
(Elena Basile – lafionda.org) – Nel momento in cui lo Stato di Israele rivela in streaming il genocidio del popolo palestinese compiuto a Gaza e i crimini di apartheid e tortura in Cisgiordania (dove non è mai stato presente il terrorismo di Hamas), la politica europea e italiana si preoccupa di rafforzare la condanna dell’antisemitismo.
La comunità ebraica si sente associata ai crimini commessi da Israele e certificati dal principale tribunale internazionale delle Nazioni Unite? In effetti, i tedeschi sono stati associati ai crimini nazisti e hanno chiesto perdono per la Shoah, ripulendo l’immagine della Germania e prendendo le distanze dalla loro storia. Come mai gli ebrei non sentono l’urgenza di fare altrettanto? Essi, che hanno patito un genocidio, dovrebbero, ancora più di altri popoli, sentire solidarietà per le vittime palestinesi.
Vi sono tante personalità ebraiche che stigmatizzano le politiche neonaziste israeliane. Hannah Arendt denunciò negli anni Settanta la destra israeliana di Begin e Shamir, prefigurando il destino storico di sopraffazione e violenza contenuto nell’interpretazione di destra del sionismo, il cui referente è Vladimir Žabotinskij.
Attualmente Ilan Pappé, Gideon Levy, Moni Ovadia e Norman Finkelstein paragonano la disumanizzazione subita dagli ebrei a opera dei nazisti a quella sopportata dai palestinesi a opera degli israeliani.
Secondo l’IHRA, organizzazione nata nel 1998 per mantenere viva la memoria dell’Olocausto, questi grandi intellettuali ebrei sarebbero antisemiti. La definizione di antisemitismo dell’IHRA, a cui si riferisce il DDL discusso in Parlamento in questi giorni, è estensiva e include alcuni esempi esplicativi per meglio comprenderla. Secondo l’IHRA, coloro che paragonano l’operato nazista e quello israeliano sono antisemiti.
Luciano Canfora è antisemita? Vorrei che l’intellighenzia liberale, moderata, democristiana e socialista si esprimesse in modo netto.
La signora Schlein, che si commuove giustamente nel racconto della storia della sua famiglia ebraica, non vuole stigmatizzare il genocidio palestinese? Perché non capire che la memoria dell’Olocausto può essere tenuta in vita grazie alla condanna di crimini analoghi contro le nuove vittime di oggi?
Come il giurista Domenico Gallo ha illustrato varie volte, la normativa europea, la Costituzione italiana e la legislazione vigente sono munite di tutti gli anticorpi contro il razzismo e l’incitamento all’odio. La pretesa che le comunità ebraiche abbiano bisogno, nel 2026, di una tutela ad hoc è confutabile.
Appare invece evidente l’ambiguità di una posizione europea e italiana che non ha sanzionato lo Stato terrorista israeliano, ne ha assicurato l’impunità, malgrado le atroci violazioni del diritto internazionale e umanitario, e, con una normativa singolare, ne protegge i crimini, intimidendo e reprimendo le giuste e antifasciste critiche al suo operato, proiettando la famigerata accusa di antisemitismo contro l’intellighenzia ebraica e non, e contro la società civile incline a condannare Tel Aviv.
Dopo il libro del 2006 di Mearsheimer e Walt sull’influenza della lobby di Israele (composta dagli evangelici, dai sionisti cristiani e da potenti associazioni come l’AIPAC) sulla politica americana, è stato pubblicato un nuovo saggio di E. Clifton e I. Lustick, che illustra come i finanziamenti della lobby di Israele siano oggi mirati al controllo della narrativa, in altre parole all’alimentazione della propaganda israeliana su scala internazionale.
La confusione tra antisemitismo e critiche ai crimini israeliani è uno strumento essenziale per la repressione del dissenso pro-Palestina e per il ripristino di un’immagine irrealistica di Israele, unica democrazia del Medio Oriente. L’élite sionista, sin dalle origini dello Stato di Israele, ha avuto a disposizione strumenti diplomatici e finanziari che hanno permesso la cancellazione della Nakba e costruito l’alibi in base al quale Tel Aviv non può essere sanzionato in quanto lotta per il suo diritto a esistere.
La seconda carica dello Stato non ha avuto remore a ricorrere alla stessa retorica per assicurare l’impunità israeliana. Di fatto, la destra di Begin e Shamir negli anni Settanta, e del Likud negli anni Ottanta, ha negato la nascita di uno Stato palestinese.
Liliana Segre ha difeso il DDL sull’antisemitismo, affermando che esso non colpisce la critica a Israele. Dopo 10.000 morti a Gaza, mi rivolsi ingenuamente alla senatrice chiedendole — a lei che aveva svolto un’egregia opera di testimonianza contro il nazismo — di aiutare le battaglie di verità a favore delle vittime palestinesi e di riconoscere nel trattamento israeliano dei palestinesi la stessa logica disumana adottata dai nazisti contro gli ebrei.
Ebbi come risposta un’infamante querela per antisemitismo. Ne seguì un linciaggio mediatico non degno di una democrazia.
Il DDL potrà fornire uno strumento normativo per la persecuzione del pensiero libero.
Un popolo che per non farsi insultare da quasi tutti e nemmeno criticare deve fare una legge, dovrebbe farsi qualche domanda
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“Dimmi chi non puoi criticare e ti dirò chi è tuo padrone”. Voltaire
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Scusate: https://www.reuters.com/article/fact-check/to-learn-who-rules-over-you-quote-wrongly-attributed-to-voltaire-idUSL1N2UE2LM/
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