
(Tommaso Merlo) – La cosiddetta cultura italiana è invisibile, non ha cioè nulla a che fare con l’aspetto fisico o coi documenti personali. Non risiede nel corpo di una persona, ma nel suo cervello e nel suo cuore. I razzisti non lo capiscono ma la cosiddetta cultura italiana consiste in un certo modo di pensare e di sentire e quindi di comportarsi, un insieme di credenze ed usanze e un certo approccio alla vita. La chiamano cultura ma con Dante o Raffaello non ha nulla a che fare, anzi, spesso è una sottocultura fatta di cattive abitudini e luoghi comuni. Il punto è che questa cosiddetta cultura italiana non si acquisisce nascendo in Italia e nemmeno crepandoci, si acquisisce crescendo nel nostro paese. Maturando qui ed assorbendo come spugne la cultura dalle persone e dagli ambienti che ci circondano. E una volta assorbita tale cultura, rimane addosso per sempre. Se cresci in Italia ed emigri altrove, rimani italiano anche se non torni mai più. E se sei cresciuto altrove e sbarchi in Italia da adulto, rimani straniero per sempre. I razzisti non capiscono che le razze non esistono, esiste solo l’essere umano che l’Universo ha voluto di sembianze diverse per aiutarci a superare la nostra superficialità, con alterne fortune. Il punto è che una cultura nazionale non ha nulla a che fare col colore della pelle o lo stato giuridico. Prime e seconde generazioni di immigrati hanno la faccia congolese, cinese o marocchina ma dentro sono italiani fino al midollo. Magari mangiano ancora il cuscus la domenica e parlucchiano la lingua di genitori e nonni, ma sono italiani dentro e quindi anche fuori e non ci possono fare nulla né loro né noi. Viceversa, figli e nipoti di italiani immigrati nel mondo, hanno la faccia italiana ma dentro non sono affatto italiani, al massimo mangiano ancora gli spaghetti la domenica ma hanno assorbito la cultura nazionale del paese in cui sono cresciuti. Dinamiche storiche stranote, i primi connazionali sbarcati a New York scaricavano le navi e pulivano le lattrine, oggi Litte Italy è una trappola per turisti, i discendenti vivono nei quartieri ricchi e di italiano in loro è rimasto giusto il naso a patata, un cognome spesso storpiato e il ricordo delle polpette al sugo che gli cucinava la nonna calabrese. Un punto cruciale, contrariamente a quanto blatera la propaganda razzista, a perdere la cultura nazionale sono i popoli che emigrano, non quelli che accolgono i migranti. Il cosiddetto problema immigrazione si pone solo per le persone cresciute altrove e quindi con una cultura diversa che sbarcano da noi. Nella quasi totalità persone perbene desiderose di lavorare. E dato che hanno culture diverse dalla nostra, devono adattarsi ed integrarsi in modo che siano utili a se stessi e al nostro paese il prima possibile, un compito che spetta alla politica. Invece che ignorarli, discriminarli o addirittura ghettizzarli, vanno proattivamente regolarizzati ed integrati il prima possibile in modo da prevenire problematiche sociali e di sicurezza. E vanno fatti giurare sulla nostra Costituzione, l’unico punto politicamente sensibile. Se vengono ad esempio da paesi dove vige la legge della sharia, o la rinnegano o tornano da dove sono partiti. Nessun giudizio valoriale, ma buonsenso democratico. Con tutti i suoi limiti, la cosiddetta cultura italiana prevede ad esempio lo stato laico e la parità tra uomini e donne e non è accettabile che gli italiani arretrino rispetto a tali conquiste culturali, sociali e politiche e che nella loro comunità esistano oasi in contraddizione coi valori costituzionali. Ma si tratta di fenomeni molto circoscritti cavalcati da destre che speculano da decenni sulla paura dell’immigrazione o meglio sull’ignoranza, sulla paura del cambiamento e sull’odio frutto di frustrazioni scaricate vigliaccamente sui più deboli. L’immigrazione clandestina di massa è un fenomeno storico reale e se tutti i miliardi di persone che vivono in miseria dovessero partire sarebbe una catastrofe, ma al momento il fenomeno è ampiamento entro i livelli di guardia e genera problematiche temporanee che se gestite con intelligenza possono trasformarsi in una vera e propria salvezza per paesi vecchi ed imborghesiti come il nostro. Altro che panzane propagandistiche come le deportazioni che le destre chiamano remigrazione per non puzzare da secolo scorso, anche paesi storicamente poveri come il nostro stanno vivendo dinamiche stranote. I trenta milioni di italiani emigrati hanno fatto la fortuna dei paesi in cui sono sbarcati sporchi e puzzolenti. E mentre i loro discendenti ad esempio in America dirigono quel grande paese, nei quartieri newyorkesi tradizionalmente italiani oggi vivono i latino americani. E come successo negli Stati Uniti, alla fine l’unica differenza sarà estetica e cioè gli italiani non avranno più la pelle solo marrone chiaro ma anche marrone più scuro. Tutto qui. Diversità estetiche che l’Universo ha escogitato per farci superare la nostra superficialità con alterne fortune, e diversità dietro alle quali sopravviverà la sempiterna cultura italiana con tutti i suoi pregi e i suoi difetti.