Il presidente della Campania: «Il percorso è avviato, non si parte da zero»

Cinquestelle della prima ora, Roberto Fico è stato presidente della Camera dal 2018 al 2022, ora è il presidente della Regione Campania

(Francesca Schianchi – lastampa.it) – «La nostra esperienza di governo sta andando molto bene, non esistono polemiche», garantisce il presidente della regione Campania, Roberto Fico. Pezzo da novanta dei Cinque stelle, uno dei protagonisti della primissima ora e già presidente della Camera, è stato eletto governatore l’anno scorso sostenuto da un campo largo che va da Alleanza Verdi-sinistra ai centristi. «In campagna elettorale abbiamo concordato un programma che stiamo seguendo. Ci confrontiamo e poi decidiamo e andiamo avanti insieme».

Il consiglio ai leader per costruire un campo largo nazionale è questo: partire dal programma?
«Mi guardo bene dal dispensare consigli. Ma so che il programma è il vero leader di una coalizione, è quello che dà alle persone il senso di quel che vogliamo fare. E non partiamo da zero: in parte lo abbiamo già costruito con le battaglie parlamentari comuni».

Ci sono temi però su cui in quattro anni non avete trovato l’accordo, come l’atteggiamento verso l’Ucraina.
«La nostra visione sulla politica estera è convergente: vogliamo costruire pace e dialogo. Nessuno esce da questo perimetro».

Lo dicono tutti. Ma nello specifico: armi all’Ucraina sì o no?
«Nel momento in cui ci si siederà per discutere il programma si troverà una modalità per affrontare il tema. Dobbiamo ricordarci che oggi abbiamo un dovere».

Quale?
«Battere la destra, in un momento in cui c’è chi come Vannacci vuole stravolgere i valori repubblicani. E lo possiamo fare proponendo la nostra idea di Paese, che metta al centro la scuola e la sanità pubbliche, la lotta ai cambiamenti climatici, il lavoro».

Il candidato premier va scelto con le primarie? Ci sono molte voci critiche e Giuseppe Conte è sembrato scocciarsi col Pd: se non le volete, ditelo.
«Io dico che non bisogna temerle. Tutte le opinioni sono legittime, ma io penso che le primarie possono essere un grandissimo momento di festa e partecipazione di popolo. Un momento di aggregazione. Sono anche un segnale importante: decidere di fare le primarie è il contrario di disunirsi, significa dire alle persone: abbiamo deciso di stare insieme, scegliamo con voi chi ci guiderà».

Chi è scettico dice: rischiamo una competizione interna durissima che lascerà scorie sul campo.
«Competizione interna significa far parte della stessa squadra: se la impostiamo in modo sano, non lascerà strascichi. Anzi, confrontarsi alle primarie potrà essere un bell’esempio per il nostro elettorato».

Lei è sicuro che l’elettorato di chi perde sosterrà chi vince?
«Sì, perché chiunque sarà il o la leader, tutti si devono sentire rappresentati. So che chiunque vincerà, parlerà di scuola, sanità, aiuto alle persone in difficoltà, un programma che sarà radicale nei temi in un mondo che si sta incattivendo sempre più. Quando parli questo linguaggio, le persone vengono con te perché si riconoscono. E sarà il linguaggio di tutta la coalizione, non solo del leader, che sarà il nostro portavoce».

La definizione di portavoce per il leader è un lascito del Movimento cinque stelle delle origini…
(ride) «Già prima dell’esperienza iniziata col Movimento, io lavoravo in quel modo, considerando il leader un portavoce delle istanze collettive».

Esiste un’alternativa alle primarie? Ad esempio l’ipotesi che guidi la coalizione chi ha preso più voti?
«Io penso che le primarie siano un’assunzione di responsabilità anche per i cittadini. Per aiutarci a formare un governo politico del campo progressista. Politica e partecipazione sono i concetti chiave per rafforzare l’architrave del nostro Paese».

I tempi quali devono essere? Anche su quello aleggia una certa preoccupazione.
«Saranno i partiti a decidere tempi e modi. Ma a chi si preoccupa, ricordo che davvero non sta cominciando tutto oggi. Il percorso comune non nasce con le primarie. Quello che abbiamo fatto in Campania ha visto la partecipazione dei leader nazionali, e prima di noi ci sono state la Sardegna, l’Umbria, Napoli… Il progetto viene da lontano».

Vuole dire che siete più avanti coi lavori di quel che sembra?
«Assolutamente sì. Il 61 per cento che abbiamo preso qui alle Regionali viene da un lavoro comune pregresso».

Se la sente di fare previsioni sulle Politiche?
«Sono ottimista ma non faccio previsioni».