Napoli: il lento quanto inesorabile degrado del Vomero

Da “quartiere dei broccoli” a simbolo dell’abbandono della Città

“C’era una volta il Vomero. E non c’è più “, così si conclude l’articolo pubblicato oggi sul quotidiano “Il Mattino”, a firma del giornalista Giuseppe Crimaldi. Tutto vero e condivisibile. Il quartiere collinare sta morendo, anzi, per certi aspetti, è già morto  – esordisce Gennaro Capodanno, presidente del Comitato Valori collinari, che al Vomero è nato e dove ha sempre vissuto, e che del quartiere collinare ha potuto osservare, descrivendolo in migliaia di comunicati e di lettere, il lento quanto inesorabile degrado soprattutto sociale oltre che urbano, pure ricoprendo ruoli istituzionali, come quando negli anni ’80 fu eletto a capo della circoscrizione vomerese quale presidente -. I recenti episodi verificatisi nel popoloso quartiere collinare partenopeo, rappresentano solo la punta di un iceberg che parla, in maniera inquietante, oltre che di degrado anche di solitudine e di isolamento sociale “.

            “ Un linguaggio che potrebbe sembrare del tutto fuori luogo in un’area di poco più di due chilometri quadrati, abitata da circa 48 mila napoletani, con una densità abitativa dunque superiore ai 22mila abitanti a chilometro quadrato – puntualizza Capodanno -. Tanti, se solo si pensi che la densità abitativa media italiana e di poco superiore ai 200 abitanti a chilometro quadrato, meno di un centesimo di quella del Vomero, e che lo Stato più densamente popolato del mondo è Macao in Cina con poco più di 20mila abitanti a chilometro quadrato. Ma oramai i vomeresi vivono come tante monadi, ognuno per proprio conto, ignorando gli altri e ciò che accade nel loro intorno. Ci sono famiglie che abitano da lustri nei palazzi e non s’interessano neppure di sapere chi sono i loro vicini di pianerottolo. Lo sanno bene anche i ladri d’appartamento che agiscono indisturbati, grazie anche al silenzio di quanti avvertono i rumori e gli strani movimenti e non fanno nulla per farli cogliere sul fatto, o gli aggressori d’inermi passanti, molti dei quali giovani, bersagli delle famigerate baby gang, che imperversano da tempo nel quartiere, e che sanno di poter contare sul fatto che difficilmente qualcuno interverrà a difendere i malcapitati “.

            “ Vittime principali di questo stato di cose sono gli anziani, presenti in gran numero nel quartiere collinare, anche perché non è stata mai realizzata alcuna struttura pubblica al coperto ad essi destinata, per consentirgli d’incontrarsi e di socializzare. La “Casa della socialità”, in via Verrotti, realizzata dal Comune di Napoli, dopo anni attende ancora di essere inaugurata. Persone avanti negli anni che hanno fatto però la fortuna di tanti privati che, vista la mancanza di analoghe strutture pubbliche, hanno trasformato civili abitazioni in “case per anziani” dove vengono applicate rette mensili iperboliche per ospitarli in una camera. Al Vomero ce ne sono tantissime  – prosegue Capodanno -. Infatti dai dati demografici pubblicati sul sito del Comune di Napoli emerge che nell’ambito della Municipalità 5, costituita dai quartieri Vomero ed Arenella, il rapporto percentuale tra la popolazione con 65 anni e più e quella con meno di 15 anni, il cosiddetto indice di vecchiaia, scelto quale indicatore sintetico del grado di invecchiamento della popolazione, risulta superiore a 100. Infatti, nella Municipalità 5 è pari a 168,45%, superiore al dato cittadino (91,13%), e, soprattutto, superiore a quello nazionale (131,4%) “.

