
«A Montella ci sta la camorra». Non è una diceria, ma un’intercettazione messa nero su bianco dalla Corte di Cassazione nell’ambito di un’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose in Irpinia, come riportato ieri in un articolo di Orticalab. Traduciamo in parole semplici: la camorra non è un’entità astratta calata dall’alto. È prima di tutto un sistema di relazioni che unisce, ad esempio, l’imprenditore, il professionista che mette le proprie competenze al servizio dell’illegalità, il funzionario pubblico. Su un piano ancora più subdolo agisce il controllore infedele: colui che trasforma la propria funzione di vigilanza in un lasciapassare silenzioso, sterilizzando ogni anticorpo istituzionale dal basso.
Menzione a parte merita la politica. Ha in mano le redini del governo democratico: orienta lo sviluppo, indirizza la pianificazione urbanistica, gestisce le risorse pubbliche. E con esse il potere e la responsabilità di imprimere una direzione alla comunità, perseguendone l’interesse pubblico. Quando abdica a questo ruolo, non subisce un’imposizione passiva, ma sceglie la compiacenza calcolata e il quieto vivere elettorale. Di fronte a una notizia simile (la camorra in casa), se l’amministrazione comunale preferisce un imbarazzante e prudente silenzio, vien da chiedersi quale sia esattamente l’interesse che si intende tutelare. Un silenzio che, in fondo, si specchia fin troppo bene nelle abitudini quotidiane della cittadinanza.
Le prime sentinelle? Siamo noi cittadini. Che abbiamo intrinsecamente il dovere di osservare e custodire il territorio. Qui a Montella si respira quella pericolosa assuefazione in cui certe dinamiche illecite prosperano sotto gli occhi di tutti. Luoghi in cui lo Stato sembra arretrare e che diventano le ferite da cui penetra un’infezione. Questo accade grazie all’accondiscendenza, alla ricerca di scorciatoie, all’omertà e all’indifferenza collettiva. Non di tutti, sia chiaro, ma di una fetta sfacciatamente ampia di paese sì. Prima ancora della violenza, del pizzo, della cronaca nera: la camorra è la trama sotterranea che la nutre.
È quindi inutile scandalizzarsi o cedere al bigottismo e all’ipocrisia, perché i primi responsabili siamo proprio noi. Sì, anche tu, voi che state leggendo queste righe prendendomi per matto – d’altronde, dare del matto a chi indica il marcio è da sempre il modo più comodo per non pulire casa. Qualsiasi organizzazione criminale attecchisce dove trova terreno fertile. E quel terreno, purtroppo, lo concimiamo ogni giorno con le nostre mani. Sarebbe bello vivere in una comunità diversa: un paese meno distratto, meno complice, meno disposto a guardare altrove.
Ora, dopo queste sciocchezze, parliamo di cose serie. Il turismo. Come bisogna fare per portare gente a Montella – ridotta a un pacco postale da trasportare, spremere e rispedire al mittente? Forse, sarebbe il caso di invertire i fattori: concentrandoci, per cominciare, su come fare per non far scappare quelli che ci vivono già.
Carmine Pascale