(Tommaso Merlo) – Le rivolte potrebbero sfociare in guerre civili se la crisi si aggravasse. In Francia ne parlano apertamente mentre in Italia i media censurano e minimizzano sperando che prevalgano quieto vivere e rassegnazione. Politicanti ma anche giullari mediatici fanno finta di non capire come il vero e unico problema è l’ingiustizia sociale perché se fossimo tutti nella stessa melma, scatterebbe la solidarietà invece che la rabbia. E fanno finta di non sapere che la crisi dura da decenni e si è aggravata a causa delle guerre contro Russia ed Iran che facendo scarseggiare il petrolio hanno fatto schizzare i prezzi alle stelle. Guerre che loro hanno sostenuto e che sono il frutto di un modello fallimentare in cui l’economia prevale sulla politica e che ha nella crescita economica l’unica stella polare a prescindere da come viene prodotta e soprattutto ridistribuita. Grafici e indici al posto della qualità della vita delle persone, mercato finanziario al posto di economia reale e società, élite mediocri al servizio di chi comanda davvero, mega lobby della guerra compresa. Il motto della Repubblica Francese è “Liberté” ma ha creato masse di schiavi di lavori degradanti e malpagati oltre che prigionieri dell’asfissiante conformismo perbenista. “Égalité” ed ha creato élite privilegiate di prostitute lobbistiche e masse di impoveriti anche dentro. E “Fraternité” ma dilaga l’odio sociale alimentato dalla politica che sfrutta gli immigrati per costruirsi identità partitiche fasulle e raccattare voti. Come in Italia e ovunque in Europa dove stanno provando a scaricare la colpa della crisi sul solito capro espiatorio e cioè su chi ha la pelle più scura. Ma a saccheggiare le boutique sono giovani di ogni colore e credo, è la nuova variegata società più o meno civile che la politica invece di servire divide o sfrutta oppure ignora. Rubano borsette e scarpe che costano come un mega stipendio prendendosi con la forza ciò che non potranno mai permettersi nonostante la pubblicità li martelli fin dalla culla per farli consumare cose sempre più di lussuose. Perché più hai, più sei. E meglio appari meglio sei. Peccato che poi si ritrovato a vivere perennemente sul lastrico come prevede il sistema per gente nata nei quartieri sbagliati. Macron ha emesso la solita scorreggina tecnocratica mentre a Parigi si scalda il dibattito per togliersi finalmente dai piedi quell’insulso bancario. Potrebbe vincere l’estrema destra della Le Pen la quale ha già annunciano pugno di ferro e deportazioni di massa e quindi benzina sul fuoco che potrebbe far divampare la guerra civile secondo molti. In Francia come da noi, con uno stato sull’orlo della bancarotta finanziaria e classi politiche profondamente detestate che si apprestano ad inaugurare l’ennesimo carnevale elettorale con nuovi costumi e battute ad effetto per l’esiguo pubblico che ancora gli dà retta. Da una parte destre razziste che dovrebbero fare dei monumenti agli immigrati con tutti i voti che hanno raccattato sfruttandoli e dall’altra parte una finta sinistra che essendo parte integrante del sistema non riesce a capirlo e tantomeno a metterlo in discussione nonostante fallisca su tutti i fronti. Socialmente alimentando ingiustizia e quindi odio, individualmente alimentando teleconsumatori e vuoto, e globalmente alimentando guerre e distruzione ambientale. In Francia come in Italia come ovunque in Europa i cittadini sono talmente disgustati dalle classi dirigenti ed esasperati dalla situazione che non votano e non s’informano se non su media alternativi e preferiscono movimenti anti sistema perché hanno capito che il problema è il sistema che va quindi riformato radicalmente. Un cambiamento che avviene solo dal basso e che sta tardando perché le classi dirigenti lo ostacolano per spirito di sopravvivenza. Politicanti ma anche giullari mediatici che fanno finta di non capire come il vero e unico problema è l’ingiustizia sociale perché se fossimo tutti nella stessa melma, scatterebbe la solidarietà invece che la rabbia. La giustizia sociale non è un lusso e tantomeno utopia, ma una precondizione essenziale per una società sana ed una democrazia solida. Giustizia sociale nazionale ed internazionale con una economia al servizio della politica e non viceversa perché quello che conta è la dignità e la qualità della vita di tutti e non i profitti di pochi. I giovanissimi che saccheggiano le vetrine delle boutique mentre i loro genitori a casa sorridono sotto i baffi, sono l’ennesimo sfogo di un malessere profondo e diffuso che il sistema reprime da decenni per riuscire a sopravvivere. Ma se il petrolio continuasse a scarseggiare e i prezzi a salire allora la crisi potrebbe aggravarsi al punto che nazioni sostanzialmente in bancarotta come Francia ed Italia sarebbero costrette ad alzare bandiera bianca e a quel punto le strade sono due. O si riparte da “libertà, uguaglianza e fraternità”, oppure lo scontro sociale potrebbe degenerare in guerre civili che porterebbero allo stesso risultato, tabula rasa e nuove repubbliche. In Francia ne parlano apertamente ma la speranza è che prevalga dal basso un cambiamento politico radicale ma democratico che ambisca alla pace alla giustizia sociale.