(di Enzo D’Errico – il Corriere della Sera) – Per il momento è soltanto una pallida tentazione. Che però, già lunedì sera, potrebbe diventare un desiderio tenace. Molto dipenderà dal risultato delle «suppletive» in Calabria.
Ed è per questo che gli «scontenti» del centrodestra, più di altri, punteranno lo sguardo su quello che mesi fa sembrava un banale avvicendamento di fine legislatura e che invece, adesso, rischia di accelerare il voto nazionale.
Forse a gennaio o al massimo in primavera. Le carte sul tavolo sono identiche a quelle che gli italiani, probabilmente, si troveranno di fronte quando torneranno alle urne: il centrodestra, il fronte progressista e la variabile Vannacci, al suo primo test elettorale. È la fotocopia, al contrario, di ciò che accadde nel 2022, quando la sinistra divisa fu sconfitta nonostante avesse ottenuto la maggioranza in voti assoluti.
Ebbene, immaginiamo che la compagine del generale — guidata da Domenico Giannetta (ex capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale), uno che porta in dote un ricco corredo di preferenze — impedisca il successo di Fabio Roscioli (candidato della maggioranza di governo) e, di fatto, assegni la vittoria a Frank Benedetto (alfiere del centrosinistra), pensate davvero che la variegata pattuglia di riottosi insabbiata nella maggioranza di governo si lascerebbe sfuggire l’occasione per sgambettare la nuova legge elettorale, approfittando del voto segreto?
Il pericolo è ben chiaro a Giorgia Meloni che da giorni, infatti, prova a serrare le fila della coalizione, dove in tanti temono che un buon risultato di Vannacci (dall’8 per cento in su) sia il preludio a un’ascesa che, con il passare dei mesi, diventerebbe irrefrenabile.
Ma non basta, perché l’eventuale ingresso in Parlamento di un Futuro Nazionale con percentuali a due cifre metterebbe a repentaglio un bel po’ di seggi oggi considerati sicuri. […]
Per questo la premier, abituata a fiutare il pericolo, sta martellando sulla necessità di non mollare gli ormeggi e di assicurare l’approvazione del nuovo dispositivo di voto, convinta che un insuccesso (ennesima riforma bocciata o accantonata) sarebbe un pessimo biglietto da visita, destinato irrimediabilmente a incidere sulla sfida decisiva. A conti fatti: se Roscioli conquistasse il seggio, ci sarebbe di che festeggiare. Ma gli occhi resterebbero incollati sulla prova del generale.
[…] La presidente del Consiglio conta ancora su un largo consenso personale e i sondaggi confermano, di settimana in settimana, le ottime percentuali di Fratelli d’Italia, che ormai è da quattro anni il primo partito italiano. Rimanere a cuocere sulla graticola di Vannacci significherebbe esporsi al pericolo di depauperare un patrimonio politico che oggi è pressoché intatto.
Ma è altrettanto consapevole che presentarsi all’elettorato con un’ulteriore disfatta sulle riforme sarebbe rischioso, nonostante questo la aiuterebbe a scrollarsi finalmente di dosso le scorie post-fasciste che albergavano nel partito per cercare così di costruire una destra liberale più europeista e meno sovranista.
Quella che si gioca domani, insomma, è una sfida che rasenta l’azzardo. Per tutti. Dunque, lunedì sera, riflettori accesi sulla Calabria: lì, infatti, potrebbe andare in scena il primo atto del nostro futuro prossimo.
