Il presidente della Campania: «Il percorso è avviato, non si parte da zero»

(Francesca Schianchi – lastampa.it) – «La nostra esperienza di governo sta andando molto bene, non esistono polemiche», garantisce il presidente della regione Campania, Roberto Fico. Pezzo da novanta dei Cinque stelle, uno dei protagonisti della primissima ora e già presidente della Camera, è stato eletto governatore l’anno scorso sostenuto da un campo largo che va da Alleanza Verdi-sinistra ai centristi. «In campagna elettorale abbiamo concordato un programma che stiamo seguendo. Ci confrontiamo e poi decidiamo e andiamo avanti insieme».
Il consiglio ai leader per costruire un campo largo nazionale è questo: partire dal programma?
«Mi guardo bene dal dispensare consigli. Ma so che il programma è il vero leader di una coalizione, è quello che dà alle persone il senso di quel che vogliamo fare. E non partiamo da zero: in parte lo abbiamo già costruito con le battaglie parlamentari comuni».
Ci sono temi però su cui in quattro anni non avete trovato l’accordo, come l’atteggiamento verso l’Ucraina.
«La nostra visione sulla politica estera è convergente: vogliamo costruire pace e dialogo. Nessuno esce da questo perimetro».
Lo dicono tutti. Ma nello specifico: armi all’Ucraina sì o no?
«Nel momento in cui ci si siederà per discutere il programma si troverà una modalità per affrontare il tema. Dobbiamo ricordarci che oggi abbiamo un dovere».
Quale?
«Battere la destra, in un momento in cui c’è chi come Vannacci vuole stravolgere i valori repubblicani. E lo possiamo fare proponendo la nostra idea di Paese, che metta al centro la scuola e la sanità pubbliche, la lotta ai cambiamenti climatici, il lavoro».
Il candidato premier va scelto con le primarie? Ci sono molte voci critiche e Giuseppe Conte è sembrato scocciarsi col Pd: se non le volete, ditelo.
«Io dico che non bisogna temerle. Tutte le opinioni sono legittime, ma io penso che le primarie possono essere un grandissimo momento di festa e partecipazione di popolo. Un momento di aggregazione. Sono anche un segnale importante: decidere di fare le primarie è il contrario di disunirsi, significa dire alle persone: abbiamo deciso di stare insieme, scegliamo con voi chi ci guiderà».
Chi è scettico dice: rischiamo una competizione interna durissima che lascerà scorie sul campo.
«Competizione interna significa far parte della stessa squadra: se la impostiamo in modo sano, non lascerà strascichi. Anzi, confrontarsi alle primarie potrà essere un bell’esempio per il nostro elettorato».
Lei è sicuro che l’elettorato di chi perde sosterrà chi vince?
«Sì, perché chiunque sarà il o la leader, tutti si devono sentire rappresentati. So che chiunque vincerà, parlerà di scuola, sanità, aiuto alle persone in difficoltà, un programma che sarà radicale nei temi in un mondo che si sta incattivendo sempre più. Quando parli questo linguaggio, le persone vengono con te perché si riconoscono. E sarà il linguaggio di tutta la coalizione, non solo del leader, che sarà il nostro portavoce».
La definizione di portavoce per il leader è un lascito del Movimento cinque stelle delle origini…
(ride) «Già prima dell’esperienza iniziata col Movimento, io lavoravo in quel modo, considerando il leader un portavoce delle istanze collettive».
Esiste un’alternativa alle primarie? Ad esempio l’ipotesi che guidi la coalizione chi ha preso più voti?
«Io penso che le primarie siano un’assunzione di responsabilità anche per i cittadini. Per aiutarci a formare un governo politico del campo progressista. Politica e partecipazione sono i concetti chiave per rafforzare l’architrave del nostro Paese».
I tempi quali devono essere? Anche su quello aleggia una certa preoccupazione.
«Saranno i partiti a decidere tempi e modi. Ma a chi si preoccupa, ricordo che davvero non sta cominciando tutto oggi. Il percorso comune non nasce con le primarie. Quello che abbiamo fatto in Campania ha visto la partecipazione dei leader nazionali, e prima di noi ci sono state la Sardegna, l’Umbria, Napoli… Il progetto viene da lontano».
Vuole dire che siete più avanti coi lavori di quel che sembra?
«Assolutamente sì. Il 61 per cento che abbiamo preso qui alle Regionali viene da un lavoro comune pregresso».
Se la sente di fare previsioni sulle Politiche?
«Sono ottimista ma non faccio previsioni».
Uno spettro si aggira per l’ Italia: lo spettro del ” dimaismo “. Di cosa si tratta ? Di una malattia che sta attaccando Fico . Consiste nel conservare intatto il proprio potere discostandosi dalla realtà e diventando il ” politico” perfetto.
In realtà quella che vogliono i pdini è la cosiddetta pace giusta cioè la sconfitta della Russia sul campo e l’ entrata dell’ Ucraina nella Nato . Nulla sull’arresto di Maduro. Nulla sul massacro di Kameney e la sua famiglia con aggressione all’ Iran . Togliamo i temi divisivi e cosa resta ? Resta il Woke.
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Ci sono temi però su cui in quattro anni non avete trovato l’accordo, come l’atteggiamento verso l’Ucraina.
