Le storie delle maestre costrette a spostamenti assurdi per entrare in ruolo

Che gli insegnanti, di ogni ordine e ruolo, siano da sempre una delle classi di lavoratori più bistrattati, in Italia, si sa: sacrificio, spirito di abnegazione e passione non sono bastati finora a garantire delle condizioni contrattuali dignitose. Da quest’anno, poi, è entrata in vigore una norma che sta assumendo dei contorni paradossali: chi entra in ruolo nell’anno scolastico 2020/2021 avrà l’obbligo di rimanere 5 anni nel luogo di assegnazione per non perdere l’immissione.
Oltre a ciò, il fatto che le assegnazioni non avvengano in presenza ma in via telematica, fa sì che non siano registrate in tempo reale le rinunce da parte dei docenti inseriti nelle graduatorie di esaurimento con riserva: docenti inseriti con punteggio maggiore siano stati assegnati a province lontane e diverse da quella richiesta mentre docenti con punteggio minore hanno ottenuto la assegnazione sulla provincia richiesta.

Insomma, un grande caos. Un caos generato inizialmente per favorire la continuità, i 5 anni dovrebbero rappresentare un ciclo scolastico, infatti. Ma per le scuole dell’infanzia e le medie, che hanno cicli di tre anni, non è così. Oltretutto, insegnanti che si trovavano in certe scuole a ciclo già avviato saranno costretti a trasferirsi di fatto interrompendo la propria esperienza.

Trasferimenti

Per molte insegnanti e maestre, poi, si tratterà di modificare totalmente la loro vita: quasi tutte le persone entrate in ruolo quest’anno saranno costrette a trasferimenti o in altre province o a decine di chilometri dalla propria abitazione. E se si rinuncia al trasferimento, si perde l’assegnamento di ruolo. Quasi un ricatto, verrebbe da pensare. E per chi pensa che trasferirsi a decine se non centinaia di chilometri sia troppo complicato, non rimane che il pendolarismo, con ovvie ripercussioni economiche e personali.

La testimonianza

«Con alcune colleghe abbiamo fatto il calcolo che in un mese, per andare tutti i giorni dalle nostre residenze ai luoghi assegnati potremmo arrivare a spendere anche 700 euro di benzina e autostrada, percependo uno stipendio di poco più che 1000 euro ed esaurendolo così in baby sitter che devono badare ai nostri figli mentre noi andiamo e torniamo dal lavoro». Mentre parliamo, ad un’insegnante arriva la conferma dell’assegnazione ad Ampezzo. Lei è di Udine, dove ha insegnato in supplenza gli ultimi anni aspettando la notizia dell’entrata in ruolo. Ce lo comunica con la voce rotta dal pianto, pensa a come farà a gestire la sua vita, i suoi figli piccoli.

Le proteste

Questa situazione sta creando enormi problemi a tante famiglie: le richieste di vicinanza espresse dai docenti per lo più sono legate al luogo di residenza e ai loro rapporti familiari.La questione fa emergere la riflessione a questo punto, su che senso abbia avere un punteggio maggiore o minore in una graduatoria di concorso, se il senso stesso della graduatoria di merito viene completamente vanificato. Prima di questa norma, se la destinazione era distante si poteva chiedere la mobilità o un’assegnazione temporanea per avvicinamento per motivi familiari, che comprendevano la legge 104, ma anche l’avere dei figli molto piccoli. Da quest’anno e per cinque anni non si può più richiedere questa domanda di assegnazione provvisoria. Da qui le proteste di migliaia di insegnanti in tutta Italia, che corrono attraverso canali ufficiali ma anche sui social.

I docenti neo immessi chiedono dunque un intervento da parte del Ministero dell’Istruzione che riconsideri questa norma e che  vengano ripristinate le stesse condizioni contrattuali sulla mobilità (ovvero trasferimenti, assegnazioni provvisorie, utilizzazioni) che continuano ad interessare tutti i docenti finora già immessi in ruolo nelle graduatorie di merito e ad esaurimento.

Le perplessità

«Siamo cadute dalle nuvole – ci racconta Anna Crucil, amministratrice della pagina Facebook “NO AL VINCOLO DEI 5 ANNI INSEGNANTI” –. Questa modifica è stata fatta in tempo di Covid e nessuno ci aveva anticipato nulla. In questo modo si va contro le famiglie, che sono già disgregate per mille motivi. La legge, inoltre, è stata retroattiva, per chi aveva già vinto il concorso: se io avessi saputo queste cose tre anni fa non avrei accettato, perché nel contratto non era assolutamente prevista una clausola di questo tipo». 
Come è facile immaginare, saranno in tante a rinunciare al ruolo, pur di non essere costrette a trasferimenti lontani da casa.
«Chi ha fatto questa norma non ha pensato alle difficoltà delle famiglie, né al peso economico di questa scelta, né al fatto che molte di noi trascorreranno così più tempo in auto che non con i propri cari», conclude la Crucil. Lei, residente di San Pietro al Natisone, è stata assegnata ad Ampezzo, dove dovrebbe trascorrere i prossimi 5 anni.“

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