(estr. di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – […] Secondo voi, tra Giorgia Meloni che dice “Chi rompe paga” oppure “Mo’ mando l’esercito” e la sinistra televisiva che predica “un maggiore ascolto alle istanze dei giovani”, chi risulta più efficace, chi suscita più ascolto, ed eventualmente più consenso? Non si tratta di dare ragione a un governo che giunto al settimo od ottavo decreto sicurezza naviga nel torto quasi per definizione. Si cerca di valutare quale sia l’impatto sull’elettorato generato dalla rivolta dei ragazzini dediti al saccheggio griffato. Che, a prima vista, è sembrata una vera pacchia per una destra quanto mai inetta e sgarrupata, dopodiché inebriata dall’orgia legge e ordine. Anche se a risalire nei sondaggi è la premier grazie agli spot muscolari (l’ultimo Swg dava FdI quasi al 30 per cento). Mal supportata dai suoi vice “shining” Salvini e Tajani, che non ne azzeccano una. Anzi, io sono Giorgia è perfino danneggiata dal ministro Nordio che nel sonno della ragione (e del dopo spritz) intende mettere dietro le sbarre un’intera generazione. […] Esiste poi la variabile Quirinale, la cui incidenza elettorale non sapremmo valutare. Infatti, i moniti presidenziali possono essere interpretati dalle forze politiche a seconda delle diverse preferenze. Un “prêt-à-porter” dei richiami solenni disegnato grazie a un uso sapiente di sofisticate figure retoriche. Per esempio la litote, che è l’affermazione di un concetto attraverso la negazione del suo contrario, risulta ben saldata con l’esortazione nella frase di Sergio Mattarella, valorizzata dalla stampa di opposizione: “Non si sottovaluti il malessere dei giovani”. Al che perfino un Donzelli o un Bignami, per citare la destra nella versione basica più convenzionale, potrebbero a buon diritto replicare con un “ma chi li ha sottovalutati” (magari aggiungendo sottovoce “quelle zecche rosse criminali”). Frequente nella messaggistica del Colle anche l’anastrofe (inversione dell’ordine diretto di due parole vicine, spesso con l’aggettivo che precede il sostantivo). Ad esempio: “Non guardare ai giovani con meschina sottovalutazione”, oppure il “non indugiare in pretestuosi conflitti”. Moniti adoperati anche in funzione ornamentale, soprattutto nella polemica da talk per attaccare il governo (menomale che c’è Mattarella). In contrapposizione con la seconda carica dello Stato, quell’Ignazio La Russa, presidente del Senato, con la sue volgarità da Joker di corso Buenos Aires. Comunque, moniti puntualmente inascoltati, quelli del capo dello Stato. O, se si vuole, inascoltati moniti.