
(Dott. Paolo Caruso) – Emma Bonino si è spenta all’età di 78 anni ieri 11 settembre 2026. Militante e attivista della prima ora del partito radicale, fin dagli anni ’70 rappresentò insieme al fondatore del Movimento, Marco Pannella un binomio inscindibile per le lotte di piazza antisistema e per i diritti civili. A loro si devono il referendum sul divorzio del 1974 e relativa vittoria e anni dopo il 22 maggio 1978 la legge 194 sull’ interruzione di gravidanza (IVG) e la tutela sociale della maternità. La lotta contro le discriminazioni anche razziali il riconoscimento dei diritti delle donne, degli ultimi e la lotta contro la fame nel mondo rappresentarono l’ icona di una maturità politica e di un impegno sociale che caratterizzarono in quegli anni la crescita dei radicali. L’ ingresso dei Radicali nelle istituzioni rappresentò la classica ciliegina sulla torta e un certo tipo di fare politica scosse il Palazzo. Su questa sua straordinaria traiettoria politica, di partito di lotta e istituzionale si ripropone inevitabilmente il tema dello strappo politico e personale con Marco Pannella. La frattura tra i due storici leader del radicalismo italiano divenne palese e irreversibile negli ultimi anni di vita di Pannella (scomparso nel 2016), consumandosi su divergenze profonde riguardo al ruolo politico e ai metodi della militanza radicale.Lo scontro, emerso pubblicamente tra il 2013 e il 2015, risiedeva nella diversa visione del posizionamento politico. Il leader radicale accusò apertamente la Bonino di essersi progressivamente allontanata dalla militanza di strada e dal partito. Agli occhi di Pannella, Emma Bonino si era troppo integrata nei “circuiti istituzionali”, governativi e internazionali (forte della sua esperienza come Commissaria Europea, Vicepresidente del Senato e Ministra degli Esteri). Pannella riteneva che questo profilo l’avesse resa distante dalle storiche dinamiche “rivoluzionarie”, extraparlamentari e di rottura tipiche del Partito Radicale. Nonostante la fine del dialogo e l’amarezza di non essersi mai chiariti prima della morte del leader, la Bonino ha sempre rivendicato il legame indissolubile con lui, dichiarando che “Marco aveva segnato la sua vita come nessun altro”. Due stili a confronto, infatti i due leader incarnarono due anime complementari che per decenni avevano fatto la fortuna del movimento e dato una scossa alla grigia politica italiana ingabbiata nel rigido comportamento di apparato. Una vera gabbia dei diritti che la società di allora reclamava e che questi splendidi personaggi seppero portare avanti con grande ostinazione e con successo.
Pannella, il fondatore del Movimento, era il catalizzatore puro, capace di trasformare percentuali elettorali minime in enormi casi politici e battaglie di popolo attraverso provocazioni e digiuni. Emma Bonino invece rappresentava la capacità di tradurre quelle intuizioni e provocazioni in riforme concrete, tesi legislative e credibilità internazionale, muovendosi con efficacia nei palazzi del potere senza mai rinnegare le sue battaglie civili d’origine (dal divorzio all’ aborto). Negli ultimi anni, quella che era stata una proficua divisione dei ruoli si trasformò in una distanza incolmabile, lasciando una ferita mai rimarginata nella storia della sinistra libertaria italiana. Le tante contraddizioni emerse col tempo e la fondazione di un nuovo soggetto politico +Europa portarono la Bonino in una fascia d’ ombra della militanza radicale e le sue discutibili scelte di campo politico, prima Berlusconiano poi Prodiano e successivamente Lettiano, con relativi incarichi ministeriali, confermarono la fine di quell’ impegno di puro radicalismo che aveva caratterizzato la sua ascesa politica. La fine di quella Stagione di lotte era già segnata. La rivoluzione radicale era arrivata al capolinea. La stessa rivoluzionaria della prima ora aveva accarezzato il potere dei Palazzi e aveva smarrito lo smalto dei tempi migliori. A Bruxelles il riconoscimento dei diritti dei più deboli, dei migranti, la lotta alla povertà, la condanna della guerra in qualsiasi latitudine, la campagna contro l’ uso delle mine non bastarono a riconoscerle la figura di combattente. Il suo tempo era andato, anche se il valore e l’ impegno sulle tematiche umanitarie le fu riconosciuto con la sua vicinanza da Papa Francesco. La chiesa dopo 50 anni di lotte su barricate opposte legate al divorzio e all’aborto ha riconosciuto con Papa Francesco lo spessore umano di questa leader politica.Onore al merito! La sua scomparsa chiude un’ era della politica italiana legata indissolubilmente alle storiche battaglie sui diritti civili, vissute per decenni in un sodalizio straordinario con Marco Pannella, fondatore del partito radicale. Chissà se questi attuali “frequentatori” del Palazzo saranno capaci, vista la mediocrità disarmante che li contraddistingue, di continuare le battaglie che fecero grande il partito Radicale rendendo onore a questa combattente della prima ora, forte figura di donna che proprio ieri ci ha lasciati.
