Aut aut. Ultimatum ai ministri in Cdm “Siate tutti presenti, se andiamo sotto conseguenze inevitabili”. Lo sfogo di Calderoli sulle assenze dei vice

(di Giacomo Salvini – ilfattoquotidiano.it) – Non tutti se lo aspettavano. Forse nemmeno i vicepremier, uno presente (Matteo Salvini), l’altro no (Antonio Tajani) a New York per l’Assemblea dell’Onu. Ma Giorgia Meloni sente puzza di bruciato: un’aria troppo rilassata su quello che considera il passaggio chiave della legislatura, ovvero il voto segreto sulla legge elettorale che sarà alla Camera il 7 o l’8 ottobre. Così, durante il Consiglio dei ministri che approva il decreto Scuola, dopo la relazione del ministro Giuseppe Valditara, il ministro dei Rapporti col Parlamento Luca Ciriani prende la parola per chiedere ai colleghi l’autorizzazione sul voto di fiducia sulla legge elettorale. Ciriani spiega che è un “iter complicato” perché prevede almeno due voti di fiducia e richiede la presenza di tutti, già da giovedì prossimo. È un passaggio chiave, anticipato anche rispetto al previsto. E la premier coglie l’occasione. Per un richiamo e un avvertimento: “Niente leggerezze sulla legge elettorale, avrebbe conseguenze inevitabili”, dice come anticipato ieri pomeriggio dal Fatto. Ergo: dimissioni immediate.
Il richiamo serve soprattutto a tenere sulle spine i ministri e i parlamentari di maggioranza. Che dovranno essere tutti presenti in aula quel giorno: “Mi raccomando, dobbiamo garantire la presenza di tutti, parlamentari e ministri – dice Meloni – A luglio è stata una leggerezza, questa volta un’altra leggerezza non possiamo permettercela: avrebbe conseguenze inevitabili”. Che, tradotto, significa che nel caso in cui il governo dovesse andare sotto la premier salirebbe al Quirinale per rassegnare le dimissioni.
Una frase già detta pochi giorni fa in televisione (“ne dovremo prendere atto”) che serve anche per far capire agli alleati quanto sia importante per la presidente del Consiglio l’approvazione della legge elettorale. Il messaggio fatto arrivare nei giorni scorsi agli alleati è che questa legge è la più importante della legislatura perché il principio è quello di togliere di mezzo giochi di palazzo e governi tecnici, è la linea di Palazzo Chigi. Ribadita pochi minuti dopo proprio da Meloni intervistata alla festa del quotidiano Il Tempo: “Noi – ha detto la presidente del Consiglio – dobbiamo essere contenti se la riforma elettorale verrà approvata. Avremo consegnato a questa nazione norme con le quali saranno i cittadini a decidere”.
Durante la riunione del Consiglio dei ministri, inoltre, il titolare delle Autonomia Roberto Calderoli ha anche ricordato che i sottosegretari sono sempre assenti nei lavori parlamentari, sia in commissione che in aula. Da ultimo l’incidente sfiorato mercoledì pomeriggio quando la maggioranza al Senato non riusciva a garantire nemmeno il numero legale. In questi casi, i ministri devono scapicollarsi in Parlamento quando avrebbero molti dossier più importanti di cui occuparsi rispetto ai propri vice. Meloni si è detta d’accordo con Calderoli spiegando che la presenza in Parlamento rientra tra le funzioni di viceministri e sottosegretari: per quelli che si trovano in missione fuori Roma è un conto, ma gli altri devono restare nella Capitale, è stato il ragionamento della premier. Il ministro Ciriani nelle prossime ore invierà una lettera – una delle tante – ai sottosegretari per sollecitarli a essere sempre presenti.
La road map, comunque, è stabilita: richiesta di voto di fiducia lunedì 5, poi da martedì 6 la maggioranza sarà chiamata a votare la fiducia su almeno due articoli della legge per poi chiudere tutto giovedì 8. Con il voto finale che sarà segreto. Intanto, nella maggioranza iniziano a emergere le prime strategie per “controllare” i voti dei franchi tiratori quando sarà il momento: i colonnelli dei partiti di maggioranza sono stati già avvertiti che dovranno fare da “vedette” rispetto ai colleghi il cui voto sembra in bilico.
Dopo il Consiglio dei ministri, la premier si è collegata con la festa del Tempo intervistata dal direttore Daniele Capezzone a Palazzo Wedekind, a pochi metri da Palazzo Chigi. Meloni ha parlato anche del generale Roberto Vannacci. Per la prima volta ha fatto riferimento al “voto utile” che sarà il refrain contro il leader di Futuro Nazionale in campagna elettorale: “Penso che il voto sia utile quando è un voto utile all’Italia”. Meloni ha anche aggiunto che sarebbe complicato governare con Vannacci: “Dobbiamo porci soprattutto il tema di riuscire a governare bene, perché è questo che fa la differenza”. La premier si dice anche pronta a confrontarsi con il leader del centrosinistra, ma “chissà se ce ne sarà uno vero”, elogiando invece Carlo Calenda che “ci ha dato una mano fin dall’inizio”.
…elogiando invece Carlo Calenda che “ci ha dato una mano fin dall’inizio”.
Ecco palesata finalmente la vera natura di Carletto per chi avesse ancora qualche dubbio.
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“il principio è quello di togliere di mezzo giochi di palazzo e governi tecnici“
“Avremo consegnato a questa nazione norme con le quali saranno i cittadini a decidere“
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