
(dagospia.com) – La frattura tra i BRICS, che unisce gli stati più influente del mondo extra-occidentale (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e gli Stati Uniti è sempre più profonda.
Le bombe, i razzi e i dazi di Donald Trump hanno creato una voragine, sono saltati tutti i paradigmi politici ed economici, trasformando gli Usa, un tempo sommo sceriffo degli equilibri mondiali, in agente del caos.
La demenza politica del Trumpone ha oltrepassato il punto di non ritorno da compiere il miracolo di ribaltare agli occhi del mondo l’immagine di un regime totalitario come la Cina e trasformando di Xi Jinping in un leader “affidabile” alle democrazie occidentali.
A Bishkek, in Kirghizistan, il summit di Xi Jinping e Vladimir Putin e Narendra Modi, nell’ambito del vertice in corso dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, lo Sco, che riunisce dieci stati dell’Eurasia (una sorta di antipasto del vertice dei BRICS che si terrà a Nuova Delhi tra due settimane), avrà di sicuro fatto stra-incazzare il “deragliato mentale” che farnetica nella Sala Ovale della Casa Bianca.
Se l’incontro tra Putin e il presidente cinese è stato al bacio, rinnovando l’amicizia “porofonda” e l’alleanza “senza limiti” fra i due paesi, sulla questione di sostenere l’Iran, sotto schiaffo delle sanzioni americane, non c’è stato una completa convergenza.
Xi Jinping e Vladimir Putin si sono già esposti, foraggiando Teheran di armamenti, intelligence e denaro. Ma l’India che farà? Narendra Modi conserva legami economici molto stretti con gli Stati Uniti (primo partner commerciale) e teme la vendetta di Trump.
Con il Pakistan musulmano che si avvicina a Teheran, Modi avrà il coraggio di prendere posizione a favore dei pasdaran? Intanto, ha incontrato il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. Domani, si vedrà…
Ma il piatto forte del triangolare, già squadernato in passato, ma questa volta più fumante del solito, è arrivato con il progetto di dar vita a una “moneta unica” dei BRICS, per ridurre il dollaro a carta straccia.
Il “verdone” è infatti la valuta dominante nel sistema finanziario globale e viene utilizzato in oltre l’80% delle transazioni commerciali e in più della metà dei pagamenti internazionali delle materie prime, come il petrolio.
Inoltre, gran parte del debito pubblico e privato mondiale è emesso e denominato in dollari, rappresentando circa il 56%-60% delle riserve valutarie ufficiali detenute a livello globale.
Se i cinque stati più influenti e potenti del mondo extra-occidentale creassero una moneta unica, con il debito pubblico americano che vola a livelli mai visti (40mila miliardi di dollari) per il bigliettone verde sarebbe la mazzata finale: sancirebbe la fine del dominio valutario a stelle e strisce, già fortemente compromesso dalle “daziate” a pene di segugio del tycoon.
Sul progetto di “moneta unica”, che trova d’accordo Russia, India, Brasile e Sudafrica, le uniche “perplessità” arrivano dal quinto e più importante socio dei BRICS, la Cina. Che farà Xi Jinping: metterà in cantina la moneta nazionale, lo Yuan, pur consapevole che la potenza di fuoco della sua economia lo metterebbe al vertice dei BRICS?
Nel frattempo, Xi guarda già alla sua prossima visita negli Stati Uniti per il vertice del 24 settembre alla Casa Bianca. dove mira ad arrivare con un capitale politico rafforzato dai summit di SCO e BRICS (in agenda il 12 e 13 settembre a Nuova Delhi).



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