(di Valentina Brini – ansa.it) – C’è il premierato, la madre di tutte le riforme per Giorgia Meloni, approdato al Senato con passo di marcia e poi rimasto sulla banchina della Camera.
C’è il ritorno al nucleare, altra svolta su cui il governo ha acceso i riflettori, già arrivato oltre Montecitorio ma non ancora al traguardo di Palazzo Madama. Poi, in coda, ci sono anche il ‘blocco navale’, i caregiver, i Lep, la caccia, gli sgomberi, i porti e il nuovo codice dell’edilizia. Bandiere e dossier diversi per peso, storia e velocità di marcia, ma finora accomunati dal mancato traguardo dell’approvazione definitiva.
Alla vigilia della ripresa di settembre, la coda delle riforme di governo e maggioranza si allunga, mostrando in alcuni casi la distanza tra lo slancio del varo e i tempi della politica. Il premierato resta il dossier più pesante, la riforma su cui Meloni ha investito più capitale politico, fino a farne la promessa di restituire agli italiani la scelta di chi governa.
Dopo il sì del Senato, però, la corsa si è fermata alla Camera: oltre 790 giorni dal primo via libera e quasi tre anni dalla presentazione. Una bandiera rimasta a metà del guado, sostituita di fatto dalla nuova legge elettorale che non a caso le opposizioni hanno irbattezzato il premierato sotto mentite spoglie.
Il nucleare, in tempi di caro-energia, viaggia invece più spedito: incassato il sì di Montecitorio a giugno, aspetta ora Palazzo Madama per la svolta necessaria a diventare legge. Più accidentato il cammino del ‘blocco navale’, formula che accompagna la leader di FdI da ben prima di Palazzo Chigi.
Il governo ha provato a tradurla in legge con il ddl sull’immigrazione, chiedendone una rapida calendarizzazione, ma oltre sei mesi dopo il testo è ancora in commissione al Senato, ormai separato dall’attuazione del Patto Ue su migrazione e asilo.
La lista si allunga quando si passa ai dossier meno identitari ma non meno rilevanti. Il ddl sui caregiver, varato a gennaio dopo anni di attese, è ancora in commissione alla Camera. Nello stesso Cdm era partita la delega per ridisegnare il Servizio sanitario nazionale, tuttora al Senato, mentre procede a passo lento anche la riforma farmaceutica.
E proprio la sanità è uno dei capitoli più affollati: restano aperti i dossier su prestazioni e professioni sanitarie, semplificazioni e farmaci per la disforia di genere. Sul tavolo restano anche le infrastrutture, terreno d’elezione di Matteo Salvini. Il nuovo codice dell’edilizia e delle costruzioni, presentato a fine febbraio, è ancora in commissione alla Camera: quasi sei mesi di cammino. Stessa destinazione per la riforma dei porti, approdata a Montecitorio a giugno e ancora in commissione.
Al Senato aspetta invece il ddl sugli sgomberi, una delle misure con cui il centrodestra ha marcato il terreno di sicurezza e proprietà privata: oltre 110 giorni dal varo di fine aprile. Il testo ha mosso il primo passo in commissione Giustizia a luglio, per fermarsi alla pausa estiva ancora in attesa delle audizioni.
Lunga e sensibile anche l’attesa sui Lep, passaggio chiave per rimettere sui binari l’autonomia differenziata dopo lo stop della Consulta. Nella visione della Lega è un pezzo della propria identità di governo, ma il cantiere resta aperto: oltre un anno dopo la presentazione, il ddl è ancora al Senato.
Nel traffico delle Camere spiccano anche testi che hanno già macinato strada, superando il vaglio del Senato: export di armi, ordinamenti professionali e protezione civile. Una strada tutta sua la percorre invece la caccia, che non viaggia senza qualche malumore in Forza Italia.
Dal primo sì del Senato, arrivato il 23 giugno, sono passati quasi due mesi e ora la partita è alla Camera. A settembre il centrodestra dovrà sciogliere il nodo più spinoso, quello dei richiami vivi, arrivato fino a un carteggio con Bruxelles.



Bivaccano al potere spartendosi denaro e prebende!
Negli ultimi 70 anni hanno fatto stragi e sotterfugi per arrivarci ed ora che sono giunti gettano la maschera per manifesta incapacità!
Grazie U.S.A. Grazie C.I.A.!!!!
"Mi piace""Mi piace"