
(estr. di Massimo Fini – ilfattoquotidiano.it) – […] “Il contrario di ignoranza non è cultura, è curiosità”, scrive Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera del 1° settembre. I genitori di Shakespeare firmavano con la X, ciò non ha impedito loro di formare forse il più grande poeta della storia, non solo anglosassone. Evidentemente avevano inoculato nel loro pargolo qualcosa che è molto più importante della cultura: la curiosità, come scrive Cazzullo, che è fondamentale nella vita dell’uomo al pari della sensibilità, ma mentre la sensibilità implica sofferenza la curiosità è uno slancio vitale. Un uomo che perde la curiosità ha un tasso di vitalità pari allo zero. È già morto. L’uomo curioso è il vero rivoluzionario perché, attraverso la sua curiosità, mette in dubbio il già dato. La curiosità si lega strettamente alla capacità di ascolto. Scendiamo un po’ di livello: curiosità e capacità di ascolto dovrebbero essere le doti, non solo dell’“uomo comune”, espressione già di per sé razzista, ma dell’intellettuale e in particolare del giornalista.
[…] Noi uomini moderni, creduli che l’intelligenza artificiale ci dà e ci darà ancor più nel prossimo futuro tutte le risposte di cui abbiamo bisogno, abbiamo perso non solo la curiosità, ma anche la capacità di ascoltare e capire il diverso. Se dopo l’ultimo conflitto mondiale gli americani – allora ancora sufficientemente ignoranti per avere curiosità, sufficientemente bambini per rimanere affascinati dal grande gioco del mondo tenendosi stretti nel loro, di mondo, fatto di bisonti, di cowboy, di Winchester – hanno perso tutte le guerre, è proprio per una mancanza di curiosità, di volontà di ascoltare e capire il diverso.
Hanno attaccato il Vietnam senza conoscere la cultura e i costumi dei vietnamiti. Dirà il lettore: ma il Vietnam aveva alle spalle la Russia, altra cultura altra sensibilità di cui pure non abbiamo mai capito nulla, nonostante la lettura dei grandi scrittori russi, da Dostoevskij a Gogol a Tolstoj, ce ne desse la possibilità. Vero. Ma hanno anche attaccato un’infinità di altri popoli, insieme a un’imponente congrega di loro accoliti, fra cui non potevano mancare gli italiani, specialisti – come scrive Flaiano – nel salire sul carro dei vincitori di quelli che credono siano i possibili vincitori. Il fascismo era un fenomeno originariamente nostro, anche se a qualcuno spiacerà ammetterlo, ma si appecoronò davanti alla corrente nazionalsocialista della Germania di Hitler, con i risultati che conosciamo. Ma la sconfitta più bruciante è avvenuta quando abbiamo affrontato l’universo afgano-talebano senza conoscere nulla di quel mondo. Eppure, a supporto degli afgano-talebani, non c’era nessuno, anzi si può dire che gli afgano-talebani avessero contro, per motivi ideologici e geopolitici, il mondo intero. E dopo vent’anni di invasione e occupazione abbiamo rimediato la più bruciante delle sconfitte.
[…] Nel 1999 abbiamo attaccato la Serbia socialista di Slobodan Milosevic, che pur era stato uno dei firmatari della pace di Dayton, senza tenere in minimo conto che la Serbia è profondamente legata, per motivi culturali e anche linguistici, al mondo russo, oltre al cirillico, che per altro adesso nessuno usa più in Russia e pochissimo in Serbia (a parte la corrente ipernazionalista che fa idealmente riferimento a Novak Djokovic): moltissimi sono i vocaboli della lingua serba che sono identici a quelli russi, o viceversa. E ciò avvenne due anni prima degli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono, che in base alle rivelazioni del Wall Street Journal e del Times (tutto sommato bisogna ammettere che, in generale, la stampa americana è più libera della nostra, ci vuol poco) io penso fossero opera o godessero di complicità degli stessi Usa, per avere un buon pretesto per attaccare successivamente non solo l’Afghanistan, ma anche l’Iraq. È un po’ la storia dell’attacco kamikaze giapponese a Pearl Harbor, che fu il pretesto che consentì agli americani di intervenire nella Seconda guerra mondiale contro i Paesi dell’Asse, Germania, Italia, Giappone.
Recentemente abbiamo attaccato pure l’Iran senza tenere minimamente conto, anche qui, che l’Iran è l’antica Persia. Cioè abbiamo preteso di eliminare di colpo con un paio di bombe una società bimillenaria. Donald Trump proclama un giorno sì e uno no, in contraddizione con se stesso come sua abitudine, di avere sconfitto e distrutto l’Iran. Ma l’Iran è sempre lì. E da potenza regionale si è trasformata in una potenza che, grazie ai legami con Russia e Cina, determina i ritmi della politica mondiale.
Intanto, a causa di questa guerra, in Europa i prezzi di tutti i generi essenziali, alimentari ma non solo, sono saliti alle stelle (petrolio, pasta, riso ecc…). Chi salda il conto di questi sperperi inauditi di risorse? Il cittadino comune in Europa, ma anche negli Stati Uniti. “E sempre sia lodato quel fesso che ha pagato”.
Come sia possibile che la Cina sia diventata una superpotenza economica, finanziaria, industriale e tecnologica e militare senza aver fatto, provocato, imposto una sola guerra?
Credo che la risposta sia da trovare nella differenza di etica pubblica e privata tra il cinese, la cultura cinese, e l’americano, la cultura coloniale occidentale.
Per un profondo pacifismo mondiale, la cultura cinese è un riferimento essenziale.
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“Recentemente abbiamo attaccato pure l’Iran ..”
Constatazione drammaticamente vera: “abbiamo”.
L’ Italia agisce in concorso con gli Stati Uniti per compiere crimini contro le popolazioni inermi.
Siamo complici perché cobelligeranti.
Siamo complici di assassini.
Abbiamo illustri costituzionalisti che frequentano luoghi mediatici di un certo peso (giornali, TV ).
Mi auguri che questi rispettabilissimi signori si pongano nella scomoda posizione di denunciare il tradimento e la umiliazione della nostra Carta Costituzionale oramai priva di garanti.
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