40 piazze e centinaia di migliaia di studenti mobilitati in tutta Italia per il No Meloni Day, la manifestazione nazionale contro le politiche del governo sulla scuola; cortei a Roma, Milano, Torino, Genova e tante altre città. I manifestanti chiedono più fondi per l’istruzione, il ritiro del decreto Scuola e meno spese militari. Non sono mancati disordini e tensioni con la polizia. Valditara: “è un aggressione alle istituzioni”

(di Michelangelo Mecchia – fanpage.it) – 40 piazze, centinaia di migliaia di studenti in sciopero e uno “tsunami di occupazioni” per il No Meloni Day, la manifestazione nazionale contro il governo e “la scuola-caserma”. Sono i numeri e le parole d’ordine diffuse dall’Opposizione studentesca d’alternativa (Osa), che ha lanciato la mobilitazione, anche se poi in ogni città nel corteo sono confluite sigle e frazioni diverse della sinistra movimentista.
Gli studenti protestano per la condizione degli edifici scolastici, il carovita e l’aumento delle spese militari; in una formula, le piazze chiedono più soldi per la scuola e meno per le armi. Osa vuole anche il ritiro del decreto del ministro Valditara, che fissa un tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi.
La mobilitazione, secondo una mappatura di fonti e cronache locali, avrebbe coinvolto almeno 15 città: Roma, Milano, Torino, Firenze, Bologna, Genova, Padova, Mestre, Treviso, Vicenza, Cagliari, Bari, Siracusa, Legnano e Parabiago. Però è nata oltre confine, nelle banlieue di Parigi e a Puerta del Sol, il cuore di Madrid. Perché nelle piazze italiane, tra cori contro Roberto Vannacci e disordini con la polizia, si grida anche “Facciamo come in Francia”.
Valditara: “Minaccia, petardi e bombe carte sono un aggressione alle istituzioni”
“Questa non è espressione democratica del dissenso, né difesa della scuola”, ha detto oggi il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, “ma aggressione alle istituzioni e teppismo politico”. Secondo il ministero, i manifestanti che si sono adunati davanti alla sede avrebbero minacciato Giorgia Meloni e Valditara, gettato petardi e ferito agenti con pietre e bottiglie di vetro.
No Meloni Day a Roma, gli studenti arrivano davanti al ministero dell’Istruzione
Per arrivare al ministero gli studenti hanno attraversato il centro storico, manifestando per le strade della capitale. A Roma il corteo è partito intorno alle 9:30 di oggi dalla stazione della metro di Cavour. La folla ha sfilato lungo Via dei Fori Imperiali: un fiume in piena, con il Colosseo sullo sfondo. I promotori parlano di 20mila partecipanti: tra loro c’erano anche studenti del Cavour, del Virgilio, del Newton e dell’Enzo Rossi, istituti scolastici che nei giorni scorsi sono stati occupati. Durante la traversata sono state bruciate le bandiere degli Stati Uniti d’America e di Israele; in via Marmorata alcuni manifestanti a volto coperto hanno rovesciato cassonetti sulla carreggiata e lanciato petardi.
Intorno a mezzogiorno, come da programma, il corteo ha raggiunto il ministero dell’Istruzione. Davanti alla sede, che si affaccia su Viale Trastevere, si erano schierati poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa; qualcuno ha lanciato petardi contro l’edificio. “Valditara esci dal palazzo” e “vogliamo più aule, non più bombe”, ha gridato la folla; l’obiettivo di Osa era ottenere un incontro con il ministro.
A Milano il corteo contro il tetto al numero degli studenti stranieri
“A scuola nessuno è solo” è lo slogan che ha portato migliaia di studenti a riempire le piazze di Milano. I manifestanti hanno contestato soprattutto le nuove regole sull’inserimento degli alunni stranieri nelle classi. Tra le altre rivendicazioni, anche trasporti meno costosi e l’introduzione dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. Il corteo è partito da largo Cairoli e ha attraversato piazza della Scala; sono partiti cori contro il sindaco Giuseppe Sala, poi la folla si è mossa verso la Prefettura, dove alcuni manifestanti hanno messo in atto un’azione dimostrativa, bruciando cartelli e striscioni.
