E Salvini finì spiaggiato

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – 7 agosto 2019. Matteo Salvini, reduce dalle pirotecniche vacanze al Papeete Beach di Milano Marittima, incassa in Senato il secondo successo in tre giorni, dopo l’approvazione del dl Sicurezza-bis: rompe il Contratto di governo coi 5Stelle e vota la mozione Pd pro Tav Torino-Lione con dem, FI e FdI, respingendo quella contraria del M5S. Poi incontra in segreto il premier Giuseppe Conte per 50 minuti a Palazzo Chigi. E gli preannuncia la crisi di governo per andare alle elezioni anticipate. Conte, basito, gli fa più o meno questo discorso: “Ti avevo già detto dopo la tua vittoria alle Europee che, se volevi, si poteva andare al voto anche il giorno dopo. Tra l’altro avevi il pretesto degli attacchi ricevuti dal M5S in campagna elettorale. Ma tu hai detto no. E l’hai ribadito anche pubblicamente, per due mesi. Anche quando il presidente Mattarella ha fatto notare che, per sciogliere le Camere e votare in settembre in tempo per formare un nuovo governo e approvare la legge di Bilancio, non si poteva aprire la crisi oltre il 20 luglio. L’hai lasciato congedare lo staff per le vacanze, hai garantito a Giorgetti che poteva partire tranquillo e ora cambi idea? Mi spieghi perché?”. Salvini farfuglia di “casini interni”, di “successo alle Europee da capitalizzare”, ma si capisce che vuole pure giocare d’anticipo sugli scandali leghisti (Russiagate, voli di Stato, 49 milioni, Siri, Arata & C.). Pesano anche l’imbarazzo per non avere un candidato credibile come commissario Ue e il pressing dei presidenti nordisti Zaia e Fontana su quell’autonomia differenziata che gli farebbe perdere voti al Sud. Aggiunge: “Non tengo più i miei, mi serve una campagna elettorale per compattare la Lega, c’è chi vuole farmi fuori, non posso più rinviare”. E intima a Conte di dimettersi su due piedi per “votare subito, a settembre”.

Il premier gli tiene una piccola lezione di diritto parlamentare e costituzionale, spiegandogli alcuni passaggi che sembrano sfuggirgli: “Matteo, ti fai delle pie illusioni. Io non è che mi dimetto perché tu vieni qui a dirmi che lasci la maggioranza. Devi presentare una mozione di sfiducia in Parlamento, massima trasparenza. La via maestra è tornare dove abbiamo ricevuto la fiducia. In passato le crisi si facevano nei corridoi di palazzo o nelle segreterie dei partiti: io voglio fare tutto alla luce del sole. Tu dovrai esserci, al contrario del dibattito sullo scandalo russo, e spiegare guardandomi negli occhi perché mi levi la fiducia. Poi dovrai passarmi davanti e votarmi contro. E i tempi tecnici per votare a settembre non ci sono”. Il congedo è raggelante: “Pensaci bene stanotte. Parla con i tuoi consiglieri, se ne hai. Poi fammi sapere”.

Salvini promette di pensarci e corre a Sabaudia per un comizio (parlerà del governo al passato: “È stato un anno bello, ma qualcosa si è rotto”, senza però ufficializzare la crisi). Per strada, invia un sms all’altro vicepremier, Luigi Di Maio: “Chiama Conte, che ti deve dire una cosa”. Di Maio invece chiama lui: “Dimmela tu, in faccia”. Salvini ripete: “Non tengo più i miei, il governo è finito, andiamo a votare”. E il capo grillino: “Tu stai tradendo anche l’ultimo impegno, quello di governare cinque anni. La tua parola non vale più niente”. Da allora i due, almeno a voce, non si parleranno più.

8 agosto. Conte compie 55 anni. Sale al Colle e aggiorna riservatamente Mattarella. Poi Salvini torna da lui e conferma la rottura. Insiste sul “governo dei no”, aggiunge che molti dei suoi non vogliono saperne del taglio di un terzo dei parlamentari che dev’essere approvato in quarta e ultima lettura il 9 settembre. Pare si accorga solo ora che la legge costituzionale impone una nuova legge elettorale per ridisegnare i collegi, così non si potrebbe più votare fino a primavera: un rischio troppo grosso, con le inchieste sulla Lega che potrebbero esplodere. Meglio “capitalizzare subito i consensi delle Europee”, prima che inizi la luna calante: “Andiamo a votare in fretta”.

