
(Alessio Mannino – lafionda.org) – Quanto era prevedibile, la fiumana di 1 milione di italiani, studenti, occupati, disoccupati, portuali, camionisti, agricoltori, pensionati, cittadini in senso pieno, ancora e con ancor maggior entusiasmo in piazza dopo due sabati di proteste criminalizzate, con apposito decreto-sicurezza e invenzione del “mostro” Saher dopo i singoli, gravi, significativi, ma episodici fatti di violenza del 17 ottobre? Probabilmente, una partecipazione così massiccia, in 70 città, non se l’aspettavano neanche gli organizzatori, i sindacati di base Usb il cui sciopero generale di ieri ha fornito l’occasione a tutti di tornare in strada in massa. Perché questa ondata di ribellione, generata anzitutto dall’ingiustizia di scaricare, al solito, i costi del sistema economico e geopolitico sulle classi medio-basse, attraversa categorie, ceti, generazioni. È un insorgere di popolo.
Non di tutto, il popolo, certo. Restano fuori due macro-gruppi, lungo due assi diversi. Da una parte, ovviamente, chi non sente il vertiginoso aumento del costo della vita, quel 25% di redditi medio-alti che, secondo un recente libro dell’economista Piergiorgio Ardeni, fanno da base di consenso al famoso 1% di ultra-ricchi. Dall’altra, soprattutto, chi è tuttora mentalmente inchiodato alla divisione Destra/Sinistra: una moltitudine trasversalmente distribuita, che vede i poveri cristi di destra tifare per il manganello di polizia (è così, fatevi un giro sull’altra piazza, quella dei social…) e i benpensanti, e spesso benestanti di sinistra, sperare che i cortei si traducano in voti al “campo largo” alle elezioni 2027. Entrambi, si potrebbe dire, un macroscopico caso di rifiuto e dissociazione dalla realtà.
A trainare l’onda, dandole consistenza numerica e freschezza vitale, sono i ragazzi. Non ci fossero loro, staremmo a parlare di manifestazioni settoriali, sindacali, sacrosante ma prevedibili. È la reazione spontanea degli under 30, a costituire la forza imprevista che cambia l’intero quadro. Con le ingenuità ma anche le felici intuizioni della loro età, i giovani si sono auto-mobilitati, e l’anno fatto inizialmente, nella fatidica giornata del 17, a partire da una sigla online, “Italia in Piazza”, che poi è stata oscurata dall’altra, “M1710” in cui compariva anche il celebre Saher, che sta al grosso del movimento come la frangia estrema di un corpaccione non riducibile alle elucubrazioni intellettualistiche di un singolo attivista. Nel manifesto pubblicato sulla pagina Instagram poco dopo il 17, “Italia in Piazza” espone una serie di rivendicazioni (stipendi umani, scuole degne, sanità gratuita, ecc) riassumibili in una formula non solo politica, ma di valore esistenziale: “vivere, non sopravvivere”. Accompagnata da una critica, ancora vaga ma decisamente a bersaglio, contro la logica istituita della democrazia cosiddetta rappresentativa.
C’è ben di più, qui, che un’opposizione, per altro fisiologica, al governo Meloni in carica: c’è il bisogno di creare un campo parallelo al di fuori dell’attuale panorama di partiti, se non del sistema tout court. E difatti, i partiti di sedicente opposizione non hanno avuto alcun ruolo. Non contano un’ostrega. Se gli esponenti del M5S, di Avs, o perfino qualcuno del Pd, non avessero presenziato, ieri come le altre volte, sarebbe stato uguale. Anzi: sarebbe stato meglio. Perché oggi nessuno, assolutamente nessuno di coloro che fanno parte del Palazzo, può ritenersi immune da responsabilità. Non intendiamo, si capisce, quelle poche individualità che, pur all’interno del partitume di centrosinistra, sono salvabili dal mazzo. S’intende la correità collettiva nell’aver portato l’Italia a condizioni di impoverimento materiale e di angoscia – si può dire? – spirituale. Nel governo Draghi, tranne Avs (e Fratelli d’Italia), erano attavolati tutti. Ancor prima, nel governo Conte II, il M5S aveva già perso definitivamente ogni residua innocenza originaria, nell’appattarsi con il Pd, establishment puro. E a proposito di “purezza”, Avs, che un po’ di scontento giovanile lo intercetta, alla fine porta comunque acqua al mulino targato Schlein, che è il nulla mischiato col niente.
L’interrogativo è: esistono, nella marea giovanile, delle teste in grado di fare politica, cioè di pensare strategicamente? Cioè di passare dallo spontaneismo all’organizzazione? Il problema che infatti si presenta, puntuale, a ogni realtà che emerga senza filtri da una congerie di No (trent’anni fa alla globalizzazione, e poi alle guerre, varie ed eventuali) è come dare solidità, durata e direzione in positivo, con dei Sì, al confluire fluido di bisogni e istanze di rivolta. Insomma, per non rifluire nella frustrante normalità, quella che obbliga a mettersi in fila alle urne per votare il meno peggio, oppure a scegliere l’astensione e il mesto ritorno al disimpegno, è necessario, anzi ineludibile strutturarsi, per quanto possibile. Definire una forma organizzativa, articolare un organigramma dei gruppi, delineare dei minimi comun denominatori. Va bene la virtualità, con il suo linguaggio immediato e la sua facilità di contatti. Ma il reale, come non è razionale né predicibile, non è neanche solo virtuale. Così come, del resto, la società non si esaurisce in una pur splendida Piazza. Ragazzi, fate vedere di che pasta siete fatti. Io sto con voi.
Ps: il “dissenso”, l’area extraparlamentare mediamente composta, salvo eccezioni, da leaderini con claque online e intellettuali senza carisma, si spacca fra sopravvissuti (male) al biennio Covid, con le eterne litanie del tipo “ma dov’erano tutti questi quando si manifestava contro il green pass?” (cazzo, avevano 13 anni!), dinosauri che pensano di convogliare l’energia di questi giorni nello sciopero Cgil del 20 novembre (copione fisso: “autunno caldo”, inverno gelido, primavera che non arriva mai), e altri che sembrano diventati afoni, o che si limitano, ben che vada, a simpatizzare per riflesso pavloviano. Tutto secondo copione. Stracciamolo, ‘sto copione.
“E difatti, i partiti di sedicente opposizione non hanno avuto alcun ruolo. Non contano un’ostrega. ”
Eee sapessi.. sono impegnati a chiedere e concedere guarentigie. Tra loro.
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Una marea di cittadini stanchi ma determinati si riversa nelle piazze perché sente che non è più possibile andare avanti senza garanzie di poter stare in Italia se giovani, di potersi curare, di arrivare a fine mese, di avere un lavoro pagato il giusto ecc
e loro, i signori che offrono speranze, danno la priorità alle loro garanzie.
Però adesso sembra stiano accelerando; pensa se invece stessero andando a lumaca ..
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