(Salvatore Bianco – lafionda.org) – Dopo la perla di Massimo Giannini di ieri (nel suo editoriale su Repubblica: “Difendere l’Ucraina sarebbe l’occasione per forgiare nel fuoco della battaglia un progetto di difesa europea”), non poteva essere da meno il Corriere oggi con l’ode a Djokovic in caratteri cubitali: “Forgiato dalla guerra a dodici anni!”. Sia chiaro: l’immensità di Djokovic non si limita al solo campo da tennis, dove la sua grandezza è indiscutibile, ma risiede anche nel suo spessore di cuore e pensiero. Detto questo: siamo per caso alle prove tecniche per tentare di forgiare quel medesimo spirito guerriero che langue da tempo sulle nostre sponde? Per inciso, si segnala alla redazione del Corriere che Sinner a 12 anni non ha imbracciato alcun fucile e, in proiezione, pare avviato ai medesimi orizzonti di gloria di Djokovic. Di grazia, Lorsignori potrebbero rendere edotta la servitù dispersa sulle loro reali intenzioni?
Una premessa è d’obbligo. Una classe dirigente degna di questo nome per l’appunto dirige, e non fa scommesse o, peggio, tira i dadi. Ma forse noi non ci troviamo realmente al cospetto di una classe dirigente, di cui in effetti si è smarrito financo il nome. No, qui ci troviamo in presenza di un fenomeno particolare che andrebbe seriamente indagato. La nostra realtà è quella di un protettorato — come ben detto dall’ambasciatore Bradanini — perché quello siamo diventati. Strutturalmente, un protettorato non esprime classi dirigenti autonome, ma tecnicamente agenti e commissari del centro imperiale.
Per carità di patria, poi, centellinate l’uso del termine “Occidente”, così come quello di “Europa”: entrambi sono costrutti ampiamente eccedenti rispetto ai miserabili simulacri rappresentati da un impero al tramonto con le sue colonie UE. Viene quasi il sospetto, se non la certezza, che oltre alla bussola stiate perdendo pure la dignità. D’accordo, il mondo pluriverso spaventa, non siete abituati; ma attingendo a quella stessa tradizione di pensiero di cui vi vantate, è possibile riscoprire una ricchezza di filoni culturali e di pensiero critico che porta ad esaltare il dialogo e a ripudiare la guerra. Il che, tradotto nelle relazioni internazionali, vuol dire una cosa sola: diplomazia.
Non ne siete capaci perché non sapreste collocare correttamente neppure uno Stato su una cartina geografica, figuriamoci comprenderne il substrato religioso e storico-culturale? Non è un problema, passate laicamente la mano. Questo Paese, come tanti altri nel contesto europeo, saprà adeguatamente rimpiazzarvi. Non è molto complicato. Proprio in questi giorni stiamo scoprendo di avere un patrimonio di atleti, donne e uomini inestimabile. Siamo pressoché certi che, scavando un poco di più, troveremo le risorse umane per riprendere il nostro destino nelle nostre mani.
Un’ultima preghiera: non ci propinate l’ennesima operazione trasformistica dell’uomo tutto chiacchiere e distintivo. La società è più ricca e articolata di come ci viene venduta in modo interessato tutti i santi giorni. Serve solo un poco di organizzazione e di studio accanito per far uscire dalle sabbie mobili e dalla palude questo Paese, che non è morto e soprattutto non vuole morire.