(estr. di Andrea Scanzi – ilfattoquotidiano.it) – […] Futuro Nazionale, o per meglio dire Trapassato Remoto, ovvero il cosiddetto partito di Vannacci, si è di colpo inchiodato nei consensi. Stando a tutti i sondaggi, nelle ultime settimane ha avuto una notevole flessione. Arrivato poco sotto il 10%, è sceso attorno al 7% a seconda dei vari sondaggi consultati, siano essi quelli di Noto, Swg o Ghisleri. La supermedia YouTrend/Agi del 15 ottobre, come ottimamente raccontato da Tommaso Rodano due giorni fa su queste pagine, lo dà al 7,2%: mezzo punto in meno in due settimane. Perché tutto questo è successo? È una buona notizia e si può già festeggiare o l’inquietudine resta tutta? Qualche considerazione.

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1. Vannacci scende perché, esauriti i tristi e grevi cavalli di battaglia su remigrazione, confini e sicurezza, non c’è più nulla. Vannacci parla per slogan, ma non sa assolutamente nulla su economia, politica estera e tutto ciò che bisogna sapere per anche solo ipotizzare di guidare un Paese.

2. Vannacci parla solo e soltanto a un elettorato di estrema destra. Insistendo su temi xenofobi, omofobi, razzisti e (s)fascisti, può conquistare tutto ciò che sta a destra di Lega e Fratelli d’Italia, ma si preclude tutto il resto dell’elettorato italiano.

3. Avere delle fiammate di consenso è relativamente facile. Consolidare il voto è enormemente più complesso. Ed è proprio qui che esplode tutta la smisurata pochezza politica di Vannacci.

4. La classe dirigente di Vannacci è quasi sempre improponibile. È vero che tutti i partiti, nessuno escluso, sono pieni di casi umani e/o soggetti politici diversamente stimabili, ma in Trapassato Remoto probabilmente si esagera. E per quanto delusi e disposti a tutto, a un certo punto persino l’elettore medio italiano si disamora, se si trova costretto a votare certa gente.

5. Più ci si avvicina al voto e più prende forza il cosiddetto voto utile. L’elettore medio perde cioè voglia nel “disperdere” il voto e sceglie destra-centro o centrosinistra. E dunque uno come Vannacci un po’ si sgonfia.

6. Vannacci ha cominciato a scendere perché, per tamponarne la crescita, Lega e Fratelli d’Italia hanno cominciato a dire le stesse cose che diceva Vannacci, però probabilmente un po’ meglio. Le due forze di governo hanno cioè smesso di rispondere dialetticamente punto su punto a Vannacci, facendo il suo gioco, ma hanno spostato la loro politica (o anche solo la loro narrazione) ancora più a destra. E in questi casi l’elettore medio preferisce sempre scegliere l’originale che non il derivato. E qui il derivato, peraltro di pessima qualità politica, è proprio Vannacci, che come contenuti è una sorta di Donzelli urlante e “ruttante” (con rispetto parlando), che fa il ganassa al bar di fronte a una platea che per un po’ lo sopporta, sì, ma alla fine gli offre una sambuca con la mosca e lo manda a quel paese.

Questi sei punti parrebbero indurre all’ottimismo, ma ci sono almeno due elementi non poco inquietanti. Il primo è che questo rallentamento può essere provvisorio e non definitivo. E in ogni caso Vannacci, al suo “minimo storico”, sta comunque attorno al 7%, ovvero più o meno alla pari o addirittura sopra Forza Italia, Lega e Avs. Una cifra che resta spaventosa, tenendo conto della pochezza smisurata del soggetto (e del suo partito). L’altro elemento è che se Vannacci scende, Meloni e Salvini salgono (o tengono). E lo fanno spingendosi ancora più a destra. Quindi il calo di Vannacci coincide con una svolta ulteriormente a destra delle forze di governo, che in questo modo si rafforzano (sic). Ecco: esultare perché Vannacci scende ma sale al contempo Bignami, mi pare una forma di perversione che sarebbe bene non avere. È ancora presto, molto presto, per esultare e non abbassare la guardia.