
(Tommaso Merlo) – Stanno divampando le proteste anche da noi, era ora. Cittadini finiti sul lastrico e tutti coloro che non ce la fanno più a sopportare stipendi da fame e furti di futuro. E proprio nel momento migliore, quando i governanti s’apprestano ad elemosinare consenso per tenersi le poltrone spacciandosi come illuminati statisti quando sono anni che si occupano di beghe di palazzo, che buttano via miliardi in armi e che negano complicità nel genocidio e servitù americana. Proveranno a lavarsene le mani e anche a negare le vere ragioni di una catastrofe economica che potrebbe essere solo all’inizio, l’aggressione illegale all’Iran che ha portato alla chiusura dello Stretto di Hormuz e quindi una carenza senza precedenti di petrolio e gas. E questo senza nessun motivo se non la circonvenzione d’incapace di quel demente di Trump per mano della mafia sionista che dopo decenni ha coronato il sogno di sfruttare quei fessi degli americani anche per distruggere l’Iran. Ma hanno fatto i conti senza l’oste, senza quella civiltà persiana che non ha nessuna intenzione di venire spazzata via ed anzi si preparava da decenni ad una guerra che riteneva inevitabile. Dopo mesi di bombardamenti e stragi di civili, l’Iran rimane irremovibile nel controllare lo Stretto e nel pretendere che Trump applichi il Memorandum. Il problema è che narcisismo patologico e padroni sionisti non glielo permettono e dato che le manipolazioni del mercato e le riserve strategiche di petrolio stanno finendo e dato che i sondaggi per lui sono drammatici, secondo alcuni analisti Trump potrebbe ricorrere ad una mossa disperata attaccando di nuovo. A confermarlo sarebbe il posizionamento di bombardieri e munizioni nella regione e lo stesso Trump che preannuncia la “madre di tutte le bombe” che perlomeno non è atomica. Ma anche il suo padrone Netanyahu rischia di perdere le elezioni e di piombare in un baratro anche giudiziario e questo aumenta le probabilità di una escalation. Davvero bizzarra come sincronicità, gettati insieme nella fogna della storia dai loro stessi popoli dopo una vita di squallide trame e sangue innocente. Secondo alcuni analisti potrebbero attaccare per primi i sionisti seguiti a ruota dai servi a stelle e strisce, la solita punizione collettiva con nel mirino infrastrutture civili nella pia illusione che gli iraniani si ribellino contro Teheran. Peccato che le notizie che emergono sono diametralmente opposte. Gli iraniani sono uniti e mobilitati come non mai, vogliono lo scontro per vendicarsi degli atti terroristici subiti e per porre fine a mezzo secolo di persecuzione e se la prendono coi loro governanti perché ritenuti troppo molli e inclini alla diplomazia. Ed anche per questo la contromossa iraniana potrebbe sorprendere. Non attendere cioè il colpo e poi reagire come in passato, ma un attacco preventivo con tre obiettivi principali: le infrastrutture civili degli emirati complici, navi e quello che rimane della presenza americana nell’area e dulcis in fundo il regime sionista e il tutto con inediti bolidi ipersonici, nuovi droni Made in Russia e satelliti cinesi. E a differenza del passato, questa volta Teheran potrebbe continuare finché non avrà ottenuto una vittoria definitiva con la resa degli aggressori e il rispetto del nuovo status quo. Lo hanno ripetuto mille volte. Vogliono lo Stretto e la fine del terrorismo economico americano nei loro confronti, vogliono che lo sceriffo a stelle e strisce lasci la regione per sempre e la fine di ogni ostilità in Libano e Palestina. Con le buone o con le cattive. Non solo sopravvivenza dunque, ma una nuova Asia Occidentale che rispecchi l’egemonia iraniana. Il buonsenso ma anche i rari analisti militari che non hanno venduto l’anima al diavolo, ritengono che la via di uscita più intelligente per Trump sia la resa ma ego e padroni sionisti non ne vogliono sentire parlare e solo un collasso finanziario o anche politico interno potrebbe convincerlo a cedere. E mentre il mondo intero accende ceri per l’implosione dell’impero, quel despota di Bin Salam passa da un bunker all’altro e dorme abbracciato alle sue guardie del corpo terrorizzato di raccogliere quello che seminato. L’Arabia Saudita e tutti gli emirati rischiano di fare la fine di tutto ciò che si costruisce sulla sabbia mentre gli Houthi si stanno liberando da anni di persecuzione e minacciano di imporre un pedaggio sullo stretto Stretto di Bab el-Mandeb aumentando così i rischi di una catastrofe economica e quindi politica preludio di una escalation militare mondiale. I cittadini protestano un po’ ovunque, i governi nascondono la testa sotto la sabbia un po’ ovunque e si teme una pericolosa escalation un po’ ovunque. Eppure la soluzione sarebbe così semplice. Trattare i palestinesi come tutti gli altri esseri umani concedendogli il diritto di autodeterminarsi e trattare il sionismo come tutte le altre ideologie del secolo scorso e cioè sradicarlo in modo che anche in Asia Occidentale possa prevalere il buonsenso dopo decenni di interferenze, squallide trame e sangue innocente.
Libertà per i popoli e fuori dalle balle tutti i fascisti sia civili che talari.
"Mi piace""Mi piace"