Guardia Sanframondi: “Solo Pirandello ci può aiutare. Dategli l’incarico di sindaco”

(Raffaele Pengue) – Guardia Sanframondi: come possiamo leggere i giorni che stiamo vivendo sotto il profilo politico o addirittura culturale? A qualcuno scapperà subito da ridere per l’accostamento ardito tra cultura e la misera giostra politica nostrana del presente. Ma anche i periodi più bassi e confusi di una comunità hanno una loro chiave di lettura culturale. In questo paese – per alcuni, apprezzabile fucina artistica e teatrale -, siamo entrati nella fase pirandelliana della politica: il relativismo assoluto, il gioco delle parti e delle combinazioni, il paradosso come criterio di scelta e di comprensione, il rovesciamento continuo dei ruoli e degli scopi. Tutti, in queste ore convulse, possono ancora allearsi con tutti e con nessuno, tutti possono recitare a soggetto, tutti restano prigionieri di se stessi prima che della situazione, ciascuno può augurarsi di accordarsi, di sottrarsi a ogni accordo, di stare fuori, dentro, sopra o sotto le intese, senza mai coincidere in modo definitivo. Le variabili sono infinite e impazzite. A tutti conviene non andare ad amministrare questo disgraziato paese, a nessuno poi conviene amministrare in condominio, ma tutti professano di voler amministrare per salvare questa “straordinaria gemma del Sud” e si dichiarano pronti a dialogare con tutti. È la babele allo stato puro, il caos prima della creazione. Un gioco di luci e ombre, comparse e scomparse, posizioni e fluttuazioni di quel grande palcoscenico che è la condizione umana. Del resto, come si può spiegare perché ora una parte dei cittadini guardiesi si affida a un Sebastianelli improbabile o a un Di Lonardo ambiguo, dopo un folgorante (!!!) Floriano, se non il teatro di Pirandello che è uscito dalle scene ed è entrato nella realtà guardiese, e si è fatto politica. Solo Pirandello, infatti, oggi può spiegare quello che sta succedendo a Guardia, tra schifati e scafati, gente che schifa tutto e poi è pronta ad allearsi con tutti. Solo Pirandello può capire la mimica del candidato alla notizia del rischio esclusione dalla competizione regionale, o le prediche on the vigna di colui che da una vita “ci prova”, o il rapporto contorto tra il paleo-mastelliano e la sua storia politica, e soprattutto potrà dare una spiegazione illogica a ciò che sta accadendo. Intanto la tela di Penelope si tesse di giorno, si disfa di sera. Tutto in queste ore è esilarante, come il gas. Ma come il gas, è letale. Saranno le esalazioni che emergono dalle strade di Guardia, saranno le voragini che si aprono nella logica e nei bilanci del Comune. Sarà che non riusciamo a liberarci del negativo perché si sono chiuse e tombate le discariche della politica, non c’è nessuna nuova Calvese in cui scaricare i rifiuti accumulati. C’è qualcosa di assurdo e malefico nell’aria che non riusciamo a decifrare. Solo Pirandello ci può aiutare. Dategli l’incarico di sindaco.

1 reply

  1. Chiedo scusa posto la poesia corretta:

    A Emilio

    L’Emilio, presso al canto del camino scoppiettante, ronfava,
    perché una sposa non avea, continuamente domandava,
    il bel fuoco, ravvivatosi, rispondeva con scintille e lingue biforcute:
    – 1, 2, 3, 5 aspetta e vedrai che da un giorno a l’altro ne avrai mille;
    ma l’Emilio bitorzuto e dagli abiti bisunti,
    invecchiava senza amor mentre crescevano i defunti;
    non era mai felice pensando a l’amore
    che a parer suo, mai degno di fiordalisi e belle rose.
    Una donnina per favore! Al bel fuoco richiedeva
    e il fuoco gentilmente col suo calore rispondeva.
    Ad un anno imprecisato ecco l’Emilio innamorato,
    una sposa di carbone per lui che è un gran signore.
    Passano i mesi e passano gli anni e la coppia innamorata
    si dipinge senza inganni.
    L’Emilio va passeggiando, vestito a nuovo e profumato,
    mentre la sposina, presso al focolare, pensa al suo sposo cucinato..
    Le notti erano fuochi d’artificio,
    calze, mutande e reggi seni nel lettone
    con l’Emilio che sprofondava oltre dì di ogni emozione.
    Ma una notte, senza luna, si ode la sposina urlare di paura;
    al povero Emilio era andata via la virgola
    lasciandola nel lettone che par dipinta e singola.
    Dal cielo adesso l’Emilio guarda corrucciato
    la sposina e il via vai che ha generato!

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