(estr. di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – […] Ci sarebbero almeno tre buoni motivi per non escludere affatto, anzi, un’intesa tra Giorgia Meloni e Roberto Vannacci. Il come e il quando ciò potrebbe avvenire nessuno, oggi, è in grado di prevederlo, forse neppure i diretti interessati. Anche se (così si legge) le elezioni potrebbero essere anticipate alla primavera del 2027 e dunque di tempo per organizzarsi non ce ne sarebbe molto. Evidente il primo motivo per un accordo necessario: il classico fare buon viso a cattivo gioco che in politica prevale sempre. Ce la vedete la premier che, per una qualunque ragione al mondo, rinuncia a un 7/8 per cento, gentilmente offerto dall’ex generale, gruzzolo che le consentirebbe di raggiungere agevolmente il premio di maggioranza? Una Giorgia che dice “grazie no” e si condanna alla sconfitta? Via, non scherziamo. Tant’è vero che il primitivo “mai con Vannacci”, viene già smussato dalla Meloni con un “sarebbe complicato governare con Vannacci”. Insomma: in amore e a destra mai dire mai. Del resto (ecco il secondo punto) non è forse il medesimo leader di Futuro Nazionale che reitera continuamente il suo “eccomi”, pronto a mettere i suoi manipoli a disposizione di un nuovo governo? In cambio di un paio di ministeri e di qualche concessione per così dire “ideologica” (le più semplici da trattare poiché impalpabili come le nuvole nel cielo)? E qui scatta la ragione sostanziale di un possibile alleanza tra simili. Che potremmo definire, senza offesa per nessuno, come il richiamo della foresta.

[…]

“L’internazionale nera” (Feltrinelli), libro fresco di stampa dell’inviato di “Report” Giorgio Mottola, nel raccontare “l’assalto della nuova destra al cuore dell’Occidente”, spiega in maniera fattuale la strategia di partiti e movimenti che condividono la stessa radice. Ovvero, come soprattutto in Europa, una destra impegnata a vendere la tinta grigia di un modello conservatore non abbia affatto paura del nero pece di un estremismo dai connotati fascisti, razzisti, con qualche tocco di svastica. Mottola ci spiega come il terreno comune di questo mondo sempre più arrembante sia la “guerra culturale”. Quella che va dalla denuncia delle élite globaliste alla difesa della famiglia tradizionale, all’attacco dei diritti civili e della cosiddetta “ideologia gender”. Per fotografare questa commistione è sufficiente paragonare la “remigrazione” di stampo vannacciano al rischio, addirittura apocalittico, della “sostituzione etnica” agitato fin dai primi congressi di Fratelli d’Italia, una quindicina di anni fa. In questa nobile gara la posizione dell’ex generale appare perfino più incline alla moderazione rispetto allo scontro di razze evocato dai Fratelli e Sorelle d’Italia, ed è tutto dire. Perché costoro, alla bisogna, non dovrebbero mettersi d’accordo? Una volta, ovviamente, rastrellati più voti possibili nei rispettivi campi, sempre facendo finta di detestarsi?

Ps: “Se viene escluso Vannacci, l’asso nella manica di Meloni può essere Calenda”, dice Clemente Mastella che conosce bene i suoi polli. Anche perché gli ultimi atteggiamenti del leader di Azione sono pubblicamente lodati dalla premier (“Calenda dimostra che ci sono politici in grado di andare oltre gli steccati”). Con il che, mentre il centrosinistra continua a baloccarsi con programmi e primarie, il fronte avverso si prepara a giocare non una ma due carte di riserva. E non si dica che Forza Italia potrebbe mettersi di traverso soprattutto a Vannacci. Come del resto Salvini, gli ex berlusconiani pur di restare al potere sono disposti a digerire tutto.