“Mica ci serve il Qatar”

La trumpata di Giorgia:  se l’energia costa troppo, “estrarremo petrolio  dai mari e dalla Lucania”

(di Marco Palombi – ilfattoquotidiano.it) – L’ora abbondante di comizio di Giorgia Meloni alla festa organizzata per lei da Fratelli d’Italia (sì, facevano finta fosse per la durata del governo, ma era per lei) è stata un lungo elenco di successi, in larga parte presunti, conditi da un attacchino a Vannacci (sul femminicidio) e molti alle opposizioni, senza dimenticare la solita puntatina sull’antifascismo (“sono ottant’anni che lo usano come arma di distrazione di massa”). Un elenco stantio in cui il Paese del Bengodi e l’Italia reale si sono sfiorati appena: basti dire che sulle liste d’attesa della sanità, oltre a incolpare i governi passati come per tutto il resto, la premier ha magnificato il monitoraggio avviato dal suo governo da cui è emerso che “su 10 prestazioni 8 sono erogate nei tempi previsti e due no, che sono comunque troppe ma almeno sappiamo dove intervenire”.

Un discorso lunare, in cui sono gli imbarazzi della stand-up premier la parte più rilevante. È il caso di quando Meloni, non esattamente di buon umore nonostante le urla della folla adorante, affronta la vicenda Ilva, che l’ha accolta in Puglia con la notizia delle oltre 2.500 lettere di licenziamento arrivate ai lavoratori dell’indotto: dopo quattro anni di governo se la cava col pensierino secondo cui “il nostro obiettivo è tutelare la salute pubblica, ma anche preservare un patrimonio industriale importante per la Puglia e la nazione”. Non si sono meritati una citazione invece, forse per estraneità territoriale, gli operai della Electrolux, in sciopero da ieri dopo che l’azienda ha confermato la chiusura della fabbrica di Cerreto d’Esi e 1.450 esuberi in Italia, a cui aggiungere il mancato rinnovo di 135 lavoratori a termine (e verrebbe da dire che è anche così che si combatte il precariato, del cui calo molto s’è vantata la premier).

La parola “inflazione”, stranamente, non s’è sentita. Anche “bollette” è rimasta nella penna del ghost writer di Meloni. C’è stata invece una rapida citazione del prezzo dei carburanti, lunare non meno del passaggio sulle liste d’attesa: la premier ha avvertito che ha fatto quel che ha potuto (poco) con gli sconti sulle accise, rinnovati per il diesel fino a giovedì prossimo, ma che ora si passa ad aiuti “mirati”, perché “non possiamo permetterci di spendere soldi per darli a chi non ne ha bisogno o a chi viene a fare benzina dalla Francia”. Pratica bizzarra dei nostri cugini transalpini, visto che i prezzi da loro sono più o meno uguali ai nostri, ma se la premier l’ha detto avrà i suoi motivi…

Il tema energia è quello in cui più s’è visto l’imbarazzo di Meloni e forse per questo l’unico per il quale la premier s’è lasciata andare al sussulto della proposta, per quanto la sua sparata di ieri ricordi troppo il trumpiano “drill, baby, drill”, trivella, baby, trivella. Dopo essersi vantata – ma a questo punto dovrebbe essere chiaro a tutti che non teme il vecchio detto “chi si loda s’imbroda” – di “aver rotto il tabù del nucleare in Italia”, tecnologia che ci garantirà un futuro di pace, amore e prezzi bassi, ha in sostanza promesso agli italiani che strapagano il pieno dell’auto e vedono le bollette del gas e della luce salire alle stelle che “estrarremo più petrolio dai nostri mari”: “Non c’è bisogno di andarlo a prendere in Qatar – ha scandito con la classica vena sul collo – quando lo abbiamo in Basilicata”. Ora, per dare l’idea di cosa stiamo parlando, basti dire che l’Italia ha riserve di petrolio certificate per neanche 580 milioni di barili e ne consuma 1,25 al giorno: una quindicina di mesi e tocca ritornare dal Qatar, ammesso e non concesso che il suo ex amico Trump abbia riaperto lo Stretto di Hormuz. Drill, baby, drill.

Un’altra parola che non s’è sentita in oltre un’ora è “riarmo” e pure le guerre sono state citate solo en passant, come elemento sullo sfondo, una delle mille difficoltà che l’underdog della Garbatella (ma dopo 1.413 giorni a Palazzo Chigi uno è ancora underdog?) ha dovuto superare per regalarci questa Italie en rose. Meloni s’è concessa giusto un passaggio rituale sulla “difesa”, sostenendo che “è falso che per difendere l’Italia dobbiamo rinunciare” a spendere in welfare o salute, forse perché le nuove armi le compreremo coi proventi del petrolio lucano: e comunque “non possiamo permetterci di lasciare la nostra nazione esposta, la sicurezza è la precondizione perché la libertà esista”. Sicurezza l’ha detto spesso e a questo proposito va notato che la premier ha promesso alla folla felice “nessuna tolleranza, neanche un briciolo, per chi organizza cellule jihadiste in Italia”. Basta col Belpaese paradiso delle cellule jihadiste: era ora!