Recovery Fund: cosa, quanto, quando?

(Roberta Labonia) – Stasera Giuseppe Conte è andato in diretta appena terminato il Consiglio europeo. Due, tre minuti di collegamento per dirci che tutti e 27 gli Stati membri UE hanno votato all’unanimità, a tempi di record, a favore di un “Recovery Fund”. Molti di noi non avvezzi al gergo finanziario si staranno domandando che cos’è. È un fondo che, nelle previsioni, dovrebbe essere garantito dal bilancio dell’Unione Europea. Grazie ad esso verranno emessi dei bond, titoli di debito comuni, che immessi sul mercato serviranno a finanziare la ripresa economica degli Stati membri.

Conte ha vinto o ha perso? Diciamo che ha pareggiato. La proposta italiana che prevedeva l’emissione diretta di bond con garanzia solidale di tutti i 27 Stati europei (c. d. coronabond), è stata accantonata, Olanda&Co. hanno avuto un attacco di orticaria al solo sentirli nominare. Così come accantonata è stata la proposta spagnola, che avrebbe previsto sempre un Fondo, ma garantito da un debito “perpetuo” dell’Unione Europea attraverso il quale erogare denaro a fondo perduto agli Stati membri (troppo bello per essere vero).

Diciamo che è passata una terza via. Quella proposta dalla Francia. L’unica che è stata in grado di mettere d’accordo capre e cavoli. Dove le capre sono gli euro egoisti del nord Europa, Olanda e Germania in testa, che fanno finta di non sapere che se saltassero l’Italia, la Spagna e ci metto pure la Francia (che bene non se la passa), l’Unione Europea andrebbe a zampe all’aria e sarebbero anche loro a rimetterci, visto che fino ad oggi l’Unione l’hanno usata per ingrassarsi. E i cavoli, quelli amari, ma proprio amari amari, sarebbero quelli in cui si troverebbero nell’ordine, italiani, spagnoli e francesi laddove i rispettivi governi non potessero far conto su un corposo intervento europeo (nell’ordine di decine di miliardi cadauno, non bruscolini).

A tal proposito apro un inciso rivolgendo tutto il mio disprezzo a Matteo Salvini che, neanche dopo pochi minuti che ha parlato Conte, stasera ha postato un messaggio delirante quanto mistificatorio: “hanno approvato il Mes”. E che c’entra col discorso fatto da Conte? Ma, soprattutto, è Falso! Il Mes, ovvero la linea derivata da esso (che quello originario l’hanno firmato loro nel Governo Berlusconi, i leghisti), come è uscita dal Consiglio Europeo di stasera, senza condizionalità né presenti né future, è una delle tre misure a cui, insieme ai fondi BEI e alla assicurazione contro la disoccupazione SURE, gli Stati Europei, SU BASE VOLONTARIA, potranno ricorrere. Perché continuare ad avvelenare i pozzi?

Questo è il momento di essere seri. Di dire le cose come stanno, con onestà intellettuale. Il Recovery Fund sarà il primo strumento di condivisione di rischio che la UE ricordi e su questo punto condividiamo l’entusiasmo del Presidente del Consiglio (e di Beppe Grillo): è una tappa storica per l’unione Europea. Ma non sono tutte rose e fiori. Perchè abbia un senso questo Recovery Fund dovrà passare attraverso un corposo rifinanziamento del Bilancio europeo. E saranno gli stessi Stati membri a doverlo fare, pro-quota. Quindi altre risorse da tirar fuori. Inoltre la sua efficacia dipenderà dal cosa, quanto e quando.

Ovvero, sarà l’ennesimo strumento di debito, oppure prevederà interventi a fondo perduto? Oppure un mix di entrambi? Farebbe una bella differenza.

Secondo, di quanto stiamo parlando? 500/1000/1500 miliardi di euro, non lo sappiamo, Conte non ce lo ha detto. E, soprattutto, quando? Il fattore tempo è decisivo. Altrimenti, come ha giustamente detto Conte qualche giorno fa’, si rischia che l’operazione riesca ma, nel frattempo, il paziente sarà morto.

E i morti saremmo noi cittadini, quelli scampati al Covid, ma caduti sotto i colpi di un Europa che non c’è.