L’inviato della trasmissione d’inchiesta contro la scelta della Rai di affidare il programma a Piervincenzi e Presutti

(di Conchita Sannino – repubblica.it) – “C’è Sigfrido, c’è la sua battaglia che condivido e che secondo me lo vedrà vincente in Tribunale. Poi c’è la battaglia per non perdere quello che abbiamo costruito con Report, tutti, grazie al nostro lavoro e all’autonomia con cui potevamo muoverci. Una storia così non si svende e non si calpesta».
Danilo Procaccianti, giornalista d’inchiesta da oltre un ventennio, uno degli inviati (esterni) di Report, compie 49 anni oggi. E ricorderà sempre questo compleanno. «È un’estate di m… Se il mandato era distruggere Report, ci stanno riuscendo alla grande, ma si assumeranno le loro responsabilità».
Danilo Procaccianti, dubbio preliminare. Lei si è occupato del Ponte Morandi, della strage di Brandizzo, del Ponte sullo Stretto. Ha mai incontrato Lavitola? O è stato al suo ristorante, con o senza input di Ranucci?
«Mai. Mai conosciuto o incrociato. Io amo dire che per Report faccio quelle cose noiose, tipiche da servizio pubblico: la scuola, i morti sul lavoro…».
Né ha avuto sentore che in qualche inchiesta Lavitola abbia potuto veicolare idee, contenuti?
«Mai. Funziona così. Andavo da Ranucci: per me c’è questa storia che merita, e gliela spiego. Lui mi fa le sue domande, e mi dice: ok lavoraci, ci vediamo tra 3 o 4 mesi, con l’inchiesta chiusa. Massima libertà, e protezione da condizionamenti esterni».
Lei è uno del gruppo di inviati che ha minacciato di lasciare Report. Davvero metterete in gioco tutto, nell’incontro di domani?
«Ad oggi assolutamente sì. Se l’azienda non toglie di mezzo quei due nomi, per noi è una proposta irricevibile».
Quei due nomi, cioè Presutti e Piervincenzi. Perché no?
«Nel merito e nel metodo, scelta inaccettabile…».
Qui mi dirà: nulla di personale.
«Infatti, mica è un problema tra noi e loro. Lui non lo conosco proprio, lei è una collega giovane. Hanno entrambi poca esperienza. Al netto dei doppi giochi…».
È vero che Presutti prima ha chiesto una nota di solidarietà a Ranucci, poi ha chiuso l’accordo con Telemeloni?
«Una circostanza provata dai fatti. È sparita per giorni. Poi è ricomparsa come neo- conduttrice»
E questo cosa prova? Voi stessi avevate accettato l’idea di proporre nuovi conduttori, Mottola e Valesini.
«Ci era stata data come decisione già assunta la rimozione di Ranucci. Che secondo me, voglio specificarlo, fa benissimo a fare il ricorso, non c’è motivo per togliere Sigfrido di lì, al netto dei suoi errori. Al netto di essersi fidato di un personaggio pessimo, manipolatore come Lavitola. Il punto è un altro. Ci vogliono spalle d’acciaio per resistere alle pressioni che arrivano da tutti i lati. Ranucci ce lo ha sempre garantito. Ora FdI è uscito con un comunicato di plauso alla nomina dei nuovi conduttori. Chiedo: dopo l’apprezzamento dei meloniani, le faremo le inchieste sulla politica? E se ci capita FdI, ci andiamo o è vietato? Noi vogliamo fare di tutto per non rinunciare a Report, nell’anno di campagna elettorale, in cui il Palazzo vuole in assoluto meno rompicoglioni in giro. Ma non è così che possiamo ripartire”.
Eppure sulla solidarietà a Ranucci vi siete anche divisi. Lei è il giornalista che in chat ha posto il tema delle presunte molestie attribuite a Ranucci, ci sono state fratture.
“Mi spiace, ma sulle chat interne non confermo e non smentisco perché non voglio prestarmi al gioco al massacro o alle divisioni tra noi. Già siamo investiti dal fango e dagli insulti dei giornali della destra”
Ma ha chiesto attenzione su quel versante del rapporto con le colleghe. Non era legittimo?
“Se vuole, le do il mio pensiero più correttamente. Le molestie sono un argomento molto serio. Se ci sono denunce penali, qualcuno valuterà la loro fondatezza: e se si rivelano tali, sono inaccettabili sempre. Ma visto che ci sono stati audit interni a carico di Ranucci che hanno concluso per l’insussistenza, visto che i giornali di destra usano queste storie per la melma con cui vogliono attaccarci, e visto che non avevamo neanche la versione di Ranucci, ci siamo posti anche il rischio che fossero racconti strumentalmente lanciati nell’arena”.
Prima era Ranucci a dire sì o no a un’inchiesta. Oggi saranno Presutti e Piervicenzi, o chi altri?
“Proprio questo è un altro punto dirimente. Se loro due vogliono fare anche la direzione e avere l’ultima parola, non mi pare abbiano il profilo giusto. Se devono solo condurre, allora perché non altri, con più storia televisiva? Perché non la Marcuzzi, con il rispetto che si deve a qualunque professionista, o un buon attore?”
Ranucci ha appena fatto sapere che c’è un pugno di imprenditori disposti a mettere soldi per sostenere i giornalisti come lei che dovessero decidere di voltare le spalle alla Rai. Chi sono, e perché lo fanno?
“Non li conosco ancora i nomi. Ma non sono così sorpreso. Tantissima gente ci vuole bene. Però, facciamo un passo alla volta”.