Il premier lo avverte: “Questo non è il governo dei no, stiamo lavorando moltissimo: non provare a screditare il lavoro mio e dei miei ministri, perché io ti smentirò pubblicamente”. Poi prosegue la lezione: le elezioni a settembre se le scorda, la finestra si è chiusa il 20 luglio, ora bisogna richiamare tutti i parlamentari dalle ferie, fissare il dibattito in Senato e poi alla Camera, a cui seguiranno le consultazioni del presidente Sergio Mattarella, la verifica di eventuali maggioranze alternative e, se non ce ne sono, lo scioglimento delle Camere. Il tutto, in un mese circa: dunque si voterebbe a fine ottobre, il nuovo governo partirebbe a novembre e potrebbe al massimo stilare la legge di Bilancio, ma non approvarla entro il 31 dicembre. Dunque – spiega Conte all’attonito Salvini – “il tuo eventuale governo partirebbe sotto i peggiori auspici, trascinando l’Italia, per la prima volta nella storia, all’esercizio provvisorio, con aumento dell’Iva di 23 miliardi, spread alle stelle, speculazione internazionale scatenata contro l’Italia e procedura d’infrazione Ue assicurata (“Non ci sarò più io a sventarla, come a dicembre e a maggio”). Ultimo passaggio: il commissario Ue, che dopo le Europee toccava alla Lega: “Così ti giochi anche quello. Grazie ai buoni rapporti con Ursula von der Leyen, potevo strappare il commissario alla Concorrenza, garantendo per voi. Ma, se fai cadere il governo, avrò le mani libere e indicherò un nome migliore per l’Italia”. Salvini fa spallucce, poi pare quasi scusarsi: “Non pensare che per me sia facile, son due notti che non dormo, non so se faccio bene, ma devo farlo”. “Pensaci molto bene” prova ancora a convincerlo Conte: “Rischi di portare al disastro il Paese, e anche te stesso”. Salvini finge di prendere tempo: “D’accordo, faccio ancora qualche telefonata”. Ma pochi minuti dopo la Lega dirama una nota ufficiale che chiede le elezioni. Poi il vicepremier spara sul “governo dei no e del non fare” e ordina ai parlamentari: “Muovete il culo e tornate dalle vacanze a lavorare come milioni di italiani”. Conte convoca la stampa: “Salvini mi ha detto che vuole capitalizzare il consenso. Ci tratta da scioperanti, mentre lui se ne stava in spiaggia e noi eravamo qui a lavorare. Porto la crisi in Parlamento, sarà la più trasparente della Repubblica”.

9 agosto. La Lega presenta la mozione di sfiducia. Lo spread sale a 238 punti. Salvini: “Chiedo agli italiani di darmi pieni potermi per fare quello che abbiamo promesso senza palle al piede”. Matteo Renzi anticipa al Fatto che proporrà al Pd un governo con i 5Stelle guidato da un tecnico (pensa a Raffaele Cantone) che duri un anno e scongiuri i pieni poteri a Salvini e l’aumento Iva. In realtà teme il voto anticipato che spazzerebbe via la sua corrente, ancora maggioritaria nei gruppi parlamentari ma non più nel nuovo Pd di Nicola Zingaretti.

10 agosto. Beppe Grillo sul blog: “Mi eleverò per salvare l’Italia dai nuovi barbari”. Un sì a un governo col Pd e un no alle elezioni, anche se vuol trattare solo con Zingaretti. Il quale dice no e chiede elezioni subito. Anche Repubblica è sulla linea Salvini-Zingaretti: “Voto subito (ma c’è chi dice no)”.

12 agosto. Sms di Grillo ai suoi: “Le stelle cadenti tornano indietro, ripeto: le stelle cadenti tornano indietro”.

13 agosto. La nave Open Arms con 147 migranti a bordo fa rotta verso l’Italia, i giudici ordinano lo sbarco dei minori, Conte scrive a Salvini di autorizzarlo, ma quello rifiuta.

14 agosto. Conte, Di Maio e Salvini a Genova per ricordare i caduti del ponte Morandi in un clima di gelo totale.

15 agosto. Conte pubblica un’altra lettera a Salvini su Open Arms, accusandolo di “sleale collaborazione” e “strappi istituzionali”. Alla fine Salvini cede. E tenta di bloccare il dialogo M5S-Pd: “Il mio telefono è sempre acceso”. Alcuni suoi emissari, tra cui il sottosegretario Stefano Candiani, offrono a Di Maio di fare il premier. Ma Di Maio: “La frittata è fatta. Salvini si dimetta”.

