A.A.A. candidati cercasi

(Raffaele Pengue) – Tempo di afa e di caldo torrido, gradienti di temperatura che ci portano direttamente tra le dune del deserto Guardia Sanframondi. A riscaldare ulteriormente il contesto ci pensa l’imminente chiusura delle liste e l’apertura della campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale, col suo caratteristico e frenetico balletto delle candidature. Da giorni leggo sui giornali e sui siti i nomi dei probabili candidati a sindaco, per il dopo Panza. Ad oggi un solo candidato ha ufficializzato la propria candidatura, Di Lonardo. Nessuna indicazione invece sul nominativo del successore dell’ex sindaco – candidato alla Regione Campania – all’interno della compagine uscente. Nessun sommovimento, se non i soliti e grossolani giochetti di sempre: fare finta di ripresentare la squadra uscente e nel contempo scovare nominativi in grado di spaccare la compagine avversaria, per depotenziarla e screditarne le fondamenta. Nulla trapela dal campo di Ceniccola. Buio pesto intorno alla “terza lista”. Tutto nella normalità, quindi. Ma c’è ancora quel piccolo particolare che si rinnova ad ogni elezione: i candidati consiglieri. In questi giorni ho svolto una piccola indagine coinvolgendo pochi intimi. Ebbene, i papabili – per intenderci, coloro che hanno una storia politica alle spalle e un “peso” elettorale di sostanza – smentiscono, vanamente, a chiunque lo chieda, moglie o marito inclusi, qualsiasi ipotesi di candidatura, dicendo due cose semplici ma credo non equivocabili: nessuno me l’ha chiesto, né direttamente né indirettamente, non mi candiderei neanche sotto tortura. “Manco morto” è stata la risposta lapidaria, irreversibile, difficilmente equivocabile, che hanno dato i più. Però la loro carriera di candidati a loro insaputa va avanti nonostante la volontà dell’interessato. “Grazie, grazie di cuore”, risponde uno dei candidati a prescindere. “Ma non sono fatto per la politica, ancor meno per l’amministrazione, anzi i comuni vorrei abolirli, figuratevi se faccio il consigliere comunale. Ognuno deve fare quel che sa fare, o quantomeno quel che ritiene di saper fare. E amministrare non è il mio mestiere, ho incompatibilità di carattere con la politica, da una serie di test ne risulto allergico, sono politic-free”. Però il “papabile” candidato deve stare attento a dirlo perché qualcuno potrebbe accusarlo di diserzione, di predicare bene ma di razzolare male. È facile dire, criticare standone fuori, sei uno di quelli che parla e scrive da sempre di politica ma quando si passa dalle parole ai fatti ti tiri indietro. È inutile spiegare che chi scrive, chi legge, chi pensa, chi osserva la politica non per questo è adatto a farla. Capite che c’è differenza di ruoli e che ognuno deve fare il suo mestiere? Buona parte dei guai di Guardia deriva proprio dall’indebita estensione delle (in)competenze. Si ricamano indiscrezioni, qualcuno cita vertici segreti e ricostruisce biografie elettorali. Imprese edili e stradali annunciano comitati elettorali in loro nome, c’è chi per loro assicura che è pronto a battere tutto il territorio guardiese, anche senza consenso esplicito; c’è chi si prenota per entrare nella lista ma solo come esterno ben sapendo che nessuno potrà farlo entrare nemmeno al cinema. C’è pure chi pensa che a forza di sentirselo ripetere alla fine quel poveraccio si convinca, e diventi candidato solo per corrispondere a una maldicenza messa in giro. Qualcuno va oltre e aggiunge: è più facile che diventi spacciatore di droga piuttosto che candidato. Anzi, prevede che qualcuno faccia trapelare la notizia che sarebbe dentro un giro di droga. Una mia amica poi mi avverte che a volte le bufale sono ritenute più vere della verità e le smentite sono considerate solo pretattica o prudenza. Se uno smentisce conferma: excusatio non petita, accusatio manifesta. E se nessuno ha chiesto di confermare o smentire, la candidatura va in automatico, per conto suo. Perché si sa in questo paese ormai il cretino adotta l’algoritmo della demenza e non c’è verso di neutralizzarlo. Sappiamo benissimo che una bugia ripetuta tante volte diventa una verità, a prescindere dai fatti. Insomma, perché non approfittiamo dell’occasione elettorale e cominciamo a distinguere le persone, la loro indole, i loro ruoli. E soprattutto distinguere le bufale dalla realtà.

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