(Tommaso Merlo) – Se Trump avesse ancora qualche neurone sano, accetterebbe la proposta iraniana e cioè la resa sostanziale in cambio dell’apertura dello Stretto di Hormuz e di qualche contentino da postare sui social nella sua cameretta. Il diesel scarseggia e quindi è schizzato alle stelle anche negli Stati Uniti dove funziona tutto a gasolio: gli aerei, i treni, i macchinari delle fabbriche, i trattori e i camion che rimpinzano supermercati sempre più vuoti e costosi. Dai contadini ai consumatori sono tutti disperati e perfino gli sciacalli di Wall Street cominciano a preoccuparsi mentre gli elettori non vedono l’ora aprano le urne per mettere la crocetta su chiunque non sia dalla parte di quell’immane disgrazia presidenziale. Trump va impicciato e incriminato il prima possibile e per il bene dell’umanità. Certo, arrendersi non è facile per nessuno e per un narcisista quasi impossibile, ma dietro a questa assurda crisi globale c’è un nodo strategico che va ben oltre le bizze di un vecchio demente. Ma stiamo ai fatti. Il terrorismo militare contro l’Iran non ha funzionato, se americani e sionisti vogliono conquistare Teheran ci devono andare con le loro gambe e gli iraniani li attendono con ansia. Bombardare a casaccio dal cielo non ha fatto che fortificare la Repubblica Islamica. Rimasti a corto di munizioni e opzioni, i geni di turno alla Casa Bianca sono passati al terrorismo economico col blocco navale ed inasprendo le sanzioni con cui perseguitano l’Iran da mezzo secolo. Punizioni collettive anch’esse un boomerang per un popolo che lotta per la sopravvivenza. Al recente appello di Teheran per la formazione di un esercito di un milione di volontari, hanno risposto in oltre trenta milioni. Con poi la Cina e la Russia alle spalle, lo strangolamento economico è la solita trumpata. Poi c’è il terrorismo mediatico che l’Iran subisce da quando ha osato rigettare il giogo coloniale alla fine degli anni settanta. Da allora viene infamato dal mainstream come sponsor del terrorismo ma in realtà non è affatto così. Innanzitutto è una Repubblica e non un regime totalitario e anche assai sofisticata mentre l’Occidente non esita a schierarsi con regimi oscurantisti come l’Arabia Saudita per i propri interessi. Quanto ai tristemente noti gruppi terroristici di matrice islamica che hanno colpito anche in Occidente, sono sunniti mentre l’Iran è sciita. La vera unica colpa dell’Iran è quella di essere dalla parte del popolo palestinese e di sostenere i movimenti di resistenza anti sionista marchiati anch’essi come terroristi. Tipo gli Hezbollah in Libano ed Hamas in Palestina che però sono in realtà partiti politici. Hezbollah ha avuto per anni anche dei ministri a Beirut mentre Hamas ha vinto regolari elezioni nel 2006, partiti che hanno anche un braccio armato per combattere quella che chiamano resistenza. La cruda verità è che la guerra è sempre terroristica chiunque la faccia e la violenza va sempre condannata chiunque la faccia. Additare come terroristi solo i nemici degli americani e dei sionisti e quindi di noi sguatteri europei, è una ipocrisia che soprattutto dopo Gaza fa ridere i polli. E sempre stando ai fatti, nonostante l’Iran abbia subito una aggressione illegale, ha reagito facendo attenzione ai civili anche israeliani e combattuto nel rispetto del diritto internazionale mentre americani e sionisti hanno raso al suolo scuole e palestre piene di studentesse oltre che ospedali ed università in Iran come in Palestina e in Libano facendo stragi di innocenti. Ma tornando ai neuroni malmessi di Trump. Se gli Stati Uniti avessero la potenza militare per piegare la Repubblica Islamica e aprire lo Stretto di Hormuz, lo avrebbero già fatto. Secondo i brandelli di stampa libera americana, quella con l’Iran è una sconfitta peggiore di quella col Vietnam per le sue implicazioni economiche e geopolitiche. E ormai il mondo intero si domanda come sia possibile che Trump insista con una guerra persa e costosissima sia per i bilanci statali sull’orlo della bancarotta che politicamente. I cittadini americani non vogliono più combattere guerre a vanvera ma che la politica si occupi delle loro grane. Ora, anche facendo finta che i sionisti non abbiamo una cineteca intera sulle porcherie di Trump con le ragazzine, c’è un nodo strategico da considerare. A seguito del genocidio a Gaza, i cittadini americani vogliono anche tagliare ogni legame con Israele smettendola di buttar via immense risorse e di venire trascinati nei loro deliri bellici. I sionisti sanno di essere all’ultima spiaggia. Non avranno mai più il Congresso in tasca e Trump è l’ultimo loro burattino alla Casa Bianca. Un nodo strategico di sistema che va ben oltre le bizze di un vecchio demente. A risultare decisivi potrebbero essere i dollari invece che le armi. Il terrorismo economico si sta rivelando un clamoroso boomerang. La chiusura di Hormuz e il gasolio alle stelle sta alimentando una crisi tale che potrebbe costringere gli americani a scegliere tra la propria sopravvivenza o quella sionista. E anche se i politicanti corrotti e ricattati di Washington mettessero prima Israele, un crollo economico impedirebbe materialmente agli americani di eseguire gli ordini sionisti. Tante incognite e una sola certezza, Trump va impicciato e incriminato il prima possibile e per il bene dell’umanità.