«La nostra visione sulla politica estera è convergente: vogliamo costruire pace e dialogo. Nessuno esce da questo perimetro».
Non-risposta scontata. Per capire l”origine della fuffa molto democristiana di Fico è necessario dare uno sguardo ai voti che lo hanno eletto come governatore
https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_regionali_in_Campania_del_2025
Un bel pacchetto arrivò anche da “Casa riformista”, perciò inutile chiedere se Renzi sarà anche della partita alle politiche. Che fai, sputi sui voti che ti hanno eletto? Impossibile, impensabile.
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“Dobbiamo ricordarci che oggi abbiamo un dovere».
Quale?
«Battere la destra, in un momento in cui c’è chi come Vannacci vuole stravolgere i valori repubblicani. E lo possiamo fare proponendo la nostra idea di Paese, che metta al centro la scuola e la sanità pubbliche, la lotta ai cambiamenti climatici, il lavoro».”
Se questo è il programma io passo, è lo stesso che ci vendono da almeno 30 anni, la stessa ricetta fasulla, la scuola come vettore per tenerti a casa sino a 35 anni, la sanità pubblica talmente scadente che ti mangi i risparmi anche per le cure elementari, la lotta ai cambiamenti climatici…. ma sicuri che questo governa la campania?
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QUALE È IL SOGNO?-Viviana Vivarelli
C’è ancora chi si chiede dove sia finito il sogno di un mondo nuovo. C’è ancora chi si attacca alla figura del leader come il bambino si attacca alla mano della mamma, e ignora un progetto più vasto, l’idea stessa di democrazia diretta, che di per sé esclude l’importanza di un leader per dare la sovranità al suo reale e costituzionale detentore: IL POPOLO.
Ma quanti ancora non lo hanno capito? Quanto hanno ancora uno spirito bambino?
Meraviglia che dopo 20 anni di diffusione di idee sulla democrazia dal basso, troppi ancora siano nel buio e balbettino sulla singola persona perdendo di vista il progetto totale.
Alcuni il sogno lo avevano amato e lo hanno perso, si sono tirati indietro, ignorando che ci sono sogni che maturano nei tempi lunghi. 29 anni rimase Mandela in carcere prima che la liberazione del Sudafrica si compisse. E il sogno di Martin Luther King della parità razziale dopo 70 anni non si è ancora affermato. 20 anni durò la lotta di Gandhi per la liberazione dell’India dalla dominazione britannica. E noi credevamo che in pochi anni la democrazia diretta, invisa a tutti i partiti e odiata dai poteri internazionali, potesse vincere e conquistare tutti gli Italiani??
Ma se ancora ci sono elettori convinti in buona fede di essere dei 5 stelle e non vanno più in là di Giuseppe Conte!! Se ci sono elettori convinti in buona fede di essere di sinistra che votano persino gente come Renzi, Draghi o Casini!!
La rivoluzione non camminerà mai sulle gambe di chi non ha testa.
Ci sono parole che si sono perse, ma i valori che sottendevano non si sono persi e vivono ancora.
17 anni fa un informatico, Gianroberto Casaleggio raccoglieva l’utopia di democrazia diretta, nata 30 anni prima col movimento no global, e ne faceva un partito. Il pensiero no global era un movimento apartitico e universale, contro la globalizzazione economica neoliberista, valido per tutti gli uomini di questo mondo, e diffuso in tutto il mondo, senza differenze di popoli o luoghi, mirava alla salvezza del pianeta, a un’economia sostenibile, alla lotta contro gli abusi delle multinazionali, al contrasto assoluto al neoliberismo, alla diffusione del pacifismo per la fine di tutte le guerre, allo stop agli idrocarburi e al nucleare, alle energie pulite, a un progetto politico di democrazia diretta dal basso, rovesciando la concezione gerarchica piramidale del comunismo, che è fallita storicamente, producendo nuove schiavitù, con la riproposizione della divisione tra governanti e dei governati, due classi che non sono, come voleva Marx, borghesi e proletari, ma quelli che hanno tutto il potere e ne abusano e quelli che non hanno nessun potere e non contano niente.
Il progetto della democrazia diretta è stato realizzato parzialmente in varie parti del mondo (a partire da Port Royal) e cominciava a svilupparsi anche dal basso nei Nuovi Municipi che si diffondevano in tutta Italia.
Il progetto a cui parteciparono Casaleggio come Grillo somigliava in gran parte a quello no global, teso ad una economia sostenibile, a una democrazia dal basso, a una limitazione del potere delle caste politiche ed economiche e alla lotta contro il potere finanziario, bancario o economico, per l’abbattimento dell’ideologia neoliberista con tutti i suoi falsi miti e le sue menzogne.
Quel progetto può cambiare nome e persone, ma non è mai morto.
Io spero che riemerga ancora.
Può riprendere a camminare sulle gambe di persone nobili ed eroiche come Di Battista, Barbero, Tonelli, Montanari, Selmi, Ricciardi, Gratteri, Zagrebelsky, Gabanelli, Flavio Lotti, Francesca Albanese, Travaglio, Tommaso Moro… La loro presenza e la loro azione infaticabile ci fanno bene sperare
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