Perché capitan ciliegia è un destino

(GIOVANNI BARRA – glistatigenerali.com) – Forse, tra qualche decennio, ripenseremo a questi ultimi fittissimi mesi in maniera diversa. Ripenseremo al distanziamento fisico, e non sociale, durante il lockdown come a una parentesi spessa, ferrigna, fatta di preoccupazioni condivise, di ciclopiche ipocondrie, di fragilità messe a nudo, di isterismi inediti, di dialettica virologica e di mani screpolate. Ripenseremo al distanziamento sociale, quello vero, e al riavvicinamento fisico della Fase Due come a un periodo di introversione massiva sepolta sotto strati e strati di ritorno coatto alla normalità, di orizzonti d’attesa sfocatissimi, come a un periodo di distanziamento emotivo dall’orrore del giorno prima. Anzi, del giorno in corso. Anzi, del giorno dopo.

Magari, nel junk time delle nostre esistenze, nell’inquadrare con cura l’età pandemica, ripenseremo addirittura alle prodigiose iniziative di Capitan Ciliegia. Il più gradito dagli italiani anche quando sgranocchia libidinoso l’omonimo frutto mentre di fianco c’è chi parla di morte infantile. Il più gradito dagli italiani anche quando, smascherinato e dedito agli assembramenti, protesta, da ex ministro dell’Interno, contro il suo scarso protagonismo durante la fase acuta della tragedia, finestra temporale che per costituzione richiede serietà, concetto a lui estraneo. Il più gradito dagli italiani finanche quando, con palese insulto all’umana intelligenza, decide di ingraziarsi nuove fette di elettorato, su indicazione della sua macchina da guerra propagandistica, con il solo ausilio di un paio di occhiali: e il gadget della moderazione, l’ipostasi del cambio di prospettiva, in effetti, basta e avanza per convincere la scettica borghesia un filino troppo imborghesita, inutile accompagnarlo con brusche torsioni politiche difficili da comunicare; il consenso, negli anni Zero, si costruisce con una rivoluzione allo specchio, l’occhialuto è meno macho ma più affidabile.

Eppure, gli ottimistici detrattori, chissà perché convinti che le insopportabili sconsideratezze di Capitan Ciliegia risultino doppiamente insopportabili in tempi tragici, amano ripetere che “i sondaggi lo penalizzano”. La verità è che nonostante gli sfaceli dei suoi arcinoti mentori (Bolsonaro e Trump) nella gestione delle vicende emergenziali e nonostante il suo bellicoso avanspettacolo perpetuo, se si votasse domani, vincerebbe a mani basse, grazie anche al sostegno degli encomiabili giannizzeri del Sud. Perché, tutto sommato, il campo semantico che innerva l’immaginario collettivo italico, lungi dall’aver inglobato nuove priorità e nuove parole d’ordine con l’abbattersi del SarsCov2, potrebbe non essersi spostato di una virgola. La ritirata psicologica delle istanze razzistoidi anti-immigrato e delle istanze tax free, che tanto giovano alla conservazione delle iniquità socio-economiche, potrebbe non aver mai avuto inizio. Nemmeno i pochissimi centimetri dalla morte diffusa sono riusciti a ridisegnare i confini dell’augurabile o a far cristallizzare in via definitiva la messinscena sovranista.about:blankPUBBLICITÀ

Rassegnamoci, Capitan Ciliegia è decisamente nel nostro destino. Prima o poi ci toccherà in sorte investito di un ruolo di primo piano. L’evoluzione verso la totale inconsistenza del messaggio politico e la sua riduzione a sottoprodotto pubblicitario privo di volto, camaleontico in base all’umoralità del momento, gli spianeranno la strada.

Il ritorno alla normalità, d’altronde, è un imperativo categorico megafonato in ogni dove, i bollettini della mattanza delle 18 di qualche settimana fa, tra non molto, si disperderanno nell’ordinario fluire fenomenico e saranno estrapolabili dalle nostre teste solo per mezzo dell’ipnosi regressiva: Capitan Ciliegia lo sa bene ed è pronto a occupare il posto d’onore che la storia gli sta riservando, la normalità è il suo propulsore.

