(Dario Lucisano – lindipendente.online) – La maggioranza sfrutta il clamore degli scontri di piazza degli ultimi giorni per accelerare con una nuova stretta sulla sicurezza. Dopo un vertice tenutosi ieri, il Consiglio dei Ministri è stato convocato per oggi pomeriggio per discutere un decreto urgente sull’ordine pubblico. La Lega spinge per estendere il fermo preventivo ai minorenni, introdurre divieti di aggregazione e prevedere l’arresto differito per i danneggiamenti di gruppo, chiedendo più libertà d’azione con taser e idranti. Il sottosegretario all’Interno Molteni propone fino a 10mila militari su strade e stazioni e ipotizza di inserire i reati contro le forze di polizia tra le cause ostative alla cittadinanza. FdI invoca la «tolleranza zero», puntando all’estensione del reato di associazione a delinquere per gli «sfascisti» che trasformano i cortei in «guerriglia urbana».  Nel giro di poche ore, la risposta dell’esecutivo alle mobilitazioni del fine settimana si è trasformata in un’asta al rialzo di proposte repressive, culminata nel primo provvedimento emergenziale, varato dal ministro Crosetto, che ha annunciato l’invio di 500 militari dell’Esercito a Milano.

La risposta del governo alle proteste che hanno attraversato Milano lo scorso fine settimana segue uno schema ormai ricorrente nella prassi politica dell’esecutivo Meloni: prima la condanna dei disordini e la richiesta alle opposizioni di prendere le distanze dalle violenze; poi lo sfruttamento dell’ondata di sdegno per rilanciare una nuova stretta repressiva, tra misure emergenziali e decreti sicurezza. Nel caso delle proteste milanesi siamo ormai giunti alla seconda fase, caratterizzata dalla consueta gara al rialzo tra i partiti di governo, impegnati a contendersi il primato della proposta più repressiva. Guido Crosetto, esponente di FdI, chiede di «identificare tutti gli autori delle violenze e imporre loro di pagare i danni»; Antonio Tajani invoca una «previdenza dedicata» e chiede più agenti sul posto; il ministro della Difesa rilancia annunciando l’invio di 500 militari dell’Esercito a Milano che potranno agire con le facoltà proprie della polizia; i militari dovrebbero rimanere in città per tre mesi. Matteo Salvini e il sottosegretario leghista Nicola Molteni, dal canto loro, alzano ulteriormente la posta, rispolverando il disegno di legge anti-maranza e l’estensione del principio del «chi rompe paga» per attribuire agli organizzatori delle manifestazioni la responsabilità economica per i danni provocati durante i cortei.

Dopo il vertice sulla sicurezza di ieri, al di là dell’invio di militari a Milano, sono circolate più dichiarazioni che provvedimenti concreti. Il governo, tuttavia, sembra intenzionato a intervenire rapidamente: per oggi è previsto un Consiglio dei ministri dedicato alla sicurezza, con l’obiettivo di accelerare sia sulla proposta di legge anti-maranza sia sull’annuale decreto sicurezza. Di entrambi, tuttavia, non sembrano ancora circolare bozze. Come spiegato dal sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, la prima iniziativa punta a estendere ai minorenni alcune misure già introdotte con i precedenti decreti sicurezza. Tra queste figurerebbero il fermo preventivo e il potenziamento dell’avviso orale e degli ammonimenti del questore, con l’obiettivo di imporre divieti di aggregazione in occasione di manifestazioni violente o episodi di «movida» caratterizzati da disordini anche ai minori. Molteni ha inoltre annunciato l’intenzione della Lega di presentare una proposta per includere i reati commessi contro le forze dell’ordine tra le cause che impediscono di ottenere la cittadinanza. Parallelamente, l’esecutivo starebbe valutando l’introduzione di una nuova fattispecie di danneggiamento aggravato, destinata a punire con la reclusione fino a cinque anni e una multa di 15mila euro chi commette danneggiamenti in gruppi di almeno cinque persone.