Il Mago. Con un tesoro stimato di 500 milioni, il broker si è messo in tasca mezzo mondo e l’ha spennato. La morte misteriosa con la sua Bmw

(di Pino Corrias – ilfattoquotidiano.it) – Il suo nome era “il Fanfara”, ma lo chiamavan Mago. All’anagrafe risultava Bochicchio Massimo, anni 56, di professione giocoliere di soldi altrui, tanto bello, tanto ricco, tanto furbo, da finire, una domenica d’estate dell’anno 2022, dentro al falò delle sue vanità, a cavallo della moto Bmw lanciata a discreta velocità contro un muro della via Salaria, sotto il cielo azzurro di Roma, il corpo carbonizzato, una sola spalla risparmiata dal fuoco, quella con il tatuaggio di un indiano.
Era un incantatore. Era un brigante. Così pieno di tesori mai trovati in anni di indagini, che ancora saltano fuori come lento rilascio di quel fumo, di quella cenere – quadri e conti esteri per 9 milioni appena sequestrati – a dirne il mistero che in tanti hanno provato a contabilizzare, 500 milioni di euro secondo i magistrati, magari il doppio secondo la ridondanza delle voci e delle inchieste giornalistiche che si sono occupate del suo teatro di imbrogli, di falsi sorrisi, di false promesse, durato più o meno vent’anni, nei quali il Fanfara si è messo in tasca mezzo mondo e l’ha spennato.
Non il mezzo mondo dei poveracci che certe erinni fregavano con le alghe sciogli-pancia. Ma quello dei furbacchioni e della riccanza: calciatori, allenatori, industriali, professionisti. Quelli convinti, incorporando i privilegi del jet-set, di essere in diritto di fare la grana con la grana, di moltiplicare i contanti con il malloppo custodito a Londra o alle Caiman, gli incassi in bianco e quelli in nero. Così tanto storditi dalla voracità con cui erano riusciti a ingozzarsi di denaro da credere ai favolosi interessi che il Mago prometteva, non gli spiccioli del 2%dei comuni mortali, ma il 10, il 15%, chimere sciogli-pancia per ricchi.
Qualche nome è saltato fuori da quegli inganni, due furbissimi allenatori, Marcello Lippi e Antonio Conte, qualche giocatore come Evra o El Shaarawy, l’ambasciatore Raffaele Trombetta, imprenditori del Nord, del Sud, avvocati, faccendieri, pescati e ipnotizzati nei posti migliori per i gonzi e per gli squali, a Milano, a Sabaudia, alle feste negli attici, a bordo campo del Tennis Club dei Parioli, o tra i velluti del circolo Aniene, quello lucidato personalmente dal suo amico Giovanni Malagò, ex Coni, oggi presidente del calcio italiano, tra i pochi a vantarsi di non avere mai dato un soldo di fiducia a Bochicchio, solo cene e abbracci, “era un amico”, riuscendo persino a incassare da lui il giorno in cui gli ha venduto il proprio motoscafo, il Mad Max.
Perché la specialità del Fanfara era di vivere e di mostrarsi dentro lo stesso specchio delle sue vittime. Intanto una moglie bellissima, Arianna Iacomelli, ex miss Roma. Poi un attico da 350 metri con terrazza adeguata, nel centro di Roma. Chalet a Cortina. Vacanze a Capalbio e al Circeo. Auto di lusso. Impeccabili grisaglie da banchiere. Referenze da broker d’alta finanza, con carte intestate vere, verosimili, false. Un incarico operativo alla Hsbc, la seconda banca privata del mondo, nonostante fosse stato radiato dalla Consob nel 1998 per avere falsificato firme dei clienti, e poi misteriosamente riammesso.
Veniva da Capua, figlio di un carabiniere, niente titoli di nobiltà finanziaria, ma con un talento smisurato per l’arte di piacere. Capace di parlare di tennis con i tennisti, di pallone con gli allenatori, di affari con chiunque avesse un conto in banca. Non vendeva soltanto investimenti, vendeva l’illusione di essere ammessi nel club esclusivo dei più furbi.
A Londra aveva costruito la scenografia perfetta. Società dai nomi rispettabili, Tiber Capital e Kidman Management, indirizzi prestigiosi, e soprattutto un algoritmo proprietario, capace di guadagnare anche quando gli altri perdevano.
In realtà il Mago praticava il vecchio sistema Ponzi, portato a perfezione dal celebre truffatore americano Bernie Madoff. Prendeva i soldi dei nuovi clienti per pagare gli interessi ai vecchi, così che i vecchi, felici, gli affidassero altri soldi e convincessero nuovi clienti. Una giostra che gira finché arrivano nuovi passeggeri. E che si ferma quando in troppi chiedono di scendere.
Nel frattempo comprava case, barche, orologi, quadri di Picasso, Balla, Schifano, Warhol. Tosava 20 milioni a Conte, ma anche gli spiccioli del suo dentista, dell’osteopata, dei compagni di beach volley, del cognato. Nessuno era troppo grande o troppo piccolo per sfuggire al suo appetito.
La giostra si ferma con il Covid. Tutti chiedono indietro gli interessi. Gli amici diventano nemici.
Partono le denunce, le cause a Londra, le inchieste a Milano e Roma. La Guardia di finanza insegue bonifici e società offshore. Scopre che almeno 300 milioni sono transitati da Tiber, altri 200 da Kidman. Spesso da conti anonimi. “Hanno il tallone d’Achille”, diceva nelle intercettazioni il Mago, parlando dei clienti che non potevano denunciarlo.
Ma bastano quelli in chiaro per farlo scappare a Dubai, Singapore, fino a Giacarta, dove nel luglio 2021 finisce in manette. Rientra ai domiciliari. Vive con il braccialetto elettronico, ma non si arrende alle macerie del suo castello di carte. Chiede tempo ai magistrati, promette di restituire 150 milioni, dice: “Non ho altro obiettivo nella vita”.
Gli ex amici si organizzano in gruppi WhatsApp, si scambiano notizie, strategie, minacce.
Qualcuno lo vuole morto. Altri sospettano sia protetto da personaggi ancora più potenti. La moglie parla di “gente brutta brutta”.
Poi arriva l’ultima scena del suo film. Lui che viaggia a 80 all’ora sul rettilineo della Salaria, senza motivo piega leggermente a destra, dirà un testimone, va dritto contro il muro. Nessuna frenata, l’urto, le fiamme. Il dna e il tatuaggio confermano la sua identità ma non risolvono il dubbio se sia stato un malore, un omicidio mascherato o un suicidio. La mattina dopo avrebbe avuto il primo appuntamento al processo.
Sui titoli di coda compaiono due polizze vita da 2,4 milioni di euro, beneficiari la moglie e i due figli. Sono bloccate insieme con i conti correnti e le briciole del tesoro che verranno contabilizzate all’udienza del prossimo 14 dicembre. Nel frattempo Arianna, la principessa del Mago, è diventata cameriera in un bar davanti al Colosseo. Dice di essere senza soldi, perseguitata, e di resistere “per i figli” alla vita finita in fumo. Pulisce i tavoli e forse anche i ricordi.
la riccanza degli avidi
"Mi piace""Mi piace"