Qualcuno dica a Boccia che gli assistenti civici esistono già…

Ferdinando Fedi* – infosec.news * generale dei Carabinieri, già capo dell’Ufficio Generale Affari Giuridici dello Stato Maggiore della Difesa – Desta stupore il clamore suscitato dalla proposta di reclutare 60.000 assistenti civici per fornire assistenza e contribuire a far rispettare le regole vigenti per meglio contrastare una eventuale nuova diffusione del Coronavirus. Desta stupore poiché non è una novità e non si capisce perché debbano solo ora sorgere timori  per lo svolgimento di un’attività ben consolidata e già in corso da parte di decine di migliaia di volontari appartenenti a tutte forze di polizia in congedo.

Sarà capitato a tutti notare in occasione di eventi sportivi, religiosi, catastrofici o che comunque richiedano un supporto di ordine pubblico, signori in perfetta tenuta dell’organizzazione di appartenenza che assistono le forze dell’ordine nel delicato compito di controllo e vigilanza.Sono tantissimi gli ex di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza , Esercito e Vigili del Fuoco che non si rassegnano a lasciare un servizio sempre svolto con passione e altruismo e, raggiunta l’età della pensione, pur di continuare a fare quello che nella vita hanno sempre fatto, indossano ‘bustina’ e casacca d’ordinanza e vanno per strada ad aiutare il prossimo.

Non è da poco che esiste il fenomeno. Il primo passo fu compiuto dai Carabinieri qundo nel 1993 siglarono un protocollo d’intesa con il Ministero dei Beni Culturali per impiegare volontari nella vigilanza dei Musei, ancora oggi molto attivi, tanto da aver meritato la ‘medaglia d’oro ai benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte’, conferita dal Presidente della repubblica. 

Altro impegno, a livello nazionale, è stato assunto con il Ministero dell’Ambiente per una costante ricognizione del territorio finalizzata a segnalare violazioni nel campo ambientale alle Autorità competenti. Già nel 1994 fu sottoscritto dai Carabinieri, poi seguiti dalle altre forze di polizia, un accordo con la Protezione Civile per la vigilanza e l’allertamento contro gli incendi boschivi esteso negli anni successivi ad ulteriori ambiti dei disastri naturali e delle emergenze per danni causati dall’uomo.

Analoghe intese sono state sottoscritte con le amministrazioni locali, in particolare comuni e province, per la vigilanza all’esterno delle scuole e nei parchi pubblici, la vigilanza all’interno di strutture ospedaliere, l’assistenza ad eventi di ogni genere.

Terremoti, alluvioni e , ora, epidemie. Non esiste evento in cui la Protezione Civile non si sia avvalsa di volontari che hanno traslato la competenza acquisita durante il servizio attivo alle operazioni di emergenza. Il tutto è dimostrato altresì dai numerosi Attestati di Pubblica Benemerenza nel tempo conferiti a tutte le Associazioni.

Il garbo e il rispetto che incutono gli occhi di signori spesso anche avanti negli anni impegnati per propria scelta sul piano operativo sono caratteristiche che non dovrebbero far sorgere dubbi sull’autorevolezza di tale personale.

Certo che se si vuole trasformare un’attività attualmente svolta con sacrificio e naturale entusiasmo da decine di migliaia di volontari ‘istituzionali’ in una alternativa al reddito di cittadinanza il discorso cambia e i timori potrebbero essere giustificati. Gestualità e approccio competente nel rivolgersi al prossimo costituiscono l’ideale ricetta per far rispettare le regole anche senza rivestire  alcuna qualifica.

Fino ad ora è andata così, speriamo di non cambiare un modello che ha sempre funzionato  bene.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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3 replies

  1. Il Sig. Generale ha ovviamente ragione.
    Mi permetto di aggiungere che le stesse considerazioni erano state fatte in altre pagine, anche dal sottoscritto e da, almeno un altro utente.
    Ma non si può pretendere buon senso e discernimento da certi personaggi, chiamati ad amministrare un Paese che avrebbe bisogno di ben altri amministratori.
    Ministro inadeguato tra inadeguati, punto!

    "Mi piace"

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