16 agosto. I 5Stelle, dopo vari abboccamenti con emissari del Pd (oltre a Renzi, i più attivi sono Dario Franceschini e Goffredo Bettini), formano un’unità di crisi in continuo contatto in chat: Di Maio, Casaleggio, Bonafede, Fraccaro, Taverna, Di Battista, i capigruppo Patuanelli e D’Uva, Bugani, Spadafora. Che si incontrano spesso a casa di Pietro Dettori, braccio destro di Casaleggio. E decidono di andare avanti col dialogo, ma solo se il Pd sarà unito intorno a Zingaretti. Anche Dibba è d’accordo: suo padre, fascista, lo sprona al governo col Pd per “fregare il traditore Salvini”.

18 agosto. Grillo invita nella sua casa a Marina di Bibbona (Grosseto) il direttorio M5S, allargato a Roberto Fico. Grillo s’informa sulla serietà delle avance di Salvini, poi lui e gli altri convengono che l’unico tentativo da fare per evitare il voto è quello col Pd. Solo Casaleggio non si esprime. Alla fine, una nota: “Salvini inaffidabile e non più credibile”. Zingaretti cambia idea: non più elezioni, ma “governo a larga base parlamentare”. Prodi lancia la “coalizione Orsola”, nel nome di Ursula von der Leyen eletta un mese prima presidente Ue coi voti di 5S (decisivi), Pd e FI. E chiama Conte per dirgli che ne sarebbe il premier ideale.

20 agosto. Conte in Senato striglia Salvini, seduto accanto a lui, per 48 minuti: “Sei irresponsabile e pericoloso”. Una scena mai vista nella storia repubblicana, che fa il boom di ascolti in tv e sui siti. Alla fine il leghista, travolto dal suo fallimento politico e anche mediatico, ritira in extremis la mozione di sfiducia per restare al governo. Ma il premier annuncia: “Se Salvini non ha il coraggio delle sue scelte, me lo assumo io. Questo governo finisce qui”. E sale al Colle a dimettersi.

21 agosto. Zingaretti al Messaggero: su Conte premier “zero margini”: “Conte non va bene: non si può dire che gli altri, ovvero Salvini, hanno sbagliato, e riprendere a governare come se nulla fosse cambiando solo alleato”. Invece “nessun veto su Di Maio”. Ma Renzi dice al Fatto: “Sì a Conte”.

22 agosto. Zingaretti propone i 5 punti programmatici del Pd, Di Maio i 10 del M5S. Mattarella chiede una soluzione “in tempi brevi” e dà 5 giorni ai partiti, poi scioglierà le Camere. Conte, dopo il brindisi di saluto allo staff di Palazzo Chigi, se ne va nella casa in collina della compagna Olivia Palladino con lei e i rispettivi figli: si sente ormai fuori gioco, stacca i telefoni per non intralciare il dialogo M5S-Pd, ritenendosi divisivo e inviso ai dem, e prepara il G8 di Biarritz dove darà l’addio agli altri capi di governo. Emissari del Pd gli propongono di fare il commissario europeo, ma lui rifiuta: “No, grazie, torno a fare l’avvocato e il professore”.

23 agosto. Salvini chiama Mattarella annunciando che alle consultazioni del 27 proporrà un nuovo governo giallo-verde con Di Maio premier e avverte via sms Di Maio. Che non gli risponde, convinto che sia solo un trucco per divulgare lo scambio, far saltare il tavolo M5S-Pd e andare al voto. Lungo incontro programmatico fra le delegazioni dem (i vicesegretari Andrea Orlando e Paola De Micheli e i capigruppo Marcucci e Delrio) e 5Stelle (Patuanelli, D’Uva, Perilli e Silvestri). La sera, in segreto, Di Maio vede Zingaretti a cena a casa di Spadafora. Nel piatto non c’è ancora il nodo del premier, rinviato a lunedì 26, vigilia delle consultazioni al Colle. Ma Grillo spiazza tutti e lancia Conte sul blog: “Sembra che nessuno voglia perdonare a Conte la sua levatura e il fatto che ci abbia restituito una parte della dignità persa di fronte al mondo intero… Qualsiasi cosa che preveda di scambiarlo come una figurina del circo mediatico-politico sarebbe una disgrazia… Benvenuto tra gli Elevati”. Così Di Maio anticipa a Zingaretti che l’unico premier possibile per il M5S è Conte. La tensione sale subito alle stelle: Zingaretti esce dall’incontro sospettando che Di Maio stia tornando con la Lega e faccia il nome di Conte per bruciarlo; Di Maio invece sospetta che Zingaretti voglia le elezioni per annientare Renzi. E, alla notizia che Di Maio ha fatto il suo nome, Conte va su tutte le furie, non avendolo autorizzato a farlo. La trattativa è sul punto di saltare.

