(di Massimo Marino – eco-ecoblog.blogspot.com) – Quando leggo dichiarazioni e interviste di PFratin che dicono sia il ministro dell’Ambiente ( pro o contro ?) sono sempre in dubbio se strapparmi i (pochi) capelli rimasti per la disperazione o farmi una sonora risata ( non succede spesso). La domanda è sempre la stessa: ma sa, capisce di che parla, è consapevole o inconsapevole delle balle che racconta ?

il nucleare non è un ritorno al passato: è una tecnologia vincente, che integrata con le rinnovabili può dare straordinari risultati per la nostra sicurezza energetica, verso la neutralità al 2050

Il progetto sarebbe di riempire l’Italia di parecchie decine di centrali nucleari di taglia non piccola, per capirsi più di quella di Trino Vercellese di 50 anni fa, della quale ancora dobbiamo capire dove mettere le scorie, per avere entro il 2050 ( quando probabilmente né io ne PFratin avremo il piacere di vedere quanto sono costate ) un 10-11% di elettrico da nucleare, cioè per contribuire al 10-11% dei consumi elettrici che da 50 anni i filo nuc ( e ovviamente PFratin perchè così gli suggeriscono ) stimano in costante e forte crescita: Tranne essere smentiti da 50 anni ( i consumi, stazionari, tendono da 15 anni a scendere lentamente ).

Quando, un po’ più giovane e inesperto di oggi partecipavo ai dibattiti sul referendum del 1987 c’era sempre un ingegnere dell’Enel che dichiarava le rinnovabili ( all’epoca le alternative ) roba da figli dei fiori sognatori e il nucleare oltre che sicuro, il più pulito ed economicamente conveniente e le previsioni di consumi energetici in progressivo e forte aumento nei decenni futuri. Al referendum 21 milioni di italiani ( contro 5 ) si dichiararono contro l’ingegnere aprendo la possibilità di transizione alle rinnovabili, all’efficienza e al risparmio, che oggi si tenta ancora di ostacolare.

Oggi è realistico aumentare di 50 GW la potenza elettrica da rinnovabili entro il 2030 con dei costi di gran lunga minori. Si stima un terzo fingendo di dimenticare il decommissioning delle centrali nucleari, disperazione di tutti i paesi che si sono infilati nel tunnel nucleare 40 anni fa e malgrado le lobby sempre pronte all’assalto dei bilanci pubblici, vorrebbero uscirne. La Cina lo ha capito 20 anni prima dell’Occidente. Al referendum del 1987 l’attuale PD con altro nome era per il nucleare fino ad un mese prima del voto. Nelle ultime settimane licenziò il proprio responsabile nazionale sull’Energia ( né io ne credo i libri di storia ne ricordano più il nome ) e capovolse la propria posizione. Come si dice: meglio tardi che mai.

Oggi al Senato Azione di Calenda ha votato a favore del decreto e Italia Viva di Renzi si è astenuta ( cioè pur non essendo determinante ha ammiccato alle lobby: contate su di noi ). E tutti i giorni media di vario colore tentano di convincerci che i due sono indispensabili al campo … per (non) vincere.

Come per la TAV e per il Ponte ciò che conta è infilare il paese in opere grandi per i costi ma inutili o dannose per i conti pubblici e il futuro del paese. Per la verità finirle davvero non importa a nessuno.

Politica con la testa rivolta al passato e ai suoi rimasugli senili sopravvissuti, indifferente al futuro e alle nuove generazioni.

Della TAV, del Ponte, del Nucleare in realtà non gli frega nulla, l’importante è partecipare allo scippo delle risorse pubbliche. Finché si può.