Sono d’accordo con Pannella: è partita radicale dura e pura, poi ha scoperto gli agi delle poltrone ed è diventata una parolaia come ce ne sono tante.
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Presuntuosa,arrogante, filo americana, inconcludente e borghesaccia con le tipiche deviazioni Woke oggi assorbite totalmente dal PD antioperaio .
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PAOLO DESOGUS
Credo che abbia ragione chi ieri ha affermato che non ci si può dichiarare per la saldatura di diritti sociali e diritti civili e allo stesso tempo celebrare Emma Bonino, che ha rappresentato invece la loro scissione. Come ha scritto anche Cangiano, non si può in altre parole essere “intersezionalisti” e poi privilegiare un punto di vista sui diritti chiaramente neoliberale.
È questo il motivo per cui ieri ho insistito soprattutto sulla posizione di Emma Bonino in favore del libero mercato, del radicale antistatalismo, dell’UE fondata sulle regole di Maastricht, dell’ultra atlantismo e della vicinanza allo stato genocida di Israele. Questi punti dovrebbero del resto squalificare a sinistra qualsiasi politico.
Chi si è scandalizzato perché è stata fatta luce sulla funzione reazionaria di Emma Bonino ha invece ribadito il suo ruolo essenziale nell’approvazione dei diritti civili e in particolare delle leggi sul divorzio e sull’aborto. Del resto è molto forte nel senso comune l’idea che questi due provvedimenti siano dovuti ai referendum del 1974 e del 1981. Come ho detto ieri, non solo va ricordato che in Italia i referendum sono abrogativi, ma va anche detto che nella formulazione di quelle leggi Emma Bonino non ha avuto alcun ruolo.
Dico questo non solo per una ragione numerica. Non solo perché comunisti e socialisti insieme avevano quasi la metà del consenso. Dico che nella costruzione di quelle leggi non hanno avuto un ruolo perché nella loro forma giuridica e nei loro contenuti quelle due leggi sono estranee alla cultura radicale.
Certo, i radicali ed Emma Bonino, nelle lotte sociali dal basso hanno giocato un ruolo importante e io sicuramente avantieri ho fatto male non darne la giusta rilevanza. Hanno fatto un’opera di sensibilizzazione, specie sull’aborto: va riconosciuto. Ma la 194 non è la loro legge. Non lo è anzitutto perché hanno votato contro. Nel 1978, in parlamento, Emma Bonino ha affermato che quella legge era per loro invotabile. E nel 1981 uno dei due quesiti referendari che intendevano abrogare la 194 è stato chiesto proprio dai Radicali, che intendevano emendare proprio quegli aspetti sociali e diremmo oggi “intersezionali” della legge italiana sull’interruzione di gravidanza.
Vi confesso che sono rimasto molto colpito dalla violenza e dalla grettitudine di molti intellettuali che invece si rifiutano di cogliere questi aspetti cruciali e si sono lanciati in una volgare campagna di insulti. Sono rimasto sorpreso soprattutto perché queste critiche sono state rigettate senza alcuna discussione, senza alcuna replica puntuale. Esiste in Italia, ancora oggi, una sinistra inconsapevole di essere residuale, evidentemente compromessa ideologicamente con i radicali, che crede di possedere una qualche autorità morale per poter condannare e dispensare anatemi senza dover dare una qualche spiegazione.
Questa sinistra, a cui appartengono anche persone che stimo, oggi è totalmente distaccata dalla realtà. Soprattutto per le donne il dominio neoliberale promosso anche da Emma Bonino è oggi la ragione di un disagio economico e morale tremendo. Nel mondo del lavoro sono infatti soprattutto le donne a pagare il prezzo della precarietà e della deregolamentazione dei contratti. E anche sul piano culturale sono soprattutto le donne a pagare il prezzo della regressione culturale, della mercificazione dei rapporti sociali e della trasformazione del corpo in oggetto di consumo. Sono le donne che pagano questa nuova forma di maschilismo intessuto di tecnonichilismo: leggete cosa scrive Peter Thiel sul sesso femminile.