Gli studenti del collettivo Caravaggio hanno denunciato i costi eccessivi dei libri di testo e criticato la scelta del governo di intervenire sulla presenza degli alunni stranieri, anziché sui problemi economici e strutturali degli istituti: “Fuori i razzisti dalle scuole”. Si sono viste tante bandiere palestinesi e striscioni contro il riarmo.
Torino, bruciato un carro armato di cartone: uova contro la polizia
La manifestazione di oggi a Torino è il punto di arrivo di una serie di mobilitazioni che si sono protratte per due settimane e hanno coinvolto numerosi istituti scolastici. Migliaia di studenti sono partiti da scuole diverse, confluendo in piazza XVIII Dicembre: “Dieci, cento, mille occupazioni”, “Giorgia Meloni devi andartene”.
Prima che il corteo si mettesse in movimento, alcuni manifestanti hanno imbrattato di vernice rossa immagini della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dei ministri Giuseppe Valditara e Guido Crosetto e della segretaria del Pd Elly Schlein. Davanti alla sede dell’Ufficio scolastico regionale, in corso Vittorio Emanuele II, sono state lanciate uova contro gli agenti di polizia schierati in tenuta antisommossa. Poco dopo gli studenti hanno dato fuoco a un carro armato di cartone, per contestare le spese militari: “Noi la guerra non la paghiamo”.
Giorni fa alcuni gruppi di giovani a volto coperto avevano danneggiato diversi istituti scolastici: giovedì un diciassettenne è stato arrestato e un carabiniere è rimasto ferito. Il ministro Valditara aveva dichiarato che chi distrugge dovrebbe essere tenuto a risarcire i danni. Anche il sindaco progressista di Torino Stefano Lo Russo aveva chiesto agli studenti, attraverso un appello pubblico, di isolare i violenti: gli scontri rischiano di spostare l’attenzione dai problemi della scuola.
A Verona incendiati cinque cassonetti davanti a una scuola
Davanti all’istituto statale Giorgi, a Verona, un gruppo di studenti ha incendiato cinque cassonetti e un monopattino, dopo aver lanciato dei petardi. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e la polizia. Però si tratterebbe di un’azione separata rispetto al No Meloni Day, perché sarebbe stata organizzata per protestare contro alcuni provvedimenti disciplinari adottati dalla dirigenza dopo una serie di risse avvenute nell’istituto. Il Fatto Quotidiano riferisce che dieci studenti sono stati fermati dalla Questura.
Le altre manifestazioni da Bologna a Firenze, Venezia e Cagliari
A Bologna, gli studenti hanno organizzato blocchi davanti a diversi licei prima di raggiungere l’Ufficio scolastico regionale. Un altro gruppo ha dato vita a un corteo non autorizzato diretto verso la stazione ferroviaria, dove ci sono stati momenti di tensione con la polizia, tra lanci di bottiglie e fumogeni.
A Firenze oltre duemila studenti di almeno quindici scuole superiori si sono ritrovati in piazza San Marco. Tra gli striscioni esposti, “Qui nessuno è straniero” e “Se ci togliete il futuro, noi vi blocchiamo il presente”.
A Venezia il corteo ha raggiunto e bloccato la sede dell’Ufficio scolastico regionale. A Padova gli studenti sono scesi in piazza dopo le perquisizioni eseguite il giorno precedente nei confronti di alcuni minorenni sospettati di preparare disordini. A Treviso, circa 300 ragazzi hanno attraversato il centro cittadino con la manifestazione Generazione Fuoriclasse, chiedendo interventi sugli edifici scolastici, più sostegno psicologico e trasporti migliori. Alcuni studenti del liceo Canova hanno scavalcato le recinzioni per unirsi al corteo, sostenendo che le uscite fossero state chiuse. A Vicenza gli studenti hanno protestato soprattutto contro i disservizi dei trasporti pubblici.
A Genova Osa ha organizzato un corteo partito da piazza De Ferrari, con lo striscione “Soldi alla scuola non alla guerra”. A Cagliari circa 600 ragazzi si sono radunati in piazza Garibaldi per raggiungere il Consiglio regionale, chiedendo interventi contro il degrado degli edifici scolastici. Cortei documentati anche a Bari e Siracusa.
Il collettivo Osa ha già annunciato l’intenzione di partecipare allo sciopero generale del 30 ottobre, indetto dal sindacato Usb, per unire le rivendicazioni degli studenti a quelle dei lavoratori.