La ripresa economica. Riaprire-Non riaprire. Questo è il dilemma

(Grazia Augelli)  Si dibatte  sulla  cosiddetta ‘Fase 2’  della situazione epidemica da  COVID 19:  ci sono interventi e proposte fondati su una seria ed intelligente osservazione dei fatti, ma anche del tipo  ‘varie ed eventuali’  ad opera di giornalisti (pochissimi e facilmente riconoscibili) e di parlamentari (idem), i quali entrambi, forse per  ‘alleggerire’  la tragedia, offrono performance da  ‘comico involontario’.                     

In riferimento all’auspicata  ‘Fase 2’, si discute o, meglio, ci si interroga ancora sul quando  e  come debba attuarsi la riapertura delle aziende, grandi e piccole, le quali evidentemente patiscono in misura diversa la chiusura delle attività produttive.  E’ una decisione difficile, che però risulta esserlo meno, se ci si chiarisce il  ‘come’.    La gradualità va bene, non foss’altro che per valutare se  le procedure adottate sono adeguate.  La prudenza è d’obbligo e dunque le misure di sicurezza sanitaria  devono essere,  non garantite, come si è soliti sentire, ma già avviate o attuate. L’utilizzo frequente dell’espressione,  “devono essere garantite”  con il verbo al tempo presente, è un falso, poiché  la parola  ‘garantire’ di per sé non esprime il ‘fatto’, ma l’impegno a fare.                                                                                                                             

Si parla di sostegni  alle aziende,  provenienti dall’Europa e dal Governo. Dall’Europa sembra non ci sia molto da sperare, vuoi per egoismi nazionali vuoi per la cattiva fama di spreconi (o peggio), di cui godiamo. Tuttavia viene abbastanza naturale ricordare che la Germania non pagò tutti i debiti di guerra,  probabilmente  non per generosità ma per avvedutezza dei vincitori: riprendendosi, la Germania sarebbe potuta diventare un mercato  ed una realtà produttrice oltre ad essere valido baluardo contro possibili suggestioni del mondo comunista. Inoltre la storia della Germania nel primo dopoguerra  aveva mostrato cosa poteva accadere in uno Stato stremato dai debiti di guerra. Quanto all’Olanda, per non parlare del suo essere un  ‘paradiso fiscale’ con gravissimo danno per le altre nazioni dell’UE,  abbiamo forse dimenticato quanto le ‘quote latte’ hanno finito per danneggiare gli allevatori italiani a particolare vantaggio dell’Olanda ?                  

Il giornale tedesco Die Welt  ha scritto: “La mafia aspetta i soldi Ue”; “gli italiani devono essere controllati da Bruxelles”.  Entrambe le frasi sono pregiudiziali e giustamente è stato chiesto alla Merkel di prenderne le distanze.                                

Tuttavia  i controlli sono ‘cosa buona e giusta’:  è ciò che deve fare il dirigente pubblico o privato;  che deve fare il politico responsabile e così via.  E’ fondamentale che il  richiedente-Italia  presenti una  programmazione chiara e dettagliata; che le attività programmate  siano in parte già coperte da somme accantonate; che per le somme previste in entrata siano stati già approntati gli strumenti  per reperirle, intervenendo  a gamba tesa sull’evasione fiscale.  Con queste credenziali rintuzziamo le accuse esterne, mentre, sul piano interno, si fa  il bene della società a tutti i livelli, ivi compresi gli imprenditori di successo che pagano le tasse  -ce ne saranno!- penalizzati anch’essi da quelli che non le pagano. Merita ricordare  Monti:  “ …. l’evasione delle tasse è un crimine” .       

Quanto al sostegno alle imprese da parte del Governo, si parla anche di aiuti a fondo perduto, se le aziende si impegnano a mantenere in servizio tutti i dipendenti e provvedono  a quanto necessario perché questi lavorino in  condizioni di sicurezza sanitaria : mascherine, guanti, sanificazione ambienti, organizzazione dei tempi di lavoro per il rispetto delle distanze. Detti aiuti andrebbero diversificati  secondo la grandezza delle aziende, poiché nella voce ‘spese’  di quelle più piccole, alcuni costi pesano maggiormente.                                                                                                   

Stanti queste condizioni,  sulla base di puntuali valutazioni e decisioni del Governo, le aziende possono riaprire con vantaggio economico e psicologico dei lavoratori; con riduzione del ricorso alla Cassa integrazione; con vantaggio delle aziende, le quali temono di perdere mercati a favore di aziende non italiane che non hanno chiuso o hanno già riaperto.                                  

Arriviamo al  cum quibus. Dove trovare i soldi per aiutarle ?                                     

Chi ha debiti con lo Stato, anzi proprio con la società tutta, con la Nazione, li restituisca.                                                                                                                     

Un esempio:  la Lega, il cui segretario dichiara di amare la Patria e prega la Madonna per la salute della Patria,  paga  ora quanto le è stato consentito di  “pagare in comode rate”.  Una vera e bella prova d’amore.                                                                               

Al contrario di queste, forse, fantasticherie, del tutto realistico è quanto propone l’economista  Luigi Zingales : le aziende con sedi nei ‘paradisi fiscali’ devono pagare per ogni prodotto e servizio venduto in Italia.                                                                                                                         

Inoltre alle aziende che hanno fatto donazioni, dopo il doveroso ‘grazie’, andrebbe detto che l’una tantum della donazione non risolve i problemi di un Paese.  Questi si affrontano e  risolvono pianificando, cioè conoscendo  quali saranno le entrate sicure del  bilancio nazionale. E’ bene quindi che questi benefattori abbiano in Italia tutte le fasi della propria produzione: le loro tasse ed i contributi per i dipendenti   consentirebbero di pianificare più correttamente.  Allo scopo non va dimenticata la guerra alla corruzione ed alle organizzazioni criminali, necessaria per rafforzare le credenziali di cui sopra.                                                                                                                     

Certo questo non è un programma a breve termine, ma ne vanno poste le basi sulla scorta di esempi virtuosi come l’intesa  tra sindacati e azienda, perché riprenda l’attività negli stabilimenti FIAT in Italia. Dunque il dilemma è sciolto : si può riaprire.

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