Care compagne, ma tutto questo non lo vedete? Non vi rendente conto di quanto il neoliberalismo stia colpendo soprattutto voi? E che siamo in procinto di un naufragio culturale propiziato proprio da chi si ostina a mettere il mercato sopra ogni cosa?
La vicenda della 194 è a questo proposito esemplare. Nel 1976 i radicali raccolgono le firme per depenalizzare l’aborto. A loro andava bene così: desideravano soltanto eliminare il vincolo della legge, senza alcuna regolamentazione, senza alcuna riflessione. Quel referendum sarebbe però andato in malore se si fosse celebrato. Né il PCI né il PSI avrebbero mai sostenuto una legge con quell’impianto giuridico. La depenalizzazione totale implicava infatti un tipo di soggettività antesignana di quella neoliberale odierna, quella secondo cui il soggetto è legislatore di se stesso, pura volontà.
Nel 1978 la sinistra e in particolare gli autori della legge 194 hanno invece costruito qualcosa di molto diverso. Non una legge radicale, ma una legge che non trascurava la dimensione sociale, né cedeva a un’idea di soggettività svincolata da tutto e fondata su un individualismo assoluto. La 194 è per questo uno dei migliori esempi di legislazione mai avuti in Italia. Non nego che abbia dei difetti e che nella sua applicazione vi siano delle gravi distorsioni. Ma per trovare qualcosa di meglio, per il metodo e la prassi con cui è stata approvata, occorre risalire alla Costituente.
I radicali erano invece contro quel tipo di impostazione. Erano contro quella legge e, come prima accennavo, nel 1981 hanno chiesto che alcuni articoli venissero abrogati. Hanno però straperso. Non lo ricorda nessuno e circola la leggenda dell’aborto vinto dai radicali. Menzogne. Gli italiani hanno votato contro il quesito radicale. Ha vinto il No quasi al 90%.
Nel 1981 radicali ed Emma Bonino hanno straperso il referendum perché, a dispetto delle false narrazioni che circolano oggi, i diritti civili sono stati ottenuti in Italia attraverso il filtro della sinistra e dei partiti laici. La 194 non è roba loro e l’Italia degli anni Settanta, l’Italia più avanzata in termini di riforme, non era l’Italia di Emma Bonino. Era l’Italia che dal parlamento, talvolta contro lo stesso governo, trovavano convergenza le proposte di socialisti, comunisti e persino democristiani. Mi dispiace, ma la 194 non è roba loro. Non è dei radicali proprio perché la loro proposta, al contrario, già conteneva quella scissione di diritti civili e diritti sociali che si è affermata in Italia e in Europa: scissione che oggi dobbiamo combattere e il più possibile accorciare.
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PAOLO DESOGUS
Provo a rispondere alle diverse critiche ricevute nel post di ieri su Emma Bonino. Queste critiche si concentrano quasi tutte sul periodo di attività degli anni Settanta relativamente ai diritti civili e in particolare alle leggi su divorzio e aborto.
Devo però osservare ancora una volta che chi ha esaltato sulla mia pagina il ruolo dei radicali e della Bonino sostanzialmente tace su tutto il resto e cioè su questioni oggi attualissime, ovvero guerra, fallimento UE, crimini di Israele, subalternità al patto atlantico, supremazia del mercato, privatizzazioni, precarizzazione del lavoro, innalzamento dell’età pensionabile, abolizione del sistema sanitario nazionale, abolizione dei contratti nazionali e neutralizzazione della mediazione parlamentare. E allora dobbiamo essere chiari: su tutti questi fronti Emma Bonino ha svolto un ruolo reazionario nel segno del neoliberalismo. Piaccia o no, Emma Bonino ha sostenuto tutto il peggio che ha portato l’Italia alla deriva attuale. E questo è un fatto su cui non si può tacere. È qualcosa che non si può tenere separato dal suo operato, anche dalle cause giuste per le quali si è battuta.
Del resto qualcuno mi deve spiegare come si coniuga il diritto all’aborto con la proposta di Emma Bonino di abolire il sistema sanitario nazionale. Dove abortiscono le donne senza sanità pubblica?
