
(Bruno Gravagnuolo – lafionda.org) – Ormai siamo alla farsa. L’eroico gabinetto di guerra patriottica con oligarchi di Zelensky è travolto dal totale discredito. Prima Yermak destituito e Mindich fuggito in Israele. Due pezzi da novanta, bracci destri del leader. Ora è il turno di Irina Mudra, vicecapo dello staff di Zelensky, presa con le mani nel sacco, anzi nei pacchi di grivne, per pagare la cauzione di un altro corrotto in galera, il ministro dell’Energia di Zelensky, cioè Galushenko.
Un disastro irrimediabile, dal che si desume che una parte cospicua degli aiuti occidentali, oltre che in HIMARS e missili Flamingo, finisce nelle tasche di una banda patriottica di ladri. Mentre Podoliak, altro sodale di Zelensky, dice: non possiamo votare. Siamo in guerra.
Eppure Fedorov, mago dei droni e ministro cacciato — gradito a Musk e Peter Thiel e forse a Trump —, lo ha detto chiaro e tondo: si può e si deve votare. Basta chiedere una tregua per farlo. Anche perché non solo questo governo è marcio, ma ci vuole un nuovo esecutivo per trattare una pace garantita e non smentita da chi verrà dopo Zelensky, fosse anche Zelensky stesso. Scaduto da due anni. Dunque, un governo e una macchina statale unfit, screditati. Fin dal primo momento del regime a sovranità limitata. Non solo per la manleva euro-NATO di centinaia di miliardi annui dai tempi di Obama, Trump e Biden, ma per la presenza per legge dell’FBI nelle agenzie anticorruzione! Al fine di non far rubare troppo il ceto politico. E persino con un meccanismo a rotazione, perché i controllori USA potrebbero venire coinvolti dalle tangenti e dalle creste.
Sicché quello di Kiev è uno Stato artificiale, sovvenzionato, indebitato, corrotto. Ma che l’Europa, in concordia discorde con gli USA, vuol rendere organico a sé con commesse e finanziamenti a pioggia, nel quadro del grande progetto Rearm da 6.800 miliardi, di cui sono già partite le prime tranche sotto forma di SAFE, con 650 miliardi pubblici e 150 privati a tasso agevolato. Morale: paghiamo sempre noi.
Talché non solo la pace, con queste premesse e questo governo a Kiev, non ha nessuna chance. A Kiev oggi pretendono infatti truppe armate euro-NATO in loco. Truppe che la Russia non accetterà mai ai suoi confini. Ma la vera partita strategica resterà in ogni caso il moltiplicatore keynesiano della guerra in Europa. Guerra infinita che ristruttura e plasma l’economia a danno dei bilanci e dell’Europa sociale, welfare incluso. Con un inesistente indotto in termini di valore e occupazione, come ben spiega persino Cottarelli.
Con questa Europa, insomma, e i suoi protetti a Kiev, è come nel film di Scola: Finché c’è guerra c’è speranza. Per loro.
6.800 miliardi?
mi sembra che al Bruno gli sia scappata un po’ la mano, in preda al vis retorica baldanzosa
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