La prima data utile per il voto sarebbe il 16 maggio. Lo scenario più probabile è election day a giugno con le comunali. La destra accelera sui candidati

(di Lorenzo De Cicco – repubblica.it) – ROMA – L’ordine di scuderia è sempre quello: negare, negare, negare. «Si voterà a scadenza naturale». Certamente. In realtà, la macchina della campagna elettorale, a destra, viaggia già a giri talmente alti che Giorgia Meloni, nel corso degli ultimi vertici con gli alleati a Palazzo Chigi, ha tratteggiato anche il momento e l’occasione delle sue dimissioni: l’idea prospettata a Tajani, Salvini e Lupi è di salire al Colle il prossimo marzo, subito dopo il consiglio europeo che quel mese si terrà eccezionalmente a Roma, per celebrare l’anniversario del trattato che ha sancito la nascita della Cee, la vecchia comunità economica europea, architrave dell’Ue. La premier, raccontano fonti di governo, ha discusso di questo summit speciale direttamente con il presidente del consiglio europeo, il portoghese Antonio Costa. Ricevendo la rassicurazione: il vertice nell’Urbe si farà. Fonti europee, lunedì scorso, hanno raccontato che è stato informato dell’operazione anche il primo ministro belga Bart De Wever, il quale avrebbe acceso il semaforo verde, rinunciando alla sede naturale di Bruxelles per questa particolare occasione. La sfilata di tutti i big del continente, probabilmente sulla scalinata del Campidoglio, dove fu firmato il trattato il 25 marzo del ‘57, sarebbe dunque l’ultimo atto che ha in testa Meloni, prima di chiedere al Quirinale le urne, in anticipo di qualche mese rispetto alla deadline di fine settembre.
La prima data utile per il voto, che trapela difatti sia da ambienti di FdI che di Forza Italia, sarebbe quella di domenica 16 maggio, visto che la legge prevede per le elezioni un termine minimo di 45 giorni e un massimo di 70 dallo scioglimento delle Camere ad opera del Quirinale. Ma a seconda delle tempistiche della crisi, potrebbe slittare ai primi di giugno. Proprio giugno è l’orizzonte tracciato prima dal sottosegretario di Palazzo Chigi, Giovanbattista Fazzolari, poi da Francesco Filini, il responsabile del Programma di FdI. Entrambi, ovviamente, con formule dubitative, per non scoprire le carte, mentre il grosso dei leader della coalizione continua a smentire seccamente. In ogni caso, Meloni sembra essersi convinta che l’unico modo per ottenere le urne anticipate sia l’election day. L’accorpamento del voto nazionale con la tornata nelle principali città italiane sarebbe, a sentire fonti parlamentari del centrodestra, lo spiraglio lasciato aperto «dal Colle». La premier, è noto, avrebbe preferito spacchettare, rimandando le amministrative, perché il traino dei grandi centri urbani favorisce solitamente il centrosinistra. Ma ormai la rotta pare tracciata.
Difatti, dopo il congresso straordinario della Lega, che si chiude oggi a Milano, a destra c’è l’intenzione di accelerare sui nomi per le Comunali. Un tetris ancora scombinatissimo, anche se gli incastri da trovare riguardano città come Roma, Napoli, Milano, Torino e Bologna. Per Milano, considerata la più contendibile del quintetto, anche se resta una sfida in salita, Meloni, come raccontato da Repubblica, ha aperto alla candidatura dell’ultra salviniana Silvia Sardone. Ignazio La Russa, che sponsorizzava Maurizio Lupi, non si sarebbe opposto. Resta da convincere FI, che punta sul sottosegretario Matteo Perego, vicino ai Berlusconi e apprezzato anche da Guido Crosetto. Non è l’unico nome, in realtà, che circola dentro FI: c’è chi vede nella casella del candidato sindaco di Milano un’exit strategy dal Parlamento per Licia Ronzulli. Ma l’opzione non ha grandi chance. Per Napoli, FI spinge per un civico: ora in pole c’è il presidente della società italiana di cardiologia, Pasquale Perrone Filardi. Anche se dentro FdI c’è chi vorrebbe giocare la carta Matteo Piantedosi, che rifiutò la Campania. Per Torino, resta sempre in pista il vicegovernatore meloniano Maurizio Marrone. Per Roma, Meloni sembra orientata a scegliere la vicepresidente del Lazio, Roberta Angelilli, ai danni di Fabio Rampelli. I Fratelli romani vorrebbero che la premier desse l’annuncio ad Atreju. Ma il grosso della coalizione, Lega in testa, non vuole perdere tempo. «Se n’è già perso tempo», incalza Salvini. Ecco perché il nodo Comunali dovrebbe comparire nel menù del prossimo vertice dei leader di maggioranza, forse già domani. Insieme a quello, ancora più tribolato, della manovra.