Qui ieri ho provato allora a far osservare come sui diritti civili la sua figura e quella dei radicali sono state eccessivamente magnificate attraverso un’opera di manipolazione mediatica che dovrebbe allertare tutti. È ad esempio diventato un luogo comune l’idea che la legge sul divorzio e sull’aborto siano arrivate in Italia grazie ai referendum voluti dai radicali.
Come ricordavo ieri, capita spesso di sentire in tv, sui giornali (e ahimè anche nelle aule universitarie) l’idea che grazie i referendum, su cui la sinistra sarebbe stata timida, abbiamo avuto i diritti civili. Ebbene, questa è una solenne falsità. Lo è perché l’istituto del referendum in Italia è abrogativo (o consultivo per le riforme costituzionali). E lo è perché le leggi su divorzio e aborto sono state approvate dal parlamento attraverso un voto trasversale in cui i radicali sono stati assenti. I referendum sono arrivati dopo, per volere delle destre che intendevano abrogare quelle leggi.
Nel 1970 non erano nemmeno in parlamento. E nel 1978 i 4 parlamentari radicali presenti hanno votato contro la 194. Proprio così: hanno votato contro. La stessa dichiarazione di voto contro la 194 è stata pronunciata, indovinate da chi?, da Emma Bonino. La legge è passata grazie al voto compatto di socialisti e comunisti, a cui si sono aggiunti gli altri partiti laici e persino qualche democristiano.
Per aver scritto questo ieri mi sono beccato una caterva di insulti. Ma piaccia o no è andata così. Lo stesso successo dei referendum in particolare nel 1981 è stato possibile perché gli italiani erano politicizzati dalla grande opera dei partiti di massa.
Cerchiamo però di capire la logica di questi insulti. In molti mi rimproverano di non aver considerato il ruolo di Emma Bonino svolto fuori dal parlamento. Sicuramente i radicali (come in realtà ho precisato) hanno avuto una funzione importante nelle lotte dal basso, insieme ad altre associazioni dell’epoca. Lo hanno avuto per l’aborto, ma molto meno per il divorzio. I radicali hanno indubbiamente lottato perché il tema dell’aborto avesse la giusta visibilità da parte dei partiti maggiori. Ma sul piano politico, cioè della costruzione del consenso, della mediazione con l’elettorato e del lavoro pedagogico per rendere l’aborto una legge accettata dalla maggioranza della popolazione hanno svolto un ruolo marginale, di gran lunga inferiore a quello svolto dai partiti politici che detenevano il consenso.
Purtroppo a sinistra c’è ancora il vizio di considerare gli avanzamenti progressivi come l’esito di un processo d’avanguardia la cui legittimità democratica prescinde dal consenso e dalla mediazione. C’è chi pensa, in altre parole, che basti sentirsi nel “giusto” o tenere pose da persone “moderne e cosmopolite” per pretendere che la propria volontà si trasformi magicamente in fatto politico. Non è così. E non è così soprattutto in democrazia.
Sul piano politico i radicali sono stati in realtà un disastro. E la prova è proprio la 194. Nessuno nega che abbiano portato attenzione al tema dell’aborto. Ma il loro radicalismo miope e sdegnoso dei processi democratici li ha poi portati ai margini e anzi sul fronte ostile alla maggioranza che ha votato la legge.
Il grave problema è che oggi a sinistra si pensa di lottare con gli stessi strumenti dei radicali, ovvero usando i propri temi come delle issues d’avanguardia, come clave da usare contro il popolo brutto, sporco e cattivo perché il contenuto della loro proposta sarebbe giusto quanto tale. E invece no. Il progresso si costruisce attraverso il lavoro di mediazione e la faticosa costruzione del consenso: quello che facevano socialisti e comunisti e che qualche imbecille considerava come “timidezza”. Si ottiene cioè attraverso il lavoro pedagogico, oggi del tutto assente anche perché osteggiato violentemente proprio dai radicali, seguiti dai partiti maggiori che ne imitano le pose.
Il modello politico di Emma Bonino va per questo rigettato in toto. Va rigettato nel metodo e nella prassi.
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PAOLO DESOGUS
Non mi è molto chiaro il motivo per cui in tanti a sinistra celebrano Emma Bonino, un politico senza meriti particolari, che deve la sua fama a una costruzione mediatica scoperta e decisamente inconsistente.
Vorrei allora ricordare che Emma Bonino è sempre stata liberista. Anzi, potremmo dire che è stata un’ultraliberista. Tanto per dirne una, nel 1994 ha accettato di correre per la destra berlusconiana, in compagnia dei postfascisti e della Lega, con il preciso obiettivo, poi sventato, di privatizzare la sanità e la scuola pubblica.