24 agosto. Il Pd fa filtrare sui giornali i suoi premier prediletti, tutti tecnici sgraditi al M5S: Enrico Giovannini, Marta Cartabia, Sabino Cassese, con Di Maio vicepremier unico. Al Nazareno si pensa che Di Maio giochi per sé tentando di bruciare Conte. Invece il capo M5S scrive agli altri in chat: “Io Conte non lo mollo. L’importante è che Conte non molli noi”. Infatti il premier uscente, in partenza per Biarritz, annuncerà al G8 il suo ritiro dalla scena politica per non essere d’inciampo a Di Maio e alla nascente alleanza giallorosa. Ma al suo arrivo i messaggi e le chiamate dai big 5Stelle e il pressing del suo staff lo convincono a rinunciare alla rinuncia. Ai giornalisti dice: “Quella con la Lega è un’esperienza politica che non rinnego, ma è una stagione politica per me chiusa e che non si potrà aprire mai più per nessuna ragione. Il nuovo governo non è questione di persone, ma di programmi. Gli uomini sono secondari”. È quello che il Pd, dopo tanti sospetti sul ritorno di fiamma M5S-Lega, vuole sentirsi dire.

25 agosto. Il Pd “tenta” Fico come premier di “discontinuità”, ma lui si sfila: “Resto presidente della Camera”.

26 agosto. Pressato dai renziani, da Orlando, Prodi e Franceschini e anche da alcune cancellerie europee (si parla di Merkel, Macron e Von der Leyen), Zingaretti chiama Conte e fa cadere il veto del Pd su di lui, anche se non pubblicamente. Di Battista, temendo un governo ostaggio di Renzi, propone di andare a vedere le proposte leghiste, ma resta solo. Vertice fino a tarda notte a Palazzo Chigi tra Conte, Di Maio, Zingaretti e Orlando.

27 agosto. Il gruppo Espresso continua a sparare sul nascente governo. Repubblica titola: “Crisi di un governo mai nato”. Altro vertice-fiume a Chigi sui temi del programma. E lì c’è intesa, anche perché il programma è vago e il tempo concesso dal Colle è poco. Il veto Pd su Conte cade anche ufficialmente. Ma M5S e Pd litigano su Di Maio: Zingaretti vuole un “governo di discontinuità”, senza ministri del Conte-1. Ma Di Maio: “Allora neppure ministri dei governi Renzi e Gentiloni”. Altra lite sul “colore” di Conte: per Di Maio è un premier super partes, per Zingaretti è del M5S e dunque il Pd chiede un vicepremier unico (Orlando o Franceschini), mentre Di Maio ne vuole due (l’altro è per sé). Donald Trump saluta il ritorno di Conte con un tweet: “… Giuseppi Conte ha rappresentato l’Italia in modo energico al G7… Un uomo molto talentuoso che rimarrà, spero, Primo ministro”.

28 agosto. Uscendo dalle consultazioni al Quirinale, Di Maio rivela: “La Lega mi ha proposto come premier e mi ha informato di averlo comunicato anche a livello istituzionale. Li ringrazio, ma penso al bene del Paese e non a me”. Poi annuncia che il governo dovrà passare dal voto degli iscritti su Rousseau: nuova bagarre.

29 agosto. Conte riceve il reincarico da Mattarella. Salvini tuona al “governo Bibbiano” e invoca la piazza.

30 agosto. Veto del Pd su Di Battista ministro degli Affari europei. Di Maio – che vorrebbe fare il vicepremier e il ministro dell’Interno o della Difesa, mentre il Pd vuole lasciarlo al Lavoro – intima al Pd di accettare altri 10 punti oltre a quelli già esposti: “altrimenti si vota”. Conte (che pure vorrebbe i vice) e il Pd sono furibondi: tutto sembra tornare in alto mare.

1° settembre. Conte si collega da Palazzo Chigi con la festa del Fatto alla Versiliana: “Governo pronto in un paio di giorni. Nessun contratto fra partiti diversi, ma un unico programma condiviso”. Grillo si appella al Pd: “È un’occasione unica”. E lancia un messaggio a Di Maio: “Basta parlare di incarichi”.

2 settembre. Zingaretti e Di Maio cedono sui vicepremier: non ce ne sarà nessuno. Il leader Pd non entrerà nel governo, il capo M5S andrà agli Esteri.

3 settembre. Gli iscritti M5S approvano il Conte 2 col 79% dei Sì (su 73mila votanti).

