
(estr. di Tomaso Montanari – ilfattoquotidiano.it) – […] “Non condivido e non condanno”. Parole di Giorgia Meloni, pronunciate l’8 marzo 2026 di fronte alla guerra illegale di Trump e Netanyahu contro l’Iran, che ha fatto finora almeno 8.000 morti, oltre 50.000 feriti e milioni di profughi. È la stessa Giorgia Meloni che sistematicamente urla all’opposizione di “condannare” ogni vetrina sfasciata a margine delle manifestazioni avvenute contro il suo governo. È una doppia morale insopportabile, un giochino al massacro che riesce ogni volta nel suo intento, ribaltando il dibattito mediatico a favore di un governo strutturalmente complice di violenze immensamente più grandi di quelle che cavalca con ipocrita cinismo.
[…] Sia chiaro: anche una vetrina rotta è inammissibile, e fa male innanzitutto alle sacrosante cause delle manifestazioni stesse. Per non parlare delle teste degli agenti, e di qualsiasi altro atto di violenza. Ma questa violenza (che c’è, e che va rifiutata in ogni modo) si iscrive in una dinamica in cui giocano ben altro ruolo la violenza, spesso gratuita, della polizia; una calcolata incapacità di prevenzione degli apparati di sicurezza, finalizzata a far lucrare al governo i benefici degli scontri; una sempre più evidentemente antidemocratica repressione preventiva fuori dalla Costituzione, quella delle ondate di decreti sicurezza.
E poi c’è la violenza del governo: di questo, e di quelli che l’hanno preceduto. La violenza sociale di chi sistematicamente toglie ai poveri per dare ai ricchi attraverso la distruzione di ogni progressività fiscale; di chi nega il diritto alla casa, alla salute e allo studio; di chi viola la legge del mare e il diritto interno e internazionale provocando la morte atroce dei migranti; di chi finanzia i centri di tortura in Libia, di deportazione in Albania, di reclusione disumana in Italia. La violenza di chi non fa assolutamente nulla per impedire che continui un’ecatombe sul lavoro, e per punire davvero i padroni che guadagnano perfino sulla morte dei loro schiavi. Di chi tiene in piedi un sistema carcerario tra i più spaventosi d’Europa. La violenza di chi scrive leggi elettorali che rubano al popolo il diritto di eleggere i propri rappresentanti. La violenza di chi non approva la legge sul consenso delle donne, condannandole a continuare a subire violenza. La violenza di chi di fatto nega il collasso climatico e continua ad alimentare il circo dell’energia fossile condannandoci tutte e tutti a morte. La violenza di violare la Costituzione usando le armi per risolvere le controversie internazionali. E spendendo i soldi di tutte e tutti noi in quelle armi che ci macelleranno. E poi la violenza più grande ed esplicita di questo tempo mostruoso: la complicità con il genocidio di Gaza.
[…] Le mani di Giorgia Meloni e degli altri membri di governo e maggioranza che tuonano contro le violenze di piazza, sono mani lorde del sangue di decine di migliaia di bambini palestinesi. Mani che non possono alzarsi a chiedere la condanna di alcunché. Ma una parte non piccola delle violenze che ho elencato, e che naturalmente sono solo alcune delle più evidenti, sono state compiute anche dai governi tecnici dei cosiddetti padri della patria, e da quelli guidati dal centrosinistra. E la violenza della classe dirigente europea che si dice democratica è tanto clamorosa da far sollevare la meglio gioventù d’Europa, dalla Spagna all’Albania.
Non è più sopportabile ascoltare in silenzio la strumentale, grottesca indignazione dei mostri che ci governano, o ci hanno governato, compiendo, loro sì, violenze indicibili. Queste ultime sono le violenze vere, colossali, fatali: le violenze che le generazioni nuove, quelle che si vedono consegnare un mondo mostruoso, condannano manifestando ovunque. Con una sacrosanta rabbia le cui ragioni sono troppo ovvie per riuscire a nasconderle.