Si dice che Emma Bonino ha però avuto un ruolo decisivo per il divorzio “approvato con il referendum del 1974”. Questa scemenza è stata sostenuta anche dal presunto storico Paolo Mieli e circola da tempo nel senso comune. In realtà il divorzio è stato introdotto nel 1970 dal parlamento italiano, durante la V legislatura, nella quale il Partito Radicale non ha eletto nemmeno un deputato. La legge è passata con il sostegno di PCI, PSI, PRI, PLI, PSDI e parte della DC.
Nel 1974 il referendum sul divorzio è stato voluto dalla destra (fascisti e monarchici) e dall’area fanfaniana della DC per cancellare la legge sul divorzio. Del resto nel nostro ordinamento, il referendum è solo abrogativo (qualcuno lo spieghi a Mieli). E in ogni caso occorre ricordare che il referendum è stato principalmente vinto per il voto comunista (che all’epoca aveva circa 20 volte il consenso dei radicali) insieme a quello socialista.
Ancora più clamorosa è la falsificazione sulla legge per l’aborto, la 194. Anche in quella circostanza i Radicali non hanno avuto alcun ruolo. La legge 194 è passata anzi con il loro voto contrario in parlamento. Proprio così: i radicali hanno votato contro, ritenendo che la legge non fosse sufficientemente “radicale”. La verità è però un’altra. Bonino e radicali hanno votato contro per boicottare il consenso trasversale costruito in parlamento dalla sinistra e dai partiti laici.
La stessa sensibilizzazione per l’aborto di cui sarebbe stata protagonista Emma Bonino è sostanzialmente una leggenda se si considera il ruolo politico più che marginale rispetto alla sinistra di comunisti e socialisti per i diritti civili. Quel che di buono hanno fatto è stato più che altro dal basso insieme a molte altre associazioni dell’epoca. Sul piano politico, dei Radicali si deve invece ricordare un’ossessiva e controproducente battaglia fatta di gesti più o meno eclatanti che, invece di favorire il dialogo tra i partiti, ne acuiva le distanze, fornendo sovente argomenti alla parte conservatrice del paese.
Del resto i Radicali sono coloro i quali hanno introdotto l’ostilità verso il lavoro parlamentare e la funzione dei partiti. Se hanno avuto un ruolo politico-culturale, questo riguarda non i diritti civili ma l’involuzione che ha sostituito la democrazia con la governance e la mediazione con il gesto mediatico.
Dei Radicali e soprattutto dell’area turboliberista di Emma Bonino dobbiamo però ricordare il referendum del 2000 per abolire l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, sommamente inviso a lei e ai suoi finanziatori. Oltre a questo dobbiamo ricordare Emma Bonino per il suo sostegno allo stato di Israele e dunque all’occupazione illegale delle terre palestinesi, ai massacri e alla campagna di menzogna sionista. È stata del resto una acerrima guerrafondaia: ogni volta che ha potuto ha votato per tutte le guerre volute dalla NATO e degli Stati Uniti. E in ultimo è tra coloro che hanno sostenuto l’impianto attuale dell’UE, cioè il fallimento colossale del progetto europeo fondato sugli interessi del capitalismo e della guerra.
Emma Bonino è stata questa roba qua. Ha fatto fuori la parte più ragionevole del suo partito e ha combattuto con la destra ultraliberista sposando le privatizzazioni, il sostegno assoluto al dio mercato, l’apartheid in Cisgiordania e i massacri a Gaza. I funerali di stato sono una vera e propria vergogna nazionale. Ma è così. In un paese miserabile e senza memoria come il nostro accadono di queste cose. Del resto Emma Bonino ha goduto di un forte sostegno mediatico che ha costruito intorno a lei la menzogna della femminista e della paladina dei diritti civili: menzogna unicamente finalizzata a occultare il suo contributo alle ragioni della distruzione dello stato, della democrazia e delle forze sociali.
Emma Bonino, con il suo penoso radicalismo di destra e con le sue vergognose amicizie internazionali negli ambienti che hanno portato il neoliberismo in Europa, è stata il volto orrendo di quell’opera di trasformazione del senso comune di sinistra, che ha portato gradualmente a mettere in disparte le battaglie sociali, ovvero le lotte per il lavoro, per la casa e per il salario da lei separate dalle battaglie civili, con i risultati tremendi di oggi.
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