La destra potrebbe vincere con i voti di chi invita i russi al congresso. La sinistra con chi inneggia ad Hamas

(Flavia Perina – lastampa.it) – Benvenuti signori al freak show del proporzionale, dove i grandi partiti prestano parlamentari ai piccoli, piccolissimi, quasi inesistenti, pur di consentirgli di partecipare al voto e portare clienti al circo. Salta nel cerchio di fuoco Marco Rizzo, che fu comunista cossuttiano, e poi Sinistra Europea, Sinistra Arcobaleno, Lista Anticapitalista, insomma: uno come Mario Brega, comunista con doppio pugno alzato al cielo, che tuttavia correrà al voto del 2027 grazie alla sponsorizzazione del senatore meloniano Antonio Guidi, e forse aderirà pure alla coalizione di centrodestra (la destra, dice, “è più simpatica del Pd”).
Al trapezio segue Maurizio Acerbo, oggi capo di Rifondazione comunista ma già eroe di mille sigle dell’antagonismo anti-Nato, anti-europeo, anti-tutto. Lui ha superato la tagliola della nuova legge elettorale grazie alla partnership col Pd Andrea Crisanti, microbiologo e senatore dem, cattolico, ricercatore negli Usa e in Gran Bretagna, davvero poco a che spartire con l’ultimo partito italiano a fregiarsi della parola “comunista”. La prima mossa pubblica di Acerbo dopo l’accordo è stata rivendicare la liceità di inneggiare ad Hamas, tanto per chiarire che farà coalizione con il Nazareno ma lui non si imborghesisce, lui lotta, el pueblo unido, eccetera.
Lotta e stupisce pure Cateno De Luca, miracolato dal collegamento con l’ex FdI Manlio Messina e gratificato anche da un videomessaggio di incoraggiamento di Giorgia Meloni. Dc siciliana, poi Ccd, poi Movimento per le Autonomie di don Raffaele Lombardo, De Luca sarebbe un moderato per definizione che tuttavia, visti i tempi grami al centro, si è riciclato come avventuriero (“Chiamatemi Ulisse”) e refugium peccatorum dell’estremismo nordista: vorrebbe portare in Parlamento Renzo Bossi detto il Trota, celebre per la doppia bocciatura alla maturità, la laurea albanese truccata e l’icastica frase “nella vita si deve provare tutto tranne droga e culattoni”.
Benvenuti signori al freak show del proporzionale, dove anche i frammenti contano e le coalizioni davanti all’incubo del pari e patta arruolano ben volentieri la donna barbuta, il colosso, l’uomo con due teste, senza interrogarsi troppo sull’effetto che farà. Acerbo vale le 8.281 preferenze delle Europee 2024. Rizzo, da capolista, nella stessa tornata ne drenò 6.500. De Luca, sempre nel 2024, rastrellò movimentini da ogni dove – Vita, Insieme Liberi, Italexit, Sovranità, Grande Nord, Popolo Veneto, Vero Nord, popolo della Famiglia – e in Sicilia arrivò a quota 70mila voti, più altri diecimila nel resto d’Italia, 1,2 per cento: buttali via. L’ultima volta che si è votato col proporzionale con premio di maggioranza (Legge Calderoli, Porcellum, 2006), Silvio Berlusconi perse contro Romano Prodi per 24.755 voti, lo 0,06 per cento. Quel ricordo detta la linea: stavolta non si scarta niente. E se la riforma elettorale impone ai nuovi partitini del freak show quote altissime di firme (6mila per collegio), basta il “prestito” di un parlamentare in carica per beneficiare di un sostanzioso sconto, solo 1.500 firme e passa la paura.
Rizzo – si immagina – aiuterà la destra a sgonfiare il fenomeno Vannacci. Come rossobruno è più credibile del generale: al suo ultimo congresso l’ospite d’onore era l’ambasciatore russo Alexey Paramonov, con gli affettuosi saluti del ministro degli Esteri di Mosca Sergej Lavrov. Un colpaccio. E pure sull’immigrazione, l’analisi marxista sugli stranieri come esercito industriale di riserva dà un tocco intellò al generico razzismo della sporca dozzina: qualcosa Rizzo riuscirà a pescare pure dall’altra parte, tra i grillini di imprinting anticapitalista.
Acerbo, a sinistra, è l’incaricato di convogliare il voto pro-Pal e trasformare le vecchie piazze per Gaza e per la Flottilla in voti, missione ardua ma non impossibile. Anche i moderati del Pd se ne sono fatti una ragione, e persino dopo la frase in favore di Hamas hanno evitato di chiederne il bando. Dice Filippo Sensi: «è il veleno di questa legge elettorale, costringe ad allargare le coalizioni, imbarcando tutti».
De Luca ha un incarico più ad ampio spettro, ramazzare personaggi che i partiti del centrodestra non possono o non vogliono assorbire: candidati con una base minima di preferenze personali, scartati, espulsi, ambiziosi dei territori, pezzettini da convogliare nel sostegno alla coalizione sperando che aiutino a far massa. Giura che arriverà al tre per cento, e insieme agli altri conferma il paradosso di questa legge elettorale, in teoria approvata per atto di chiarezza verso gli elettori: la destra della fermezza internazionale potrebbe vincere con i voti di quello che invita i russi al suo congresso, la sinistra della Costituzione sovrana potrebbe farcela con quello che ispira battute sul Campo Hamas.
Cara Perina, non è il proporzionale a spingere ad imbarcare tutti ma il premio di maggioranza, ovvero la parte maggioritaria dove chi prende un voto in più può accaparrarsi il premio. Con il proporzionale puro non ci sarebbe bisogno di inbarcare la qualunque perché ognuno correrebbe da solo e prenderebbe i seggi in funzione dei voti ricevuti. Almeno le basi.
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Lo sa benissimo, solo che al cuore non si comanda e si sa il suo per chi batte
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