4 settembre. Conte al Quirinale scioglie la riserva leggendo la lista dei ministri del suo secondo governo. E ottiene dalla Von der Leyen per Paolo Gentiloni il dicastero Ue più importante mai ricoperto da un italiano: gli Affari economici. Salvini, in meno di un mese, è passato dai pieni poteri a zero poteri.

22 replies

  1. Non solo zero poteri, ha perso il 10% e continua a scendere.
    Dove si presenta viene contestato e a volte pure sputato
    ( in tutta la storia raccontata fin qui B. non pervenuto, segno dei tempi )

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  2. Bellissima cronologia storica di un PERFETTO suicidio politico.
    Al capitone mancano le basi culturali per essere un vero leader di governo.
    Mi chiedo continuamente perché in tanti continuino a credere alle sue balle.
    Perché in tanti non riescano a valutare i suoi sciagurati comportamenti in trent’anni di.presenza sulla scena politica.
    È stato ed è perennemente in campagna elettorale, sproloquiando con la competenza di un avventore ciucco da bar sulla qualunque. Razzismo gretto legato al colore della pelle, condoni fiscali, azzeramento della tassazione in cambio di ulteriore indebitamento, uscita dalla UE e dall’euro, nonostante la garanzia di un mercato ricco e protetto che ci assicura il secondo SURPLUS COMMERCIALE in Europa.
    Abbandono della Bce che compra i nostri titoli di stato mantenendone bassi gli interessi,assicurando tassi altrettanto miseri per investimenti a imprese e famiglie per l’acquisto della casa.
    Proposta di tornare alla sovranità monetaria, nonostante i pessimi esempi forniti da chi si ritrovasse in quelle condizioni, Argentina, Zimbabwe, Venezuela, Libano, nonostante altri stati balcanici e dell’est premano per entrarci nell’euro, moneta FORTE che assicura stabilità in caso di turbolenze e protezione dalla speculazione.
    Loro vogliono STAMPARE MONETA, vista come panacea di tutti i mali, incuranti della svalutazione e della gigantesca inflazione a corredo.
    A rimetterci sarebbero i risparmiatori che vedrebbero volatilizzarsi le proprie liquidità e investimenti finanziari in un battito di ciglia.
    A meno che non li abbiano nascosti alle Bahamas o in Svizzera.
    E lo prenderebbero in quel posto pure i percettori di reddito fisso come lavoratori dipendenti e pensionati.
    Un cataclisma che in tanti, per pura ignoranza, nemmeno immaginano.
    Ma se per arricchirsi bastasse stampare moneta e distribuirla al PPOPPPOLO, come mai non ci ha pensato nessuno prima d’ora?
    Il capitone è un somaro che tenta, con l’opportunismo, di cavalcare il consenso facile per assicurarsi, terminata la carriera da turista, una vecchiaia da pascia’.
    Ma quanti buzzurri parassiti abitano questa nazione?

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    • Io non ci vedo rabbia, ci vedo disappunto e sconcerto e anch’io mi chiedo come sia possibile che delle persone oneste e intelligenti abbiano votato il cazzaro verde. Forse mi sbaglio io a crederle oneste e intelligenti? Forse solo o l’uno o l’altro?

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  3. Travaglio, Travaglio! Quando deciderà di dedicarsi a cose concretamente pericolose per il popolo italiano, abbandonando la sua cronica fissazione per gli avversari del PD? Questa retorica stantia, ricorda i centrini della nonna, che almeno erano utili.

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    • Quindi secondo te, Travaglio ha una “cronica fissazione per gli avversari del PD”?
      Ma se non perde occasione per denunciare tutte le loro porcherie, a partire da quelle di Piermatteo e del suo “Giglio Magico!
      Dicci la verità: sei entrato in coma durante gli accordi tra B e Dalema per la bicamerale, ne sei uscito solo da due giorni ed ancora non hai realizzato cosa stia succedendo ora!

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    • L’unica cronica fissazione visibile nei paraggi è la tua per Travaglio.
      Inoltre, quando sei comodo, io sto sempre aspettando di sapere cosa sei disposto a scommettere sul fatto che i banchi a rotelle verranno pagati ma non consegnati. Paura?

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  4. Questa la ricostruzione di cui si può parlare.
    Poi ci sono i sospetti:
    Salvini fa cadere il governo alla vigilia del voto sulla revoca della concessione autostradale ai Benetton…

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  5. Grande Marco…..Infatti se lo si guarda in faccia, attentamente, porta ancora i segni della sconfitta…..E la Meloni ha la faccia di quella che già sa che non c è la farà mai..spero….!!!

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  6. Che dire? Ricostruzione storica dei fatti a futura memoria per gli italiani smemorati che credono nel verbo del panzuto uomo solo al comando (del Papeete…).

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