6 replies

  1. Da bravo ” sinistro” il Barba si è già arreso all’Aventino e al non contrasto dell’exministro. Costui è davvero in crisi da quando si è dimesso per motivi diversi di quelli addotti ( io sospetto sempre della motivazione ” evitare in ogni modo il voto sulla decadenza dalla concessione ad Autostrade”). Avrà calcolato bene il costo vantaggi /svantaggi della sua decisione di agosto 2019?

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  2. quante parole, spesso messe lì a far numero….
    Il Cazzaro Verde è inaffidabile..basta riportare cosa diceva prima di agosto 2019. e cosa ha detto poi.

    Governo, Salvini chiude ai 5 Stelle: “Non siamo al mercato, al voto il prima possibile”
    Il leader della Lega: “Ho una dignità, ora spieghi Mattarella come uscirne”. Intanto il M5s valuta lo stop su Savona per far ripartire Conte. Ma il Carroccio boccia subito l’idea: “La lealtà vale più delle poltrone”
    30 maggio 2018 10:42

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    • Ue’ Jonny, me Salvini ha detto una cosa bellissima!

      Ha detto: “Ho una dignità, ora spieghi Mattarella come uscirne”.

      Lo ha detto per tutti noi, che Mattarella ha la responsabilita’ morale, nelle sue funzioni di Capo dello Stato, di far vedere come uscire, come allontanarsi il piu’ rapidamente possibile da una roba come dignita’ di Matteo Salvini!

      Alleluja!!!

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  3. Forse sarebbe bene ricordare ciò che successe all’indomani di Mani Pulite.
    Anche allora sembrò che un terremoto, uno tsunami si fosse abbattuto sulla politica italiana; che il domani non avrebbe mai potuto
    somigliare al Ieri; ma tutto, alla fine, si ridusse ad uno scambio di etichette: i contenitori usati ed usurati furono gettati nel cassonetto
    e il contenuto, sempre lo stesso, fu travasato in contenitori nuovi di zecca lasciando le cose praticamente inalterate.
    L’elettorato conservatore, sordo alle istanze di cambiamento e di moralizzazione della Res Publica, si raccolse sotto i vessilli del
    Sire di Arcore e, come sempre, gli lasciò carta bianca nel modellare a suo piacimento le Istituzioni e le Leggi del Paese, purché non
    ne cambiasse realmente la struttura e che non pretendesse da loro (non sia mai!) partecipazione ed impegno sociale.
    Quello stesso elettorato sta cambiando ancora contenitori ed etichette, ma è sempre lo stesso di prima, sia come mentalità che
    come consistenza numerica.
    Oggi l’etichetta reca impressi il faccione di Salvini e il faccino della Meloni, ma se domani ci vedesse quello di Zaia o di qualcun altro,
    non farebbe una piega. Le sue istanze e le sue aspettative politiche sono sempre quelle: lasciatemi fare i cazzi miei e non rompete
    i coglioni.
    Dopo quasi trent’anni in cui l’elettorato di Dx ha digerito un personaggio come Berlusconi, incredibilmente ancora a piede libero, ci dobbiamo forse meravigliare che un Trucido come Salvini abbia ancora tanto seguito, qualunque cosa faccia e dica?
    Se domani i suoi decidessero che c’è un limite alla totale inadeguatezza a ricoprire un ruolo politico di vertice del Cazzaro e lo
    sostituissero con qualcuno apparentemente meno impresentabile, credete che i Padani, del Nord e del Sud, lo rimpiangerebbero?
    No di certo.
    Digerirebbero la cosa in un battito di ciglia e si schiererebbero compatti sotto la nuova bandiera, senza dubbi e senza esitazioni.
    Quelle, esitazioni e dubbi, son cose da “fighetti di sinistra” e loro non hanno tempo da perdere nel farsi domande di cui, comunque,
    non capirebbero le risposte.

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    • Nessun commento da fare, parole sante è la triste realtà del paese, il motivo per cui non cambierà mai nulla, la destra italiota incarna ala perfezione tutto questo, da chiunque essa sia guidata.

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