitarlo e chiudergli la bocca per i suoi sproloqui continui di tutti i santi giorni : Jerome B ! Di certo renderesti un gran servizio a GATTO che (forse) te ne sarebbe grato !

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      • Sì, Danilo, sarei molto grato, ma come vedi, Jerome è riuscito a mettersi contro persino gli “algoritmi” (cattivi) che , sempre più spesso, gli bannano i turpiloquî giornalieri, lasciando le mie risposte. lì, da sole, senza più senso: vincit omina veritas! In un modo o nell’altro…

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  3. Mah… prima o poi. Ad ogni modo, visto il telefono che uso davvero mi dovranno mettere un transistor in testa per controllarmi. Al limite ci guadagno e non mi sbaglio piu’ sul resto alla cassa.

    Fuor di metafora, chi controlla il compiler controlla tutto il resto. Poi viene il cavo, chi lo controlla sa cosa ci passa.

    Controllando il compiler che traduce il in binario, controllando il cavo, il medium attraverso il quale passa l’informazione, siamo gia’ in padella.

    Senza sangue non cambia nulla. Presto verra’ il momento di Zotta Continua.

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  4. Pingback: Il chip nel nostro cervello — infosannio | IL PENSIERO IMPOPOLARE

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