Conte, fai presto! Via le mani che grondano sangue dal ponte di Genova

(Roberta Labonia) – Questa è una giornata in cui ti svegli e ti imbatti in una notizia che ti guasta la giornata.
Stamattina, forse neanche 2 ore fa’, intervistata in un programma radio, Paola De Micheli, Ministro delle Infrastrutture in quota Pd, ha lanciato una bomba:

“Confermo che il nuovo Ponte Morandi sarà gestito da Autostrade. Ho scritto io la lettera al sindaco Bucci. La gestione va al concessionario, che oggi è Aspi ma sulla vicenda c’è ancora l’ipotesi di revoca”.

Ti riprendi dalla botta allo stomaco giusto in tempo per venire a sapere che Giovanni Toti, Presidente della Liguria, si dice “sconcertato” e che “dal Governo sono arrivati solo 2 anni di bugie”. E c’è da esserne sicuri, sarà solo il primo di un attacco concentrico al Governo all’insegna della propaganda con cui tutto il centro destra cavalchera’ la notizia.
Neanche il tempo di contare fino a 10 e Salvini sparerà il suo primo post ad cazzum (se già non l’ha fatto, mi rifiuto di andare a vedere).

Che poi siano gli stessi che dal giorno dopo al crollo del Ponte Morandi, tifavano per l’ASPI dei Benetton, già se lo saranno dimenticati tutti. A cominciare dallo stesso Toti che oggi si dice sconcertato. Lui, addirittura, ai Benetton di Aspi, glielo voleva far ricostruire il ponte! Il fatto che con la loro incuria quei signori lo avessero fatto cadere portandosi dietro 43 vite umane, non lo sfiorava neppure.

E quindi? Quindi succede che, ad essere asettici, stante l’attuale stato delle cose, visto che tecnicamente il concessionario del nuovo Ponte di Genova è ancora Aspi dei Benetton, la scelta di riconsegnargli la gestione a lavori ultimati (sembra entro il 29 luglio), è contrattualmente obbligata. E questo perchè il Governo ancora non gli ha ufficialmente revocato la concessione, atto dietro il quale, e non dubitiamo, si nascondo grandi complessità, che mettono a rischio lo Stato italiano di dover rifondere i concessionari di svariati miliardi. E questo grazie al contratto capestro che gli sciacalli Benetton erano riusciti a spuntare dai precedenti governi dell’ancien regime, formati dagli stessi che oggi gridano “signora mia, che scandalo! “. Un contratto blindato solo da una parte, quello del concessionario, e che ha assicurato ai Benetton 7 miliardi (!) di utili in meno di un decennio.

La strategia di Conte è nota: sta stringendo all’angolo i Benetton per convincerli ad uscire da ATLANTIA (Holding di ASPI), al cui posto vorrebbe mettere Cassa Depositi e Prestiti, cioè lo Stato italiano.
Il che sarebbe cosa buona e giusta.

Ma questo nulla toglie all’amaro in bocca che oggi avvertiamo nel sapere che i Benetton stanno per rimettere le mani sul Ponte di Genova. Tocca sbrigarsi, fare presto, tocca ricacciarle indietro quelle mani.

Quelle mani grondano sangue.

2 replies

  1. Stasera il Tg di La 7 ha presentato la questione con lo scopo preciso di fare confusione e mettere in cattiva luce il M5S.
    Ha iniziato riproponendo le dichiarazioni di due anni fa in cui Di Maio e Conte dichiaravano che si sarebbe realizzata la revoca delle concessioni autostradali ai Benetton, volendo dimostrare che il M5S si è rimangiato l’ennesima promessa fatta in campagna elettorale.
    Per poi affermare che ciò è stato dovuto alla leggerezza con cui i dirigenti pentastellati avrebbero affrontato, da sprovveduti, gli aspetti tecnico-legali della questione: la Sardoni, l’editorialista politica di quel TG, si è spinta a presentare la lettera della De Micheli d’investitura ai Benetton per la gestione del nuovo Ponte come intervento necessario in vista del probabile giudizio sfavorevole della Consulta.
    Eppure il Tg era stato aperto proprio con la bocciatura da parte della Corte Costituzionale del ricorso presentato dai Benetton, che dunque fa giustizia proprio della linea politica, ispirata a sano pragmatismo ed a senso etico, tenuta in questi mesi da Toninelli, Di Maio e dal governo 5Stelle: mentre, un minimo di tempismo, prima ancora che di deontologia professionale, avrebbe dovuto suggerire a Mentana di non mandare più in onda un commento tanto ingiustamente denigratorio contro i 5Stelle, per giunta ormai smentito dai fatti.
    Così non è stato: il risultato è di enorme confusione per il telespettatore, comunque spinto a pensare che ci sia stato l’ennesimo voltafaccia del partito di Grillo.
    Insomma, la completa travisazione dei fatti con un attacco sconsiderato proprio all’unica forza politica che ne esce a testa alta da questa tristissima e scandalosa storia.
    Tutti gli altri, in primis il PD e Salvini, ne escono malissimo.
    Il leghista conferma per l’ennesima volta il suo spudorato cinico gioco su più fronti: a favore dei Benetton quando sta al governo, fingendo di schierarsi contro, dall’opposizione.
    Un pericoloso buffone che inganna, senza battere ciglio, la sua stessa base elettorale.
    Purtroppo i media raccontano ancora una volta l’esatto contrario: l’emergenza informativa nella sua drammaticità, ormai oltre ciò che si può tollerare pure in una democrazia scalcagnata come la nostra, è sotto gli occhi di tutti.

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