            “ A fronte di questo stato di cose, qui parzialmente descritto, bisogna rilevare il profondo cambiamento che il quartiere ha subito negli ultimi lustri, anche per la totale latitanza delle istituzioni preposte e la mancanza di un’idonea quanto indispensabile programmazione – osserva Capodanno -. Scomparsi quasi del tutto i luoghi di aggregazione sociale. A partire dagli esercizi commerciali, la maggior parte dei quali erano a carattere familiare e si tramandavano da padre in figlio di generazioni di vomeresi, dove la gente s’intratteneva a parlare, al punto che alcuni si erano dotati anche di seggiole dove i clienti si accomodavano a conversare in attesa del loro turno, esercizi sostituiti da anonimi quanto glaciali megastore di marche internazionali, popolati di commessi che la sera prendono il metrò per tornarsene a casa. Chiuse molte librerie, come la libreria Guida Merliani, l’Internazionale, la libreria Loffredo, scomparse ben cinque delle otto sale cinematografiche presenti negli anni ’60, sparito il  megastore FNAC con il forum che negli anni era diventato un vero e proprio punto di riferimento per giovani e meno giovani con i suoi appuntamenti culturali quotidiani. Scomparso anche uno dei simboli del quartiere collinare, la palma posta al centro della più antica e prestigiosa piazza del quartiere, piazza Vanvitelli, aggredita ed uccisa dal famigerato punteruolo rosso, ma anche dall’indifferenza di chi non mosse un dito per tentare di salvarla. Sono sorti invece come funghi bar, pub, ristoranti e sfizioserie. Insomma nel quartiere collinare  oggi  si riempiono le pance mentre per alimentare la mente non resta quasi nulla “.

            “ E la cosa più grave – conclude Capodanno – è che questo stato di cose appare al momento del tutto irreversibile, anzi si aggrava ogni giorno di più, complice anche il degrado urbano, con strade trasformate, dalle sempre più frequenti buche ed avvallamenti, in percorsi di guerra, con gli storici platani decimati dal cancro colorato e dalla tingide, con cumuli di spazzatura e suppellettili lasciate per giorni sulle carreggiate, con le aiuole ridotte in uno strato pietoso senza un filo d’erba e trasformate in ricettacoli di rifiuti, mentre le erbacce crescono come selve lungo i marciapiedi e il parco della villa Floridiana resta ingabbiato in una selva di reticolati. Anche il tempo non è più lo stesso, da quando lo storico orologio di piazza Vanvitelli si è messo a dare i numeri, segnando orari sballati, senza che si provvedesse a ripristinarlo. E intanto cresce la paura per la mancanza di sicurezza con ladri che entrano in azione anche in pieno giorno, come dimostra il furto della valigia da un’autovettura parcheggiata nei pressi di via Luca Giordano, avvenuto intorno a mezzogiorno di sabato scorso. Sicché alla fine gli unici a fregarsi le mani sono delinquenti e malavitosi  che, nel ventre molle del quartiere collinare, hanno negli anni costruito e consolidato le loro cospicue fortune “.

2 replies

  1. Manco da Napoli da 60 anni e noto che nessuno ha commentato questa situazione disastrosa. Consideravo il Vomero un quartiere alto per la posizione e gli abitanti, io ero nel vasto. Ma è possibile ridursi in questo stato senza che nessuno se ne accorga??? Possiamo ancora chiamare gli abitanti del Vomero cittadini?

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  2. Purtroppo, fa strano ammetterlo, non ci sono più le brave persone di una volta: molti sono morti, altri se ne sono andati, molti si sono fatti vecchi.
    Le nuove generazioni fanno rimpiangere e di molto quelle passate: è un degrado di educazione, di cultura, di empatia, di solidarietà, di onestà, di semplicità, in una parola di civiltà.
    Il declino economico ed urbano sono solo l’ultimo anello di una spirale perversa che nessuno ha più voglia e tempo di spezzare.
    Un processo preoccupante e triste perché appare irreversibile nella sua globalità, che accomuna tante città italiane ma che forse proprio a Napoli e, in particolare, al Vomero fa vedere tutti i suoi effetti nefasti.
    Quello che era uno dei quartieri più vivaci, moderni e sicuri, ben abitato e frequentato da giovani famiglie, è diventato, nel volgere di qualche decennio, un agglomerato urbano spento, povero, sporco, pericoloso.
    E la bella umanità di un tempo non c’è più: o rintanata in casa o sparita per l’incedere inesorabile del tempo.
    Con grande rimpianto.

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